Accadde Oggi, 16 Novembre: 1922: Mussolini pronuncia alla Camera “il discorso del bivacco”

 

Nato in maniera impropria, tardivamente, dopo secoli e secoli di divisioni acerrime, il giovane stato unitario italiano, finiva dopo una guerra disastrosa, sostanzialmente persa, con 700.000 morti inutili e nessun vantaggio e ad sessant’anni e poco più dalla nascita, in una dittatura!

di Daniele Vanni

In questa stessa data, quella del 16 novembre, appena 3 anni prima, nel 1919, in  Italia, si erano tenute le Elezioni politiche generali per la 25ª Legislatura.

Accadde Oggi, 16 Novembre: 1922: Mussolini pronuncia alla Camera “il discorso del bivacco”

Invece in questo anno, il 1922, il 28 ottobre, c’era stata quella specie di messa in scena, di farsa di colpo di stato che fu la Marcia su Roma, dove non si sparò un colpo, non ci fu nessuna occupazione di centri di potere o di ministeri o altro, ma dove lo Stato e la Corona si erano arresi senza combattere e senza neanche contrattare.

Per insipienza, codardia, o peggio: aperta collusione! O forse, peggio ancora: per tutte e tre le cose assieme, condite con poca lungimiranza, mancanza di senso dello stato…

E forse la storia, più avanti, ci dirà appieno se c’erano state connivenze così profonde, da ingenerare addirittura, oltre che subire una tale concatenazioni di eventi che portò alla dittatura.

Credo che bisognerebbe indagare sul repentino cambio di alleanze, voluto da uno dei personaggi più “torbidi”, nel senso di: poco limpido, perché poco indagato, e quindi privo di trasparenza storica, che fu Vittorio Emanuele III, che nel 1911, fino ad allora alleato innaturalmente con Austria e Germania che i Savoia avevano combattuto per tutto il suo Risorgimento, anzi che delle lotte antiaustriache ed antitedesche l’Italia e la sua casata reale avevano fatto il loro stesso motivo di esistenza e di rivendicazione come stato unitario della storia d’Italia, aveva deciso di far la guerra ala Libia  attaccando l’Impero turco alleato dei Tedeschi. Un cambiamento di fronte inaspettato e repentino che la Storia dovrà un giorno spiegare anche perché è l’anticamera di quell’immane strage che fu la Prima Guerra Mondiale. Ma ecco che, passata questa, Vittorio Emanuele spalanca le porte a Mussolini che ci porterà nuovamente in braccio, con la benedizione dei Savoia, “in braccio” ai Tedeschi!

E poi il 25 Luglio, con l’Armistizio, la fuga a Brindisi e Vittorio Emanuele III di nuovo antitedesco acerrimo!!

Certo l’Italia delle aspettative risorgimentali, non si era preparata a tanto, lasciando sui campi di battaglia e sulle barricate, tanti giovani…

Chi si era preparato anche al “peggio”, era invece Mussolini, che preso il potere, senza colpo ferire, adesso, nell’aula del potere, affermava e aveva l’ardire di affermare! che avrebbe potuto anche fare di più!!

E’ questo, mi pare, il senso del suo primo discorso alla Camera, passato alla storia con il nome de: “Il discorso del bivacco”!

Il bivacco, – e Mussolini che aveva combattuto pochi anni prima, lo sapeva bene, anche se aveva lascito frettolosamente il fronte, perché per mesi i soldati della Grande Guerra dormivano in trincea senza possibilità di cambio, – è l’accampamento notturno, all’aperto, senza tende.

Il “discorso del bivacco” è stato il primo discorso, tenuto alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia, da Benito Mussolini, in veste di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia.

E ad alcuno, se non a molti, in quell’aula e fuori, perlomeno, tolse tante illusioni!

Venne pronunciato da Mussolini il 16 novembre 1922, pochissimi giorni dopo la Marcia su Roma, del 28 ottobre 1922 e aver giurato davanti a Re Vittorio Emanuele III di Savoia, il 31 ottobre al Palazzo del Quirinale.

È passato alla storia, oltre per il tono sprezzante, a causa del celeberrimo passo:

 

« Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli:

potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti.

Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.»

 

(dal discorso di insediamento del Presidente del Consiglio Benito Mussolini, pronunciato il 16 novembre 1922 alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia)

In effetti, tutto sembrava come prima: mantenuta la monarchia, mantenuta la forma della democrazia rappresentativa….almeno per ora!

Ma chi, da maestro elementare, senza un passato parlamentare, non dico da statista, ma neppure da semplice deputato, ma neanche da sindaco di una grande città, ha la protervia di trattare così il Parlamento ed anche la monarchia di uno stato che pure un qualche peso aveva, vuol dire o che è pazzo o che ha grandissimi appoggi alle spalle.

Credo che alcuni storici, io non lo sono, concorderebbero nel dire, che erano vere e tutte e due le cose!!!

A seguito del discorso, il governo Mussolini, il 17 novembre, ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati con 306 voti favorevoli (tra cui De Gasperi, Giolitti e Gronchi!!! Uno: sarà considerato il più grande statista del secolo, per altri il secondo dopo Mussolini!, ma aveva combattuto contro l’Italia nell’esercito austriaco ed era stato anche deputato dell’Austria, eppure terrà in mano lo stato e la DC nel secondo dopoguerra! Il terzo ne diverrà addirittura Presidente della Repubblica! Il secondo ), 116 contrari (socialisti, repubblicani e comunisti) e 7 astenuti.

Assai più dignitosa la figura Francesco Saverio Nitti, che invece, abbandonò l’aula in segno di protesta, non riconoscendo la legittimità del governo fascista.

Del resto, l’inizio del discorso del nuovo, vero, capo dello stato, parlava chiaro! :

 

“Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto, ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la seconda volta, nel volgere di un decennio, che il popolo italiano – nella sua parte migliore – ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al disopra e contro ogni designazione del Parlamento.

 

Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l’ottobre del 1922.”

Il discorso è presente nel suo celebre passaggio nel film Il delitto Matteotti di Florestano Vancini, dove Mussolini è impersonato da Mario Adorf e doppiato da Ivo Garrani.

 

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