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Georges de La Tour

Accadde oggi, 14 settembre: 1321, ecco la Menestrelleria, la corporazione dei cantautori! – 1983, nasce l’immensa Amy Winehose

In quello stesso giorno, moriva Dante Alighieri. Ma l’Italia era ben lontana, come oggi, dalle avanguardie musicali, quelle profane: tanto che in quell’anno, già in Francia s’istituiva una propria e vera corporazione di cantanti e menestrelli!

Non celebro mai la nascita o la morte dei personaggi, perché tutti abbiamo un giorno per nasere ed una per andarsene! Ma oggi fatemi fare un’eccezione per l’immensa Amy Winehouse, una delle più belle e vere, autentiche voci di sempre. Un autrice favolosa, in senso della vita e della musica sconosciuto alle cantanti di casa nostra!

di Daniele Vanni

 

Come si spiega che il maggior poeta-cantautore del ‘900 italiano, traesse gran parte della sua ispirazione dalla Francia? Certo De Andrè, essendo profondamente genovese, la Francia l’aveva ad un tiro di schioppo. Anche culturalmente e storicamente. Ma sta di fatto che là, come tante altre cose, la musica, quella profana, di strada era presa molto più sul serio che da noi. Tanto che a Parigi, il 14 settembre 1321, con il termine Ménéstrandise (in francese, “menestrelleria”) si fondava la corporazione dei musicisti, giullari e menestrelli!

La data vi ricorda qualcosa…di scuola? Certo, è proprio la data di morte di Dante! Lui, di bassa ma antichissima nobiltà, per far politica, nella vera e propria rivoluzione borghese del 1290, dovette iscriversi ad una corporazione, ad una attività! Ma nell’avanzatissima Firenze, patria delle corporazioni, non esisteva quella degli scrittori, né, tantomeno, quella dei musicisti, e l’Alighieri dovette iscriversi a quelle dei medici e speziali, per esercitare politica! confermata da statuti nel 1407 e 1659 ed esistita fino al 1776.

La Ménéstrandise, o corporazione dei menestrelli, creata anche per contrastare i musicisti vagabondi, la cui attività, che era invece stata altamente produttiva, cominciava ora, nella società borghese, ad essere considerata degradante, era in effetti una strutturata con una ferrea gerarchia: un’assemblea ristretta di maestri, tre governatori e il direttore generale, che aveva il titolo di roi des ménétriers (re dei menestrelli) o roi des violons (re dei violini) che era nominato personalmente dal re di Francia!

La Ménéstrandise possedeva diversi immobili a Parigi in rue des Petits-Champs, rue Saint Martin, rue des Croissants e aveva anche la propria chiesa, chiamata Saint-Julien-des-Ménétriers, distrutta durante la rivoluzione francese.

Istruiva e formava i musicisti secondo un percorso di studi di quattro anni, riconoscendoli ufficialmente dopo un esame sostenuto alla presenza del re o di un suo luogotenente.

Tutte queste caratteristiche dimostrano che la Ménéstrandise mirava a istituzionalizzare la professione del musicista dando loro uno status sociale borghese e fornendo loro rispettabilità, segnando così un confine fra i vecchi menestrelli medioevali e i suoi membri. Ma è discusso se la ghironda, il classico strumento del musicista mendicante, fosse o meno inclusa nell’elenco degli strumenti musicali redatto dalla Ménéstrandise.

La menestrelleria fiorì nel XVI secolo, sia con gli strumenti detti “alti” (come il violino, ad esempio) che con quelli detti “bassi” (la ghironda) ed era praticata da gruppi di musicisti professionisti o semi-professionisti. La corporazione cercò di estendere su tutti i musicisti la propria autorità, compresi organisti, clavicembalisti e strumentisti della corte reale. Solo chi pagava la quota d’iscrizione alla Ménéstrandise poteva suonare in pubblico.

La Ménéstrandise venne abolita nel febbraio 1776 a seguito della pubblicazione di un editto che sanciva la libertà delle arti e la soppressione delle vecchie corporazioni.

Una bella storia che continua quella, da cui tanto attinge Fabrizio De Andrè, dei trovatori o trovadori compositori ed esecutori di poesia lirica in lingua d’oc, parlata, in differenti varietà regionali, in quasi tutta la Francia a sud della Loira, che non utilizzarono il latino, la lingua colta degli ecclesiastici.

Perché parlavano volutamente di cose terrene, soprattutto l’amore, come nel minnesang tedesco, cantati di contrada in contrada dai Minnesänger che vengono ricordati nella trama di “I maestri cantori di Norimberga” di Richard Wagner.

 

Nasce Amy Whinehouse

In questa data voglio anche ricordare, una straordinaria cantante, una delle maggiori di tutti i tempi, nella sua brevissima e terribile parabola, dove ha mostrato il canto e la composizione e come una nasce con la musica dentro: la splendida e tragica Amy Winehouse!

Amata-Amy Winehouse!!! I Latini avrebbero detto, nel loro terribile senso razionale della vita: “Nome omen” perché pensavano, se volete: anche cinicamente, ma con molta adesione alla realtà, che se uno portava un nome ad esempio di un imperatore o di un senatore non avrebbe avuto la stessa vita del figlio di un fabbro!

Poi se vogliamo, c’era anche un senso magico, e allora si può dire che ne: l’Amata Giada Casa del vino cioè la cantina, così recita il nome di Amy Jade Winehouse, c’è stato tantissimo vino e vodka e altro e pochissimo amore: da parte di Lei verso se stessa, della sua famiglia, del suo patrigno e dell’uomo che Lei adorava e che ha finito per distruggerla, trovonda in Lei la più commossa ed entusiasta degli alleati!

Tutti i cittadini romani liberi per nascita o perché affrancati dalla schiavitù avevano tre nomi: praenomen, nomen e cognomen.

Il primo equivaleva al nostro nome di battesimo e le femmine come Amy che era una donna molto bella, con occhi straordinari, di solito non l’avevano e venivano chiamate con il nomen della gens (stirpe) cui appartenevano.

Il nomen, infatti, era il nome gentilizio e indicava i componenti di una gens, e serviva, guarda caso, ad individuare la posizione sociale, che dice molto di più di tutti gli oroscopi.

Il terzo, il cognomen, era un soprannome aggiunto al nomen gentilizio e servì a distinguere i vari rami di una medesima gens.

Il “campagnolo nero” se vogliamo continuare in questo “gioco”, Blake Fielder è senza ombra di dubbio la figura più odiata nella tristemente breve vita di Amy Winehouse.

È stato lui, poco dopo il loro matrimonio a Miami nel 2007, a introdurre la cantante all’eroina, al crack e all’autolesionismo, con le conseguenze che ne hanno creato la leggenda: quella di una giovane star distrutta dai suoi demoni e dalla fama. Amy è morta, sola, per avvelenamento da alcol nel 2011. Il suo cadavere è stato trovato riverso sul letto dalla guardia del corpo che viveva a casa sua.

Aveva bevuto massicce quantità di vodka guardando video delle sue esibizioni su YouTube. E aveva 27 anni, la stessa età di Jimi Hendrix, Janis Joplin e Kurt Cobain.

I suoi stessi familiari o amici o amici di Amy (che guardava spesso a sinistra in alto nei suoi concerti e non iniziava se non aaveva visto, anche parandosi con la mano dai riflettori per vedere, credo, se lui era li!!) il suo stesso patrigno, (già anche questo lo avvicina alla Winehouse!) e in generale con tutta la famiglia hanno avuto per lui solo brutte parole: «Un poco di buono», «Un tossico», «Il tizio che l’ha ammazzata», confermando quanto Fielder sia stato per Lei un’influenza dannosa, ma nessuno può negare la forza del loro amore. Un ossessione nel gorgo del male? Chi lo sa….

“Personalmente, credo che lei volesse proprio uno così…” ha detto il regista che ha girato una specie di documentario sul fenomeno-Winehouse.

«Mi sono innamorata di una persona per la quale sarei morta», diceva la stessa Winehouse, in un vecchio video.

Fielder porta anelli vari e su uno c’e scritto: «Troppo veloce per sopravvivere, troppo giovane per morire». Ha le braccia coperte di tatuaggi e – dalle spalle ai polsi –  una ragnatela di sottili cicatrici orizzontali, frutto di anni di autolesionismo. Su un avambraccio c’è un grande tatuaggio di Winehouse che ha in mano un palloncino rosso e piange. Ci sono i nomi delle donne che ha amato (Amy dietro l’orecchio, Sarah sulla schiena e sull’altro braccio, e a quanto pare una Chloe in un punto che non si vede normalmente! e quelli dei suoi due figli.

Il più accanito dei suoi accusatori è Mitch Winehouse, padre di Amy – è «manipolatore» (termine che, del resto, viene usato per quasi tutti i tossici).

E non lo è da meno, Janis Winehouse, (scritto così, l’ebraico yanis, dono del Signore,potrebbe sembrare derito da Giano) la madre di Amy, si è arrabbiata moltissimo per il fatto che Fielder abbia posato a pagato per i giornali accanto alla tomba di Amy: “Oltraggiandola!!”

Come aveva fatto, avviando le pratiche per il divorzio da Amy Winehouse per adulterio nel 2009, mentre era in carcere per aver picchiato il gestore di un pub e poi aver tentato di comprare il suo silenzio con 200 mila sterline! Una volta rilasciato, mentre era in clinica di disintossicazione ha conosciuto Sarah Aspin, ci ha fatto un figlio, dopodiché ha continuato a frequentare a intermittenza Amy per tutto il 2010. Sarah intanto vendeva ai giornali scandalistici interviste in cui raccontava che lui e la cantante facevano regolarmente sesso telefonico, e che lei aveva persino permesso alla «rivale» di frequentare la loro casa di Sheffield!

Nel 2011 è finito di nuovo in prigione, per furto e possesso di un’arma falsa. Quand’è uscito, la cantante era già morta. Aveva cominciato a frequentare un uomo molto più sano e stabile di lui, un regista di nome Reg Traviss. «Lui è tutto quello che io non sono mai stato. Anche più bello». A quel punto Fielder ha cominciato a strafarsi, ed è finito in coma per due settimane. Sarah Aspin gli ha dato un altro figlio, poi si sono lasciati.

Cantautrice, stilista, produttrice discografica, troppo brava a costruire, quanto a distruggere se stessa, nata appunto il 14 settembre 1983, appena ieri l’altro e morta a 27 anni come tantissimi, troppi rockers (un’etichetta come quella di interprete o autrice che va strettissima al genio di Amy Jade), quelli del maledetto “Club dei 27”!

Era il 23 luglio 2011 e a me non pare morta. Anche se su Internet girano, come sempre è stato nei momenti più tragici della sua esile e grandiosa esistenza, addirittura le foto del suo cadavere!!! Ha accanto alla mano sinistra, mi pare, ma non voglio andare a rivedere quegli scatti! un pupazzetto di Minnie! Non so se quei maledetti sciacalli che hanno scattato e diffuso queste immagini che un civiltà veramente umana avrebbe dovuto rimuovere da tempo, abbiano loro stessi messa “Minnie” accanto al corpo privo di vita di Amy.

A me piace pensare di no! Perché Minnie, fin dalle prime uscite è una donna in cotinuo pericolo che viene immancabilmente salvata da Topolino!!! A lei, questo salvataggio è sempre mancato. Ed è inutile crociffiggere il padre che l’avrebbe trascurata o altro: chi le ha donato dei doni e tale sensibilità come il suo genitore, forse si trovava davanti un compito troppo grande.

In una delle prime uscite di Minnie, (1929) viene spazzata via da un’onda e solo l’eroico Topolino la soccorre, la porta a riva. Ma lei non si tranquillizza finchè il suo fidanzato non le canta “Rocked in the cradle of the deep” una vecchia ballata marinara.

Un giorno Amy era in riva al mare e vide una signora che per le onde stava affogando. Non esitò un momento e riuscì a portarla su uno scoglio! Non era nuova a far del bene ed aiutare chi era in difficoltà. Non l’hanno fatto in tanti con Lei! Nessuno Le ha cantato quella ballata di Topolino, che in italiano con una traduzione approssimativa, suona: “Cullata nella culla del profondo”!!! Che, forse, carissima Amy, ti avrebbe salvata!

 

 

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