Accadde oggi, 17 Giugno: Giornata Mondiale contro la desertificazione

 

Dal 1994, in questa data si celebra questa giornata, ma da allora non è cambiato niente. Perchè i problemi climatici sono legati al nostro modo di produrre che in verità, nessuno vuol realmente cambiare.

 

di Daniele Vanni

 

Tutte queste celebrazioni: oggi quella contro la desertificazione, ci portano, in ultima analisi, al fatto che è sempre colpa dell’uomo, della sua ingordigia…ma in nessuna istituzione, locale, mondiale, pubblica, privata, sento mai una parola, una domanda di buon senso!

Questa: e se si consumasse di meno?

Perché bisogna correre a produrre sempre di più, a vendere sempre di più? E questo si può spiegare con l’egoismo umano. Ma dal punto di vista globale, della natura, della sopravvivenza della stessa specie umana, nessuno si pone la domanda: questa corsa verso cosa ci porta?

Si vede che tutto questo è inarrestabile e allora va accettato così.

Così non solo consumiamo sempre più acqua, terra, aria, eliminiamo un numero sempre maggiore di animali, quelli di allevamento e portiamo verso l’estinzione un numero sempre maggiore di essere selvaggi, per i quali creiamo riserve sempre più strette e delimitate, ma non siamo capaci neppure di autoregolamentarci come umanità, non solo nei consumi, ma anche numericamente, tanto che, senza andare alle visioni di Malthus, è facile dire che con questa progressione, l’aumento della temperatura e di inquinanti, neppure fra moltissimo, andremo incontro, assieme agli animali ed alle piante, a conseguenze allarmanti.

Ma nessuno sembra davvero, cioè concretamente e non a parole, prendersi la responsabilità: né individualmente, né come classe politica, né come nazione, né come organismi internazionali. Si fanno convegni, congressi, si dedicano giornate ai problemi più vari dell’ecologia, si fanno consessi mondiali, come quello di Kyoto, quello in Brasile…poi tutto rimane come prima.

Così è per il problema di oggi.

La desertificazione. Che deriva dalla siccità e dalla carenza di acqua, ma le cause più significative sono rappresentate dalle attività umane: le coltivazioni intensiveche esauriscono il suolo; la gestione scorretta delle risorse idriche; il “sovrapascolamento” del bestiameche elimina la vegetazione; l’abbattimento degli alberi, che trattengono il manto superficiale del terreno. Il cambiamento del clima ed il surriscaldamento

Le conseguenze della degradazione del suolo si riflettono sia sull’ecosistema che direttamente sulle condizioni di vita umana, per esempio accrescendo l’incidenza di povertà, carestie, esodi migratori, tensioni politiche, economiche e sociali.

La desertificazione è una minaccia per le terre aride e semi-aride delle aree più povere del Pianeta, che sono anche le più vulnerabili ai cambiamenti climatici; ma sono più di 110 i paesi potenzialmente a rischio di desertificazione. Anche l´Italia è stata inclusa nei paesi potenzialmente soggetti a fenomeni di desertificazione, tanto che il tema è pienamente trattato nella Strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico in via di completamento.

17 giugno -Desertification

Con lo slogan di due anni fa: “La terra appartiene al futuro – Rendiamola a prova di clima!” si voleva sottolineare la relazione stretta tra la gestione del suolo e l’adattamento al cambiamento climatico.

Il tema proposto lo scorso anno, dal Segretariato dell’UNCCD (United Nations Combat Desertification) era “Combattere il degrado dei suoli per un’agricoltura sostenibile”, mentre lo slogan creato ad hoc per sensibilizzare l’opinione pubblica era: “La terra appartiene al futuro. Rendiamola clima-resistente”.

Non è cambiato molto.

Non è cambiato molto, neppure dal 2010, quando l’ex segretario esecutivo della Convenzione contro la desertificazione (Unccd) Luc Gnacadja affermava che la desertificazione e il degrado del suolo sono “la più grande sfida ambientale del nostro tempo” e “una minaccia al benessere globale”.

Forse una riflessione andrebbe fatto sul perché l’uomo di oggi, che ha moltissimo, rispetto a tutti gli uomini che ci hanno preceduto, non si accontenta di ciò che ha e non decida di fermarsi un attimo a riflettere, se non si debba produrre meglio, invece che produrre sempre di più!

L’anno scorso è uscita la clamorosa Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco!Un messaggio così rivoluzionario di essere alla sinistra e al di là di qualsiasi partito comunista, se ancora sul nostro globo malmesso esiste il comunismo o un ideale di un mondo migliore! Così rivoluzionaria quell’Enciclica, proprio per l’ecologia del mondo, nel ricercarne le cause, che è passato sotto silenzio! Anche nella stessa Chiesa che è riuscita, come gli ubriachi di notte, a spaventarsi nel vedere la propria ombra!

E adesso, cioè quest’anno?

Ancora si celebra un’altra Giornata contro la Desertificazione, legandola com’è giusto, ma solo in parte, all’altro fenomeno biblico, quello dell’emigrazione. Problema al quale, in esatta coerenza, l’umanità non sa dare alcuna risposta.

Il problema è particolarmente grave in alcune zone del mondo, come il continente africano, ma coinvolge direttamente anche l’Occidente. Secondo gli studiosi entro il 2020, a causa della desertificazione, circa 60 milioni di persone migreranno dall’Africa subsahariana verso l’Africa settentrionale e l’Europa.

E’ vero, una delle cause è la desertificazione, ma quella fondamentale è che questa massa di uomini non vuol più fare il contadino, l’agricoltore e neanche l’allevatore: vuole solo emigrare là dove si consuma di più! Perché questo è il vero mito dell’uomo: come accadde per gli abitanti del nostro Meridione nel boom economico italiano!

Il 17 giugno, comunque, si celebra la Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione istituita dalle Nazioni Unite nel 1994.

Come viatico il messaggio di Ban Ki-moon: “Senza una soluzione a lungo termine, la desertificazione e il degrado del territorio non solo influenzeranno l’approvvigionamento alimentare, ma causeranno un aumento delle migrazioni e minacciano la stabilità di molte nazioni”, ha ammonito il segretario generale dell’Onu.

Lo slogan per l’edizione del 2016 era comunque: “Proteggere la terra. Ripristinare i suoli. Coinvolgere le persone”, e sottolinea l’importanza della cooperazione inclusiva per ripristinare i terreni degradati e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile globale.

Ma sono questi gli obiettivi dell’umanità?

 

Degrado del suolo e migrazione

 

L’edizione della giornata del 2017, il cui slogan fu: “Degrado del suolo e migrazione, mirava ad esaminare l’importante legame tra il degrado del suolo e i fenomeni migratori. Lo sfacelo ambientale, unito all’insicurezza alimentare e alla povertà, rappresenta una delle principali cause di migrazione. In soli 15 anni il numero dei migranti in tutto il mondo è passato dai 173 milioni registrati nel 2000 ai 244 milioni del 2015.

 

 

Ma è cambiato qualcosa?

 

La desertificazione implica il degrado del suolo che si riflette sull’ecosistema e sulle condizioni di vita umana mettendo a rischio la sicurezza alimentare.

Immaginate un terreno coperto di vegetazione, talvolta perfino foreste, che lentamente si inaridisce, lasciando spazio ad un infertile deserto. Mentre i boschi di tutto il pianeta si stanno riducendo i deserti sono in continua espansione, ogni anno circa sei milioni di ettari di terreno subiscono il processo di desertificazione.

 

Pastore con la sua capra

Secondo l’Onu è indispensabile un cambiamento nelle nostre pratiche di uso del suolo attraverso l’agricoltura sostenibile e l’adattamento ai cambiamenti climatici

Le cause della desertificazione

Questo fenomeno è principalmente dovuto ad attività antropiche come la deforestazione e la distruzione della biodiversità vegetale per fare posto ai pascoli per il bestiame, le coltivazioni intensive e la gestione scorretta delle risorse idriche. La desertificazione rappresenta una delle minacce più gravi cui l’intero pianeta deve far fronte, dal cibo che mangiamo, ai vestiti che indossiamo, fino alle case in cui viviamo, tutto deriva dalle risorse del territorio, in grave pericolo a causa del degrado del suolo.

 

E cambia qualcosa con la celebrazione di queste giornate?

O contribuiscono, con la loro spesa, ad un ulteriore inquinamento e quindi….?

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