Vandalsafrica

 

 

Accadde oggi, 13 settembre: 533, la Battaglia di “Ad decimum” o di Cartagine

L’Impero Romano d’Oriente annienta i Vandali e gli Alani presso Cartagine, che meno di un secolo prima, con Alarico, avevano saccheggiato Roma

di Daniele Vanni

 La battaglia di Ad Decimum fu combattuta il 13 settembre 533 tra l’esercito dei Vandali, comandato da Re Gelimero, e l’Impero romano d’Oriente (più tardi conosciuto come Impero bizantino), sotto il comando del generale Belisario.

Belisariofu un grandissimo generale nato nella Germania, che combattè dappertutto nell’Impero e cadde più e più volte in disgrazia del suo padrone e Imperatore che una leggenda vorrebbe abbia addirittura ordinato di accecarlo, rendendolo un mendicante cieco in Costantinopoli o alla Porta Pinciana di Roma, nonostante che lo avesse difeso e protetto anche da congiure interne!

Questo episodio e gli eventi che si verificarono negli anni seguenti sono a volte ricordati anche come la“Battaglia di Cartagine”.

L’esito di questo scontro segnò l’inizio del declino dei Vandali e il primo passo della “Riconquista” dei territori occidentali da parte dell’Imperatore Giustiniano.

Si racconta che Hitler avesse il terrore fobico (tra i tantissimi che aveva!!) della sorte dei suoi soldati in Africa, per cui avesse addirittura proibito di avere rapporti, tantomeno quelli sessuali! con le donne africane per non fare la fine dei popoli barbarici e germanici che lì avevano finito per estinguersi!

Ad Decimum (traducibile dal latino come“a dieci miglia”),è semplicemente un’indicazione del luogo ove si è verificata la battaglia, posto appunto dieci miglia a sud di Cartagine.

Gelimero, con 11.000 uomini sotto il suo comando, inizialmente avanzò con decisione per posizionarsi in un punto favorevole posto sulla strada per Cartagine e da lì affrontare i 15.000 uomini di Belisario.

 Divise quindi le proprie forze inviando 2.000 uomini sotto il comando del nipote Gibamondo, nel tentativo di attaccare il fianco sinistro dell’esercito di Belisario, che in quel punto della strada era costretto ad avanzare in una stretta e lunga colonna.

Un altro reparto formato da altrettanti uomini venne invece affidato al fratello di Gelimero, Ammata, con il compito di contenere l’esercito nemico in una gola presso Ad Decimum.

Se tutto fosse stato eseguito secondo i piani, il corpo centrale dell’esercito di Gelimero, composto da 7.000 uomini, avrebbe seguito l’azione di Gimabondo sul fianco sinistro, impedendo la ritirata delle forze di Belisario.

Gimabondo fallì tuttavia nel porre a termine la sua missione: una forza di Romani e di mercenari Unni respinse i suoi 2.000 uomini, spingendoli fino alle porte di Cartagine. Gimabondo fu ucciso nel combattimento.

 Il grosso delle truppe di Gelimero inflisse comunque serie perdite alle truppe di Belisario: i mercenari di quest’ultimo furono infatti messi in rotta dai Vandali che, anche se inferiori sul piano numerico, combattevano in maniera più efficace. Tutto propendeva per una vittoria vandala.

 Quando tuttavia Gelimero raggiunse le posizioni di Ammata e scoprì che il proprio fratello era stato ucciso, si perse d’animo e, perdendo tempo prezioso nel seppellire il corpo del parente nel campo di battaglia, non diede l’ordine finale d’assalto, che avrebbe probabilmente distrutto le fiaccate truppe romane e impedito ai mercenari Unni che poco prima avevano sconfitto Ammata e Gibamondo di ricongiungersi con l’esercito di Belisario.

Guadagnato tempo prezioso, Belisario fu abile nel raggruppare le proprie forze a sud di Ad Decimum e a lanciare il contrattacco, che respinse i Vandali e li mise in fuga.

Gelimero fu costretto allora ad abbandonare Cartagine.

Belisario si accampò vicino al campo di battaglia, non volendo avvicinarsi troppo alla città durante la notte.

Il mattino dopo marciò su Cartagine, ordinando ai propri uomini di non uccidere o ridurre in schiavitù la sua popolazione (com’era normale pratica di quel periodo) poiché riteneva i suoi abitanti cittadini romani sottoposti al giogo vandalo. Trovando i cancelli della città aperti e la popolazione che lo acclamava, il generale bizantino si diresse immediatamente al palazzo reale, sedendosi sul trono dei Re Vandali.

Decise inoltre di ricostruire le fortificazioni intorno a Cartagine.

Dopo una seconda sconfitta nella Battaglia di Ticameron nel dicembre dello stesso anno, il Regno Vandalo cessò definitivamente di esistere.

I Vandali(Wandili) erano una popolazione germanica orientale come i Burgundi, i Goti, ed i Longobardi.Dopo una prima migrazione, come sempre dalla Scandinavia, nei territori dell’attuale Polonia (tra il bacino dell’Oder e della Vistola), sotto la pressione di altre tribù germaniche, si spostarono più a sud, dove combatterono e sottomisero la popolazione celtica dei Boi.

Si stanziarono quindi nei territori dell’attuale Slesia e Boemia, creando una federazione di tribù comprendente Burgundi, Rugi e Silingi, detta dei Lugi (compagni).

Nel II secolo d.C., all’interno e ai margini della massa germanica si erano verificati movimenti e mescolanze di popoli, tanto da portare a trasformazioni di natura politica: intere popolazioni (come Marcomanni, Quadi, Naristi, Cotini, Iazigi, Buri ecc.), sotto la pressione dei Germani orientali (su tutti i Goti), furono costrette a riorganizzarsi in sistemi sociali più evoluti e permanenti, ovvero si raggrupparono in coalizioni (“confederazioni“)di naturasoprattutto militare, con la conseguenza che il limes renano-danubiano finì per essere sottoposto ad una costante e maggiore pressione. Tale trasformazione fu anche indotta dalla vicinanza e dal confronto con la civiltà imperiale romana, le sue ricchezze, la sua lingua, le sue armi, la sua organizzazione. Alla fine la violenta pressione di altri popoli migranti (Goti, Vandali e Sarmati) finì per costringere queste confederazioni di popoli confinanti con l’Impero Romano, che di fronte a loro non disponevano di ampi spazi su cui trasferirsi, a decidere di dare l’assalto direttamente alle province renano-danubiane. E fu così che anche gli stessi Vandali, parteciparono a questa iniziale fase di sfondamento delle frontiere romane.

La popolazione vandala era, a sua volta, divisa fra tre principali etnie: Asdingi (dal nome della casata principale), Silingi e Lacringi.

Alcuni di questi prima penetrarono in Dacia e poi in pannonia, ora fornendo soldati ai Romani, ora da loro venendo pagati, ora associandosi ai Goti.

Poi venendo a guerra con gli stessi Goti e, sconfitti, inglobati come federati.

I Vandali Asdingi lasciarono la Pannonia intorno al 400, spinti alla colonizzazione di nuove terre dall’avanzata delle truppe unne.

Nel 401, sotto la spinta di altri popoli germanici, gli Asdingi, che già si erano convertiti all’arianesimo, si spinsero sino alla Rezia, saccheggiandola. Stilicone li fermò temporaneamente, ma l’avanzata continuò e sembra che l’esercito gotico di Radagaiso, che invase l’Italia nel 405, comprendesse anche Vandali Asdingi, Alani e Quadi; in ogni modo l’esercito di Radagaiso fu sconfitto da Stilicone nei pressi di Fiesole.

L’anno dopo (406), assieme agli Alani ed ai Suebi (probabilmente da identificare coi Quadi) i Vandali Asdingi iniziarono a spostarsi lungo il limes a nord delle Alpi vicino ad Augusta in direzione del fiume Meno, dove a loro si unirono i Silingi (Vandali unitisi ai Burgundi nel III secolo) e da qui raggiunsero il Reno, dove i Vandali furono affrontati dai Franchi, che come federati dei Romani, presidiavano il confine dell’impero; i Franchi provocarono gravi perdite nelle file dei Vandali, ma sopraggiunsero gli Alani che capovolsero le sorti della battaglia. Il capo dei Vandali Asdingi, Godigisel perse la vita nel corso della battaglia, avvenuta presso la città di Treviri, poco prima che la sua tribù, con l’aiuto degli Alani, sconfiggesse i Franchi.

Quindi si volsero verso la Penisola iberica (411) dove furono sconfitti dai Visigoti. Allora il nuovo re Genserico (429) figlio del re dei Vandali Asdingi (o Hastingi della Polonia meridionale) Godigisel (e di una serva,  non della sposa Flora) guidò il suo popolo (circa 80.000 persone, di cui 15.000 in armi) nella provincia d’Africa, attrattovi dalla situazione di caos venutasi a creare per la rivolta dei Mauri, che l’autorità imperiale non riusciva a controllare, e forse chiamato dalle trane del generale romano Bonifacio, caduto in sospetto presso la corte romana e vicino alla resa dei conti con il generale Ezio e con l’imperatore Valentiniano III.

Conquistando Marocco, Algeria, Numidia, Ippona, Cartagine (439), riuscendo nell’eccezionale impresa del Sacco di Roma (455), forse in combutta con Teodorico, re dei Visigoti.

Falliti tentativi di formare regni in Gallia con altri popoli barbarici, e le persecuzioni dei non ariani, le conquiste con gli Alani (tribù sarmate  di origine iraniana  che già si erano unite a Unni o Visigoti, che li avevano sconfitte o addirittura ai Sassoni nella conquista della Britannia) di Baleari, Corsica e Sardegna…per poi finire, le tribù superstiti in Asia nei racconti di Marco Polo dove troviamo Alani che combattono i Mongoli o forniscono loro, come un tempo ai Romani, contingenti per occupare la Russia!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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