Accadde Oggi, 15 Novembre: 1325, battaglia di Zappolino: le città italiane si logorano tra di loro, assoldando mercenari del Nord… in attesa della calata definitiva dello straniero

 

Le grandi battaglie campali italiane sono tutte decise dai mercenari, specie tedeschi e svizzeri. Che ora stanno da una parte ora dall’altra! Come del resto i comuni e le signorie italiane, manovrate dalla diplomazia vaticana che ora abbatte quella città ora l’altra, per accrescere i propri confini ed influenza, che si arrestò bruscamente con la battaglia odierna.

 

di Daniele Vanni

 

Chi conosce la località di Zappolino? Credo nessuno o pochi.

Eppure questo centro a 30 Km. a nord di Bologna, segnò la fine dei sogni di espansione a nord di Firenze, il limite del Guelfismo, (a cui Firenze, al contrario del sentire comune, fu sempre molto legata!)  cioè dell’influenza dei Papi che si arrestò per sempre a Bologna e la prevalenza politico-militare del Nord dell’Italia. Che poi presto cadrà, non potendosi espandere in uno stato nazionale, sotto il dominio straniero e, soprattutto, le manovre e gli intrighi papalini!

Dopo le invasioni barbariche, si era interrotto quel processo di unificazione e di omogeneizzazione voluto dai Romani. Le città italiane, con la base, diversissima delle genti primigenee, quelle anteriori ai Latini e con l’aggiunta dell’elemento barbarico, si erano chiuse ognuna in se stessa, seguendo uno sviluppo che divergeva tantissimo l’una dall’altra, anche se erano a pochi chilometri di distanza. Questo ha creato il municipalismo, il campanilismo ed il provincialismo, di cui l’Italia ha prima goduto e che oggi la fa sembrare così debole, nell’era della globalizzazione.

 

La battaglia di Zappolinosi svolse ai piedi del colle di Zappolino, appena fuori le mura del castello, e rappresentò uno dei più grandi scontri campali avvenuti nel medioevo: vi presero infatti parte circa 35.000 fanti e 5.300 cavalieri e più di tremila uomini persero la vita sul campo di battaglia.

Lo scontro avvenne a seguito delle annose rivalità esistenti tra modenesi, di parte ghibellina, e bolognesi, di parte guelfa.

In appoggio al Papa, erano giunti guelfi un po’ dovunque e soprattutto da Firenze!

I morti furono più di tremila, tra i quali anche Albertino Boschetti capo dei guelfi modenesi alleati dei bolognesi.

I modenesi giunsero fino alle porte di Bologna, distruggendo al loro passaggio i castelli di Crespellano, Zola, Samoggia, Anzola, Castelfranco, Piumazzo e la chiusa del Reno, presso Casalecchio, che consentiva, come oggi, la deviazione delle acque del fiume verso la città. Non tentarono però l’assedio della città, ma si limitarono a schernire per alcuni giorni gli sconfitti, correndo quattro palii fuori le mura e alla fine tornarono a Modena, portando in trofeo una secchia rubata in un pozzo, tuttora esistente sotto un tombino fuori porta S. Felice. A seguito di tale episodio, e forse grazie anche al poema di Alessandro Tassoni che ne narra in chiave eroicomica gli eventi (“La secchia rapita”), questo avvenimento è oggi chiamato “La battaglia della secchia rapita”.

Questo frangente storico, segnò, nel piccolo, anche la storia di Lucca e la sua indipendenza. Già nel 1315, cioè dieci anni prima, sotto il dominio pisano ed al comando di Uguccione della Faggiola, i Lucchesi avevano sconfitto pesantemente i Fiorentini, allontanandoli per sempre dalla Piana di Lucca. Ma anche qui attenzione: più che decisivo, fondamentale, era stato l’apporto delle potentissima cavalleria tedesca (venuta in Italia al soldo di Firenze e poi passata a suon di fiorini a Pisa) e dei Francesi, cioè gli Angioini venuti da Napoli. Quasi tuttele battaglie campali di una certa dimensione, furono decise dai mercenari tedeschi, specie a cavallo, o dai picchieri svizzeri!

Dieci anni dopo, ad Altopascio, Castruccio Castracani, senza poi aver avuto la forza di conquistare la città, (come i modenesi con Bologna, come tante altre volte che dimostra l’inutilità di questi scontri che rimanevano carneficine senza esito politico definitivo! cioè senza mai il prevalere di u na o l’altra parte, ma con la costante della forza papale sullo sfondo che tesseva e sfaceva a suo piacimento le alleanze!)  dopo le battaglie di Porcari e l’assedio di Altopascio, – ma anche qui, facciamo bene attenzione che le forze italiane era assai poca cosa: dentro Altopascio erano in 500 che si arresero a 15.000 “fiorentini” ma in verità mercenari francesi, borgognoni, tedeschi! – mentre Castruccio prevalse strepitosamente solo con l’aiuto dei milanesi dei Visconti!

Già a Monteaperti si era segnato il destino, ristretto di Firenze. Lì, Lucca, questa volta dalla parte Guelfa, perché con miopia credeva di scalzare Siena dall’egemonia sulla Via Francigena, aveva subito una sconfitta totale! Anche qui, nel 1261, da notare bene, che l’ultima la dicono sempre gli stranieri! con l’apporto determinante sempre della cavalleria pesante tedesca, questa volta inviata dagli Hoestaufen di Manfredi, signori in Sicilia. Per Lucca, questa battaglia, con oltre 5000 morti e tantissimi prigionieri, segnerà la fine dell’espansione duecentesca ed il suo limite per sempre.

Tutte battaglie che segneranno il limite di Firenze, Lucca, Siena, Milano, ma, soprattutto, diranno che l’Italia è in mano agli eserciti, cioè alla forza militare che è espressione di quella industriale e commerciale, straniera, cioè del nord Europa, che da molto medita di staccarsi definitivamente dal giogo delle scomuniche della Roma cattolica!

 

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