accadde oggi – 17 Dicembre 1903, il primo volo dei Fratelli Wright

Wilbur Wright (Millville, 16 aprile 1867 – Dayton, 30 maggio 1912) e Orville Wright (Dayton, 19 agosto 1871 – Dayton, 30 gennaio 1948), spesso citati collettivamente come fratelli Wright, furono due ingegneri e inventori statunitensi, annoverati tra i più importanti aviatori dell’epoca pionieristica.

Sono in generale considerati i primi ad aver fatto volare con successo una macchina motorizzata più pesante dell’aria con un pilota a bordo, essendo riusciti a far alzare dal suolo il loro Flyer per quattro volte, in modo duraturo e sostanzialmente controllato, il 17 dicembre 1903.

Sull’appartenenza di questo primato sussistono notevoli controversie; è invece in generale accettato che, specialmente negli anni tra il 1905 e il 1908, grazie a velivoli come il Flyer III e il Model A, i Wright furono i primi ad acquisire un’effettiva padronanza dell’aria.

Aperta una stamperia, poi un negozio di biciclette, Wilbur e Orville si erano appassionati alle vicende del pioniere dell’aviazione tedesco Otto Lilienthal, che con i suoi alianti e deltaplani era riuscito a compiere voli di notevole lunghezza,[21] e fu la sua morte nel 1896 a spingerli a intraprendere un’indagine approfondita delle possibilità del volo umano.[11] Comunque, l’epoca tra gli anni ottanta e gli anni novanta dell’Ottocento vide il moltiplicarsi degli studi dedicati alle scienze aeronautiche e dei tentativi pratici di volare. Nel 1896 in particolare altri due eventi importanti attirarono l’attenzione dei Wright: in maggio lo scienziato statunitense Samuel Pierpont Langley aveva avuto successo nel far volare due modelli di velivoli senza equipaggio dotati di motori a vapore, e nel corso dell’estate l’ingegnere francese Octave Chanute aveva raccolto intorno a sé altri sperimentatori insieme ai quali, sulle dune di sabbia intorno al lago Michigan, vicino a Chicago, aveva testato con successo diversi tipi di alianti.

Tra la fine del 1902 e il settembre del 1903, quindi, Wilbur e Orville Wright si dedicarono all’installazione di un motore su una cellula sostanzialmente identica a quella del loro ultimo aliante. Il progetto del loro Flyer (“aviatore”, così battezzarono il loro primo velivolo motorizzato) era infatti molto simile a quello dell’aliante del 1902, il quale a sua volta aveva conservato l’architettura complessiva dei suoi predecessori in un processo di evoluzione molto graduale. Le novità più salienti del Flyer erano gli impennaggi raddoppiati, sia anteriormente che posteriormente, e ovviamente l’introduzione di un sistema motopropulsore. La configurazione era sempre quella del biplano canard, con struttura in abete rosso e copertura in mussola; i controlli erano organizzati nello stesso modo dei velivoli precedenti, e il pilota assumeva sempre una posizione prona; solamente, questa volta era collocato poco lontano dall’asse di simmetria dell’aereo, per compensare l’opposta eccentricità del motore.

Wilbur a bordo del Flyer del 1903. Notare il doppio equilibratore frontale danneggiato (questa foto venne scattata subito dopo il fallimento del tentativo di volo del 14 dicembre) e le doppie eliche in posizione spingente, collegate al motore singolo da trasmissioni a catena.

Poiché le case automobilistiche a cui i Wright si erano rivolti non erano state in grado di mettere loro a disposizione un motore a scoppio con un rapporto potenza-peso soddisfacente, essi ne progettarono uno in modo completamente autonomo e ne affidarono la realizzazione al meccanico Charlie Taylor, un loro stretto collaboratore.

Problemi simili si riscontrarono per quanto riguardò le eliche: all’inizio del Novecento non esistevano ancora equazioni utili alla progettazione di un’elica efficiente, né in campo navale né tanto meno in campo aeronautico; perciò i Wright studiarono il problema per conto proprio, portarono a termine una serie di esperienze con la loro galleria del vento, stabilirono che un’elica non è in realtà altro che un’ala che ruota anziché traslare, e costruirono infine una coppia di eliche la cui efficienza (66 percento) fu in definitiva molto buona.

 

 

17 dicembre 1903 Il primo volo del Flyer, ai comandi di Orville

Il primo volo del Flyer, ai comandi di Orville, il 17 dicembre 1903.

I Wright tornarono a Kitty Hawk nel settembre 1903. Per tutto l’autunno le condizioni meteorologiche furono avverse, poi un collaudo del motore danneggiò gli alberi delle eliche e costrinse Orville a tornare a Dayton per recuperare dei pezzi di ricambio.[79] Nel frattempo, il 7 ottobre e l’8 dicembre, il Great Aerodrome di Langley per due volte non era riuscito a prendere il volo, schiantandosi rovinosamente. Quel duplice tentativo di volare con una macchina motorizzata più pesante dell’aria era stato compiuto da uno scienziato autorevole, segretario della prestigiosa Smithsonian Institution; nel progetto dell’Aerodrome il governo statunitense aveva investito 50 000 dollari, e il suo fallimento raffreddò molto l’interesse per l’aviazione dell’opinione pubblica e delle autorità americane.[80][81] Quando a Kitty Hawk giunse la notizia dell’insuccesso di Langley, Wilbur scrisse: «Adesso tocca a noi, e mi domando quale sarà la nostra sorte».[82]

Fatte le riparazioni, una giornata di tempo abbastanza buono per lanciare il Flyer non si presentò fino al 13 dicembre ma, poiché era una domenica, non venne intrapreso nessun tentativo di volare. Il 14 dicembre, finalmente, Wilbur e Orville lanciarono una moneta per stabilire chi avrebbe tentato il primo decollo; vinse Wilbur, ma il suo primo tentativo di volare si concluse con uno schianto al suolo appena 3,5 secondi dopo il decollo. Ciononostante, convinto dalla provata efficienza del motore e dalla maniera in cui i comandi rispondevano, affermò di non avere più dubbi sul successo finale.[83]

Tre giorni più tardi, il 17 dicembre 1903, riparati i danni e approfittando di una giornata di vento forte, i Wright erano pronti per un altro tentativo. Questa volta toccò a Orville prendere i comandi: il velivolo rullò lungo la rotaia che impediva ai pattini di affondare nella sabbia, decollò, rimase in volo per 12 secondi e, dopo aver percorso 36 metri, tornò a terra in un atterraggio relativamente morbido. Nel corso della stessa giornata, alternandosi al posto di pilotaggio, i due fratelli compirono altri tre voli – l’ultimo dei quali, ai comandi di Wilbur, durò 59 secondi e coprì 260 metri. Orville descrisse l’ultimo volo della giornata:

« Wilbur decollò per il quarto e ultimo volo verso le ore 12. Le prime centinaia di piedi furono tutte un su e giù, come nei voli precedenti, ma dopo aver coperto trecento piedi [circa 90 metri] la macchina tornò sotto controllo. I successivi quattro o cinquecento piedi vennero percorsi con solo qualche piccola oscillazione. Tuttavia, coperti circa ottocento piedi, la macchina cominciò a beccheggiare di nuovo, e, picchiando improvvisamente, colpì il suolo. La distanza coperta in volo fu misurata in 852 piedi [260 metri]; il tempo di volo era stato di 59 secondi. La struttura dell’equilibratore era gravemente danneggiata, ma la parte principale del velivolo non aveva subito alcun danno. Stimammo che avrebbe potuto essere rimesso in condizione di volare in un giorno o due. »

Share