Accadde oggi, 15 Agosto: Ferragosto, ma da dove origina questa festa che per noi rappresenta, quasi esclusivamente ormai! l’apice delle ferie?

 

 

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Il Ferragosto nell’Antica Roma

 

Il termine “Ferragosto”deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti(“riposo” e festeggiamenti di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rusticao i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli.

O i Nemoralia, proprio per il 15 con la festa delle torce in onore di Diana, sostituito ad arte dal Cristianesimo con la festa dell’Assunta! che cancellò il Culto Aricino conle donne che si lavavano i capelli nel Lago di Nemi, vi gettavano statuette votivi per richiedere il miglioramento di una parte del loro corpo e poi facevano una lunghissima ed estremamente suggestiva processione con le fiamme che si riflettevano sul lago, con le sue enormi barche-tempio tutte in luce e agghindate di fiori!

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità.

Antecedentemente che il primo imperatore cambiasse nome al mese per dargli con grande umiltà il suo! questo essendo il sesto dell’anno che per i Romani iniziava con Marzo (fino alla riforma di Giulio Cesare che essendo parente e megalomane quanto il suo “successore” e mezzo parente, aveva dato il nome di famiglia al mese precedente e poi spostato il Capodanno all’inizio di Gennaio), Agosto era nomato Sexistilis.

 

Il termine Augusto derivava poi, dalla denominazione della Grande Madre siriana Atargatis, detta “l’Augusta”, cioè la più grande, la Dea con la corona turrita che si ergeva in piedi poggiando su due leoni.

L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti nei raccolti. E per prepararsi all’imminente vendemmia.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, il cui antico ricordo si ritrova nei palii estivi, primo fra tutti quello dell’etrusca-romana Siena o le corse di asini e soprattutto muli che fino a qualche decennio si fa si tenevano ed alcuni ancora si tengono, per star vicino a noi, Barga o Querceta. D’agosto, questi animali indispensabili come per noi le macchine, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto. La stessa denominazione “Palio” deriva dal “pallium”, il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle corse di cavalli nell’Antica Roma.

Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

Agosto era il mese di Conso, dedicato quindi al grano mietuto da poco e all’Ops Consiva, l’abbondanza agricola personificata e poi a Vertumno etrusco, dio della maturazione dei frutti. Senza considerare le feste a Diana e alla trasformazione dei corpi femminile a cui evidentemente le donne romane si dedicavano una volta finito il raccolto, e poi a Portuno dio dei porti e delle porte assieme a Giano e si celebrava anche la festa delle Vinalia Rustica, a Giove e Venere, per propiziare l’abbondanza della vicina vendemmia.

Tutto questo bendiddio di patronati agricoli con tutte queste funzione di protezione e di auspici, dal grano, alla vite, con al centro questo potente rito della Diana Nemorensis fu piano piano trasferito alla Vergine, ad iniziare da Nicea,  per trovare la sua piena attuazione attorno al Mille.

 

Dalla Diana Nemorensis alla Madonna Assunta

 

Tutto questo forte passaggio si può ancor oggi osservare attualmente in collina e montagna tra i viticoltori, dove persiste ancora  il culto alla Madonna dell’uva, e da questo se ne deduce che questa festa ne sostituisse una pagana più arcaica ad onore delle dee campestri.

Un ricordo di questo accostamento e sostituzione tra la Madonna e la vite si ha in Armenia, dove il celebrante benedice i grappoli d’uva che vengono distribuiti alle famiglie, dopo aver invocato la protezione della Santa Vergine.

All’inizio del VI secolo, nella chiesa fatta costruire da Eudossia sul Getsemani, dove si narrava che la Vergine era stata sepolta si cominciò ad onorarla e fu l’imperatore Maurizio (582-602) che ordinò che la celebrazione venisse estesa a tutto l’Impero.

La festa divenne così popolare che intorno al Mille era annoverata fra le ricorrenze nelle quali si osservava il riposo.

Fu Papa Pio XII che, dopo una consultazione dell’episcopato durata ben quattro anni, ne proclamò il dogma cattolico 1º novembre dell’anno santo del 1950.

Qui si afferma che Maria, terminato il corso della sua vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo.

I cristiani ortodossi e gli armeni celebrano invece la Dormizione di Maria.

Né la Dormizione né l’Assunzione sono un dogma presso Ortodossi ed Armeni.

La differenza principale tra Dormizione e Assunzione è che la seconda non implica necessariamente la morte, ma tantomeno la esclude.

Né l’Assunzione né la Dormizione fanno parte della dottrina anglicana e sono rigettate dalla maggior parte degli anglicani.

Tuttavia una commissione internazionale cattolica/anglicana, un organo di dialogo teologico ecumenico, in un documento di discussione del 2005 ha però proposto che il dogma dell’Assunzione di Maria “è compatibile con le Scritture”.

Le Chiese protestanti e evangeliche invece non credono nell’Assunzione di Maria, in quanto non vi è riferimento alcuno nella Bibbia.

A Sorrento, l’Arciconfraternita di santa Monica porta in processione, il giorno 14 agosto la statua di Maria addormentata, in una celebrazione dal titolo “Dormitio Mariae”.

 

Feste e celebrazioni 

E veniamo al lato folkloristico della festività, dove anche nel nostro paese l’Assunzione è celebrata con cerimonie e processioni: a Sassari si svolge la processione dei Candelieri, macchine di legno ornate e dipinte la cui fiamma si ispira al simbolismo della luce divina.

A Siena il giorno successivo alla festività, cioe’ il 16, si svolge il Palio dell’Assunta, mentre qui in Campania, a Maiori (SA), Santa Maria a Mare (nome che si riferisce a un’icona della Vergine col Bambino, che la tradizione vuole sia stata ritrovata in mare) viene festeggiata il 14 e il 15 agosto, giorno in cui si svolge una solenne processione che termina con la “corsa” della statua per i 127 gradini che conducono alla chiesa collegiata;

Ma la processione più suggestiva ed impressionante, è il cosiddetto «corteo dei battenti» che si svolge ogni sette anni a Guardia Sanframonti, in provincia di Benevento, durante il quale uomini incappucciati si battono il petto con la «spugna», una specie di spazzola di sughero dove sono infisse trentadue punte di ferro.

 

 

Il Ferragosto durante il Fascismo

 

La tradizione popolare della gita di Ferragosto nasce durante il ventennio fascista. A partire dalla seconda metà degli anni venti, nel periodo ferragostano il regime organizzava, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari, grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, con prezzi fortemente scontati.

L’iniziativa offriva la possibilità anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della “Gita di un sol giorno”, nel raggio di circa 50-100 km, e della “Gita dei tre giorni” con raggio di circa 100–200 km.

Durante queste gite popolari la maggior parte delle famiglie italiane ebbe per la prima volta la possibilità di vedere con i propri occhi il mare, la montagna e le città d’arte. Nondimeno, dato che le gite non prevedevano il vitto, nacque anche la collegata tradizione del pranzo al sacco.

 

 

Il Ferragosto in cucina

 

« A ferragosto si mangiano i piccioni arrosto. »

(Detto popolare)

Ora sicuramente è un’usanza non nostrana ma diffusasi in buona parte della nostra nazione, anche se pare abbia origini toscane e sia nata addirittura all’epoca di Carlo Magno, e comunque ancora sopravvive in alcune località.

E mentre la Sicilia ci propone un Ferragosto all’insegna del tipico gelu di muluna, decorato con foglie di limone e fiori di gelsomino, i romani pare che preparino pollo in umido con peperoni, spesso preceduto dalle fettuccine ai fegatelli e seguito da cocomero freddo.

La regina Margherita in occasione dei ricevimenti della Casa Reale offriva dei biscotti che portavano il suo nome: le Margheritine di Stresa.

Il Biscotto di mezz’agosto di Pitigliano e lo Zuccherino montanaro bolognese di Grizzana Morandi, sono classici del periodo di ferragosto dell’Appennino Tosco Emiliano.

Ed infine qui in costiera sorrentina c’è l’usanza di preparare le classiche “pere mbuttunate” (pere imbottite dell’Assunta), si utilizza la cd “pera mastantuono” una particolare varietà pera di dimensioni molto piccole e rotondeggianti, che vede il massimo della sua produzione nel mese di agosto.

Il piatto tradizionale per eccellenza del pranzo di Ferragosto è il piccione arrostito. Tale usanza, un tempo diffusa in buona parte d’Italia e che ancora sopravvive in alcune zone, pare sia nata in Toscana, in epoca carolingia.

A Roma il piatto tradizionale del pranzo di Ferragosto è costituito dal pollo in umido con peperoni, spesso preceduto dalle fettuccine ai fegatelli e seguito da cocomero ben freddo.

Le Margheritine di Stresa sono i biscotti che venivano tradizionalmente offerti agli ospiti dalla regina Margherita, in occasione dei ricevimenti di Ferragosto della Casa Reale.

Sull’Appennino tosco-emiliano, per Ferragosto è costumanza sfornare e consumare piccole ciambelle dolci all’anice, variamente confezionate, come il Biscotto di mezz’agosto di Pitigliano o lo Zuccherino montanaro bolognese di Grizzana Morandi.

 

 

Il Ferragosto nella musica

 

L’opera lirica “Pagliacci” del compositore napoletano Ruggero Leoncavallo si svolge proprio nel giorno di Ferragosto (“Oh, che bel sole di mezz’agosto!”; “Per la Vergin pia di mezz’agosto!”)

 

 

 

Il Ferragosto nel cinema

 

Ferragosto in bikini, è una commedia italiana girata nel 1961. Regia di Marino Girolami, Sceneggiatura di Tito Carpi e Marino Girolami. Personaggi e interpreti: Walter Chiari, Mario Carotenuto, Valeria Fabrizi, Raimondo Vianello, Lauretta Masiero, Carlo delle Piane, Tiberio Murgia, Toni Ucci, Bice Valori, Marisa Merlini; il film rappresenta una serie di personaggi caratteristici che si incontrano sulla spiaggia di Fregene;

Il sorpasso è un film italiano del 1962, diretto da Dino Risi, con Vittorio Gassman, Catherine Spaak e Jean-Louis Trintignant. La narrazione del film inizia “nella Roma deserta di un Ferragosto qualunque”.

 

L’ascensore, terzo episodio di Quelle strane occasioni, film commedia in tre episodi del 1976. L’episodio è diretto da Luigi Comencini, con Alberto Sordi e Stefania Sandrelli, e racconta della giovane Donatella (Stefania Sandrelli) che resta chiusa in compagnia di un maturo monsignore (Alberto Sordi) nell’ascensore di un palazzo deserto per le feste di Ferragosto.

 

Il giorno dell’assunta, film italiano del 1977 diretto da Nino Russo con Leopoldo Trieste e Tino Schirinzi, film surreale ambientato interamente in esterni, per le strade deserte di Roma.

 

Un sacco bello, film italiano del 1980 diretto ed interpretato da Carlo Verdone sullo sfondo di una Roma ferragostana, assolata e deserta.

 

 

Il Ferragosto in letteratura

 

Alberto Moravia, Scherzi di Ferragosto e i Racconti romani, 1954;

Carlo Cassola, Ferragosto di morte (romanzo), Reggio Emilia, Ciminiera, 1980, collana “Narrare oggi”;

 

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