accadde oggi – 16 Novembre 1922: è il giorno del Discorso del Bivacco di Mussolini

In questa data, quella del 16 novembre, appena 3 anni prima, nel 1919, in Italia, si erano tenute le Elezioni politiche generali per la 25ª legislatura.

Il 28 ottobre, di quell’anno, quindi appena 19 giorni prima c’era stata quella specie di messa in scena, di farsa di colpo di stato che fu la Marcia su Roma, dove non si sparò un colpo, non ci fu nessuna occupazione di centri di potere o di ministeri o altro, ma dove lo Stato e la Corona si erano arresi senza combattere e senza neanche contrattare. E forse la storia, più avanti ci dirà se c’erano connivenze così profonde da creare una tale situazione. Chi si era preparato anche al “peggio”, era invece Mussolini che preso il 16 nov Mussol1potere, senza colpo ferire, adesso nell’aula del potere, affermava che avrebbe potuto anche fare di più!

E’ questo, mi pare, il senso del suo primo discorso alla Camera, passato alla storia con il nome de: “Il discorso del bivacco

Il bivacco, e Mussolini che aveva combattuto poco prima, lo sapeva bene, perché per mesi i soldati della Grande Guerra dormivano in trincea senza possibilità di cambio, è l’accampamento notturno all’aperto, senza tende.

Il “discorso del bivacco” è stato il primo discorso tenuto alla Camera dei deputati del Regno d’Italia da Benito Mussolini in veste di Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia.

Venne pronunciato da Mussolini il 16 novembre 1922, poco dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 e aver giurato davanti a re Vittorio Emanuele III di Savoia il 31 ottobre al Palazzo del Quirinale.

È passato alla storia anche a causa del celeberrimo passo:

« Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli:

potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti.

Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. »

(dal discorso di insediamento del Presidente del Consiglio Benito Mussolini, pronunciato il 16 novembre 1922 alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia)

In effetti, tutto sembrava come prima: mantenuta la monarchia, mantenuta la forma della democrazia rappresentatativa.

A seguito del discorso, il governo Mussolini il 17 novembre ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati con 306 voti favorevoli (tra cui De Gasperi, Giolitti e Gronchi), 116 contrari (socialisti, repubblicani e comunisti) e 7 astenuti. Francesco Saverio Nitti, invece, abbandonò l’aula in segno di protesta, non riconoscendo la legittimità del governo fascista.

Del resto, l’inizio del discorso del nuovo, vero, capo dello stato, parlava chiaro! :

“Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto, ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la seconda volta, nel volgere di un decennio, che il popolo italiano – nella sua parte migliore – ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al disopra e contro ogni designazione del Parlamento.

Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l’ottobre del 1922.”

Il discorso è presente nel suo celebre passaggio nel film Il delitto Matteotti di Florestano Vancini, dove Mussolini è impersonato da Mario Adorf e doppiato da Ivo Garrani.

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