Accadde Oggi, 13 ottobre: la tragedia-farsa dell’Italia sabauda continua: il Re che aveva firmato l’accordo con Hitler adesso dichiara addirittura guerra alla Germania

25 Luglio –  8 Settembre – 13 Ottobre: si conclude la pratica di disinvolte, assurde e spericolate (sulla pelle degli altri!) piroette della Monarchia Sabauda che dal Risorgimento al 1946 ha cambiato infinite volte le alleanze, con una faccia tosta che non si trova in nessun altra Famiglia regale…e non solo europea!

di Daniele Vanni 

1861: Unità d’Italia dopo tre Guerre d’Indipendenza contro l’Austria.

1871: alleanza con Austria e Germania

1911: guerra di Libia contro Impero Turco, alleato della Germania

1915: dopo un anno di quasi neutralità si entra in guerra contro i nostri ex- nemici ed ex-alleati

1916: dichiarazione di guerra anche alla Germania, contro la quale si combatte già da un anno e che ci infliggerà la bella risposta di Caporetto!

1938: alleanza con Germania (ed Austria già annessa con il nostro tacito consenso)

1939: stessa titubanza come nella Prima Guerra Mondiale

1940: e stessa entrata con un anno di…sabbatico ripensamento!

1943, 8 Settembre: richiesta di armistizio agli ex-nemici, mo non belligeranza contro gli ex-alleati, sempre che non ci attacchino!

1943, 13 Ottobre: dichiarazione di guerra agli ex-alleati

Ho sempre trovato la dichiarazionedell’Armistizio, letta alla radio dal Gen. Badoglio che era stato dimesso dopo Caporetto, ma che evidentemente per strade imperscrutabili ne era riuscito rafforzato, tanto da essere nominato vicerè in Libia dopo Balbo e di essere stato messo a capo del Governo dopo l’arresto di Mussolini, l’anticipazione di quelle dichiarazioni democristiane che dovrebbero essere studiate nelle facoltà di Scienze Politiche che dicevano niente e tutto, tutto ed il contrario di tutto, che si arrampicavano per scoscese sintassi, ardue semantiche del nulla, che partorivano sillogismi o tautologia: divergenze parallele, per gare le cose occorre il tempo che occorre, astensionismo attivo, centro-sinistra/sinistra-centro, compromesso storico…che poi sotto nascondevano solo spartizione e gestione del potere che nessuno, nemmeno Di Pietro che poi si è buttato in politica (come diceva Totò!) ci ha detto fin in fondo cosa vuol dire questa corsa al potere, che non pare, vista la marea di politici arrestati sia per il gusto di contare e comandare! ma forse per accaparrarsi qualcosa che sull’uomo, evidentemente! dà davvero potere!

Così dopo tutti questi disinvolti passaggi, di una Nazione con una stragrande maggioranza di analfabeti, un’industria balbettante, un esercito che non so se sarebbe stato vincente nelle guerre risorgimentali, che ha fatto la Guerra di Libia, perdendo di fatto la Prima Grande Guerra, poi schierandosi con gli alleati che aveva prima della Grande Guerra, divenuti nemici e ieri amici ed oggi, si il 13 ottobre, apertamente nemici, come era sottinteso già nella Dichiarazione d’Armistizio…in una girandola dove anche i più accorti rischiano di confondersi, tanto che il Paese tra poco sarà retto come il partito non di maggioranza ma di fatto unico per mezzo secolo, da un altoatesino, senatore austriaco che ha sparato a mio Nonno nella Prima Grande Guerra!!!!

Comunque sia…Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania e il Regno del Sud diventa “cobelligerante”!

Le forze armate italiane (quelle rimaste dopo gli eccidi di Cefalonia o Lero o i restanti dopo che i Tedeschi ne hanno portati oltre 700.000 in Polonia o in Prussia potranno combattere contro i tedeschi con la propria bandiera al fianco degli angloamericani.

Il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.È il primo atto politico di quello che ancora si chiama Regno d’Italia. Gli italiani lo chiamano Regno del sud, gli angloamericani lo chiamano (iireverentemente e già sanno che toglieranno di mezzo Casa Savoia) “King’s Italy” e lo hanno in certo modo riconosciuto fin dal 13 settembre con la copertura di una “Allied Commission”, diventata il 10 ottobre “Allied Control Commission” (presieduta dal diplomatico inglese Noel Mason MacFarlane). In italiano ACC è tradotta “Commissione alleata di controllo” e così si giuoca sull’ambiguità di quel “control”, che in inglese ha un significato più forte che in italiano: non soltanto verifica e sorveglianza su quello che si fa e si è fatto, ma esercizio diretto di autorità, di direzione e di comando.

Il Regno del sud è una delle tre parti in cui è divisa l’Italia, la più piccola; comprende la Puglia (esclusa la provincia di Foggia, dove sono i grandi aeroporti alleati) e – sulla carta – la Sardegna. Anche se sull’isola, da dove le truppe tedesche erano partite subito dopo l’8 settembre, il governo Badoglio non aveva nessuna pratica autorità. A cominciare dalla fine di settembre l’isola era stata occupata dalle forze aeree americane, che si servivano degli aeroporti di Elmas, Decimomannu e Villacidro per i bombardamenti sulla Germania.

L’Italia meridionale e la Sicilia sono occupate dagli eserciti angloamericani e sottoposte a un governo militare alleato (l’”Allied Military Government of Occupied Territory”, AMGOT, che poi perderà le due lettere finali, OT, e diventerà AMG).

L’Italia centrale e settentrionale formalmente fa parte di quello che per ora è chiamato “Stato nazionale repubblicano d’Italia” e che il 1o dicembre assumerà il nome di Repubblica Sociale Italiana.

In realtà questa parte dell’Italia è sotto occupazione militare tedesca.

C’è un alto comandante militare (il feldmaresciallo Albert Kesserling) e diciannove comandi territoriali, che hanno ai loro ordini la Wehrmacht, le “SS”, la polizia e reparti italiani di sicurezza, formati da elementi provenienti dall’Arma dei carabinieri e dalla Milizia fascista.

C’è anche un’altra parte dell’Italia, che però non è più Italia, perché annessa al Reich tedesco: le province di Bolzano, Trento e Belluno (“Voralpenland”) e di Udine, Gorizia, Trieste, Fiume e Pola (“Künstenland”). La Germania le considera “zone di operazioni” e il governo è affidato a autorità civili insediate e controllate da alti commissari tedeschi.

Fuori di queste tre Italie ci sono 300 mila soldati italiani prigionieri degli inglesi in India e nel Kenya e degli americani negli Stati Uniti; e ci sono i700 mila deportati in Germania: se non aderiranno alla repubblica Sociale di Mussolini, come verrà loro proposto (ricevendo una stragrande maggioranza di rifiuti), soltanto una dichiarazione di guerra dell’Italia può costringere la Germania a trattarli come prigionieri di guerra e non come traditori o disertori, passibili di fucilazione. E intanto sono costretti a lavorare in industrie militari contro la Convenzione di Ginevra, ma mai la Germania riconoscerà loro il ben che minimo stipendio. Né l’Italia lo richiederà con forza.

La dichiarazione di guerra fatta dal governo Badoglio alla Germania è stata, si dice, tuttavia una decisione tormentata.

Il re era dapprima contrario, forse ricordandosi di essere stato per tanti anni, con Mussolini, alleato della Germania (come lo è stato suo padre dal 1878 e lui stesso fino al 1915) e combattente al fianco di essa; e Badoglio ha cercato di contrattarla, per ottenere come contropartita da Eisenhower almeno la qualifica di alleato. Una richiesta penosa se non vergognosa al solo richiedere!!!

Riceverà invece solo quella di “cobelligerante”, sufficiente, però, per potere inviare al fronte, al fianco degli angloamericani, i primi reparti dell’esercito regolare e per permettere alla marina e all’aeronautica di battersi con le insegne nazionali.

Ironia dei termini nella tragedia e farsa! Il termine “cobelligerante” è di origine latina ma di formazione inglese, per indicare chi combatte contro lo stesso nemico, ma senza gli impegni e i diritti dell’alleato. La parola “cobelligeranza” era stata usata dal governo fascista il 1 settembre del 1939, all’inizio della seconda guerra mondiale, per indicare la propria posizione di “non belligeranza” con l’alleata Germania!!

La dichiarazione di guerra ebbe una serie di pratici effetti, ma fu un atto puramente formale. La dichiarazione fu presentata dall’ambasciatore italiano a Madrid Giacomo Paolucci di Calboli all’ambasciatore tedesco, che non l’accettò. La Germania sosteneva, con qualche ragione, infatti che il governo Badoglio non rappresentava uno stato libero e che l’atto era stato imposto dalle potenze occupanti. Ma non era così purtroppo! Era un o sporgersi oltre di chi era scappato da Roma per Brindisi! Tanto è vero che l’atto rimase formale anche per le potenze alleate!

E di esso, ulteriore riprova di nessuna forzatura da p arte degli Alleati ed ulteriore umiliazione! non si parla nel trattato di pace del 1947.

 

Badoglio non aveva comunque molti strumenti per svolgere un’attività di governo; un governo, poi, che non c’è, e che sarà costituito solo fra un mese, composto di soli sottosegretari, con la curiosa finzione che i ministri sono ancora quelli lasciati a Roma l’8 settembre. Ma ne era rimasti pochi perché erano tutti fuggiti e per primo Badoglio.

Non ci sono neppure i carabinieri e il servizio di sicurezza è affidato ai giovani allievi dell’Accademia navale di Livorno, che i primi di settembre si sono trasferiti a Brindisi e alloggiano nel Collegio navale della Gioventù italiana del littorio, la Gil, l’organizzazione giovanile del fascismo!

Nel mese di agosto la serie degli allarmi aerei a Livorno era tale che l’Accademia navale pensò bene di trasferirsi in montagna; prima a Merano, per pochi giorni, poi a Colle Isarco, nell’albergo Gröbner; poi al Lido di Venezia, all’hotel Excelsior come dormitorio e al Casinò come scuola. I primi di settembre il piroscafo Saturnia imbarcò gli allievi dell’Accademia per trasportarli a Taranto. Ma l’equipaggio della nave si ribellò e la fece incagliare sulla sabbia a sud di Brindisi. Su alcuni pescherecci gli allievi sbarcarono a Brindisi, portandosi viveri ed altro presi dalle ricche stive della nave. Per il loro servizio d’ordine in città il re li farà tutti cavalieri; a vent’anni.

A Brindisi il re, dopo avere cercato di spiegare, (arduo davvero occorrerebbe un discorso alla Fanfani o alla Moro o alla Der Mita) col suo proclama del 10 settembre, perché è scappato da Roma, se ne sta chiuso nel suo appartamento nel castello svevo e solo ogni tanto va con la regina a fare una passeggiata in campagna. Fa fermare l’auto e poi un quarto d’ora a piedi.

La regina Elena va invece spesso dalle suore, che stanno in piazza del Duomo e cerca di aiutare qualche opera di beneficenza.

Un giorno lei e il re decidono di andare alla messa celebrata nell’hangar dell’aeroporto da padre Giulio Bevilacqua, che è il cappellano dall’Accademia navale.

Padre Bevilacqua ha deciso di fare il cappellano militare nel 1940, quando l’Italia è entrata in guerra, proprio perché ha definito la guerra una “apostasia da Cristo”, in cui l’umanità sta salendo il suo calvario con la sua croce spaventosa. Tre anni di missioni avventurose e rischiose; poi, dopo la fine della guerra, una vita, in Italia e in Francia, all’insegna della predicazione e della pastorale liturgica. Poi il Concilio Vaticano II. Poi, nel 1965, papa Paolo VI – il suo amico Montini (che ha ospitato purtroppo brevemente i figli di Mafalda di Savoia, quando era segretario di Stato) – lo creerà cardinale. Accetterà a una condizione: di rimanere parroco nella sua Isola della Scala, dove è nato. Tutti lo ricorderanno come il cardinale parroco.

Quel giorno, durante la messa nell’hangar dell’aeroporto di Brindisi, padre Bevilacqua ha commentato il passo evangelico “Beati coloro che piangono”. Si è rivolto al re, severamente: “Lei ha in testa una corona di spine”.

L’omelia non è piaciuta neanche alle cosiddette autorità. Non è piaciuta neppure al re, che da allora, si vocifera, non sia più andato a messa.

 

 

 

 

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