Accadde Oggi, 16 Febbraio: 1952, Zeno Colò dell’Abetone conquista la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali

 

di Daniele Vanni

 

 

Dire Abetone o amore per lo sci, – uno sport prima della Seconda Guerra Mondiale, riservato ad una strettissima cerchia di persone, l’elite, i figli della “crema”, dei benestanti ed alto borghesi di Firenze, Pistoia o Lucca e poi esploso assieme al boom economico, – e dire Zeno Colò era la stessa cosa.

Giacchè si deve alla figura di Zeno Colò (Abetone, 30 giugno 1920 – San Marcello Pistoiese, 12 maggio 1993) ai suoi successi mondiali, mitici se questo sport si allargò alle masse che ora con le “600”, con le catene prese a nolo alla Lima o a Cutigliano, salivano al Lupo Bianco o si gettavano, imitando lo spericolato sciatore che otteneva strabilianti record di velocità anche senza casco, dalla Selletta!

Insomma era un’Italietta che adesso diventava da contadina, tutta borghese e si permetteva quelle costose gite domenicali che fino ad allora aveva visto sui giornali illustrati, riservate alla società opulenta degli Americani sui campi innevati di Aspen.

 

Colò è stato uno degli sciatori italiani più forti di tutti i tempi. Primatista mondiale del chilometro lanciato e campione mondiale e olimpico.

 

A causa della pausa della Seconda guerra mondiale, Colò visse una breve carriera agonistica internazionale. La stessa sorte di Coppi, che, se non ci fosse stata la guerra e la prigionia, avrebbe raggiunto un palmares irraggiungibile per qualunque altro ciclista. Nonostante gli strabilianti progressi tecnici e…farmacologici successivi!

Dopo aver iniziato a gareggiare a quattordici anni ed essere entrato nella nazionale a quindici, Zeno dovette partire soldato a combattere, subendo in seguito anche la prigionia.

Questa sorte, lo accomuna a Fausto Coppi, ma mentre il Campionissimo resta legato ad uno sport “povero” e di fatica, come la bicicletta, Colò ed il suo abbinamento imprescindibile con l’Abetone, lo fanno proprio simbolo di un certo boom economico, che portava sulle piste da sci, riservate fino ad allora ad una sparuta e ricchissima minoranza, un mare di persone fino ad allora escluse da uno sport o di elitè o per chi come gli abitanti di Boscolungo- Serrabassa, questo il vero antico nome dell’Abetone situato su un passo percorso anche dai Romani, era nato tra la neve!

E la neve cadde senza sport e intrisa di sangue fino al 1945 e poi fu necessari o un lungo periodo di assestamento.

Lui riprese a gareggiare nel 1947, a 27 anni.

Quell’anno sul Piccolo Cervino a Cervinia stabilì il nuovo record del mondo sul chilometro lanciato con circa 160 km orari, battendo il precedente primato di 136 km/h di Leo Gasperl che resisteva da sedici anni. Anche il record di Colò sarebbe stato duraturo, rimanendo imbattuto per diciassette anni. Con la sua “posizione a uovo alto” fu il precursore della posizione a uovo che ancora oggi tengono i discesisti per ridurre l’attrito aerodinamico, ma, a differenza dei suoi successori, Colò usava sci di legno e non indossava il casco!

Partecipò ai V Giochi olimpici invernali di Sankt Moritz 1948, classificandosi 14º nello slalom speciale e non terminando la discesa libera a causa una caduta, e vinse la discesa del Lauberhorn; nel 1949 vinse la discesa e la combinata dell’Arlberg-Kandahar e lo slalom speciale del Lauberhorn, risultato quest’ultimo bissato nel 1950.

Sempre nel 1950 fu il protagonista dei Mondiali di Aspen, negli Stati Uniti: fu primo nella discesa libera e nello slalom gigante, e sfiorò l’en-plein nello slalom speciale, giungendo secondo a tre decimi dallo svizzero Georges Schneider.

Entrambe le sue vittorie possono essere considerate storiche: Colò fu il primo italiano a vincere la discesa libera ai Mondiali, e anche il primo campione mondiale della storia nello slalom gigante, disciplina che venne introdotta proprio in quell’edizione.Dopo i Mondiali Colò, prolungò la sua trasferta in Nordamerica vincendo i Campionati nordamericani.

 

Stagioni 1952-1956

 

Partecipò per la seconda volta ai Giochiolimpici a Oslo 1952, dove non riuscì a difendere il titolo mondiale nello slalom gigante, chiudendo quarto.

Si confermò invece nella discesa libera: il 16 febbraio fu il più veloce degli ottantuno concorrenti sui 2.600 m della pista di Norefjell,con il tempo di 2’30″8, pari a circa 62 km/h di media.

Fu la prima medaglia d’oro per l’Italia nello sci alpino ai Giochi olimpici invernali. Qualche giorno dopo concluse le sue prove olimpiche con lo slalom speciale, dove fu quarto.

 

Dopo le Olimpiadi di Oslo Zeno Colò legò il suo nome a un modello di scarponi da sci e a una giacca da sci. In base ai regolamenti dell’epoca, – pensate che tempi! c’era la moralità nello sport e si tentava di separare lo sport dalle attività industriali e dalla pubblicità! Pare di parlare di Marte!! -venne quindi ritenuto professionista: nel 1954 fu squalificato dalla Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) e non poté partecipare alle gare successive. La squalifica suscitò proteste da parte dello sciatore dell’Abetone, che tentò invano di essere riabilitato, e polemiche nell’opinione pubblica per l’esclusione del campione dalle competizioni internazionali.

Fu la fine della sua carriera agonistica internazionale: ai Mondiali del 1954 a Åre fu presente solo come apripista nella discesa libera, fu comunque cronometrata la sua prestazione risultando la seconda assoluta, e alle Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo 1956 come semplice tedoforo.

In campo nazionale continuò invece a ottenere medaglie fino al 1956; ai Campionati italiani di sci alpino conquistò complessivamente ventinove medaglie: nove in discesa libera, quattro in slalom gigante, dieci in slalom speciale e sei in combinata.

 

 

Lasciate le gare, diventò maestro di sci presso l’Abetone.

Si impegnò per la promozione e lo sviluppo della stazione sciistica pistoiese. Fu tra i promotori della Società Funivie Abetone e della costruzione della prima ovovia. Nel 1973 disegnò tre piste da sci che scendono da Monte Gomito, che da lui prendono il nome di Zeno 1 (nera), Zeno 2 e Zeno 3 (rosse). Fu anche direttore della scuola di sci di Madesimo (Sondrio).

 

Nel 1989, i tempi avevano travolto tutto…la FISI revocò la squalifica inflittagli nel 1954.

Morì nel 1993, ormai gravemente malato a causa di un tumore ai polmoni.

 

Palmarès Olimpiadi

 

1 medaglia, valida anche ai fini dei Mondiali:

1 oro (discesa libera a Oslo 1952)

Mondiali

3 medaglie, oltre a quella conquistata in sede olimpica:

2 ori (discesa libera, slalom gigante ad Aspen 1950)

1 argento (slalom speciale ad Aspen 1950)

 

Campionati italiani

 

29 medaglie:

19 ori (discesa libera, slalom speciale, combinata nel 1941; slalom speciale, combinata nel 1943; slalom speciale, combinata nel 1946; slalom speciale, combinata nel 1947; discesa libera, slalom speciale, combinata nel 1948; discesa libera nel 1949; slalom gigante nel 1952; discesa libera, slalom gigante, slalom speciale nel 1954; discesa libera, slalom speciale nel 1955)

4 argenti (discesa libera nel 1943; discesa libera nel 1947; slalom speciale nel 1952; slalom gigante nel 1955)

6 bronzi (slalom speciale nel 1939; discesa libera, slalom speciale, combinata nel 1942; discesa libera, slalom gigante nel 1956)

 

Riconoscimenti

 

Nel 1991 ricevette il premio “Una vita per lo sci” dello Sci Club Abetone e una medaglia d’oro FISI; l’asteroide 58709 Zeno Colò è stato intitolato in suo onore.

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