Accadde oggi, 13 Dicembre 1250: muore l’Imperatore Federico II di Svevia, stupor mundi

 

 

Se ne va lo Stupor mundi, il letterato-Imperatore che aveva sognato di unificare l’Italia, con una sola lingua, indipendente dal Papato, non nemica degli Arabi…

 

 

di Daniele Vanni

 

 

 

Federico II Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250) fu re di Sicilia, Duca di Svevia, re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero, infine anche re di Gerusalemme.

 

Apparteneva alla nobile famiglia degli Hohenstaufen (o anche Staufer o Staufen) originaria della Svevia(nell’attuale Germania).

 

Il nome “Hohenstaufen”, che significa letteralmente “Alto Staufen”, ha origine nel XIV secolo, quando fu usato per la prima volta per distinguere la collina chiamata Staufen (Alpi sveve), dal villaggio omonimo nella valle sottostante. Il nome “Staufen” deriva da ex stouf che significa “il calice”, ed è stata usata nel Medio Evo per indicare i colli conici in Svevia.

La famiglia deve il proprio nome dal loro primo castello che venne costruito lì nella seconda metà del XI secolo (chiamato appunto Hohenstaufer per distinguerlo dagli altri).

 

La vicenda politica del casato Hohenstaufen ebbe inizio nel 1079 con il conferimento a Federico il Vecchio del titolo di duca di Svevia. Nel 1138 il figlio Corrado fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero dalla dieta di Coblenza.

 

Il casato manterrà il titolo imperiale con Corrado III (1138-1152), Federico I Barbarossa (1155-1190), Enrico VI (1191-1197), Federico II (1220-1250) e Corrado IV (1250-1254). Gli ultimi tre imperatori furono anche re di Sicilia.

 

La casata degli Hohenstaufen si estinse in linea maschile diretta con Manfredi e Corradino di Svevia, autori di due tentativi falliti di riconquistare il trono imperiale nel 1266 e 1268.

Attraverso la discendenza di Costanza, figlia di Manfredi, i sovrani d’Aragona rivendicarono la successione al trono di Sicilia.

Oggi, per via femminile, molte tra le maggiori dinastie europee possono rivendicare una discendenza dalla casata degli Hohenstaufen.

 

La Svevia (in latino Suēbĭa, in tedesco Schwaben o Schwabenland) è una regione storica e linguistica della Germania.

 

La maggior parte della regione storica della Svevia fa oggi parte del Baden-Württemberg (lo stato storico del Württemberg e la provincia di Hohenzollern) e del distretto governativo bavarese di Svevia.

Nel Medioevo, la Svevia comprendeva anche il Baden, lo stato federato austriaco del Vorarlberg, il Liechtenstein, i cantoni svizzeri di lingua tedesca e la regione francese dell’Alsazia.

 

La regione linguistica comprende le zone in cui è parlato il tedesco alemanno e più propriamente quelle in cui è parlato lo Schwäbisch, lo svevo. Coincide più o meno con la zona storica, arrivando a lambire anche l’Italia, e più precisamente la Valle d’Aosta e la provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

 

Gli Svevi

 

Duemila anni fa gli Svevi furono una popolazione germanica originaria di un’area vicina al Mar Baltico, che era per questo conosciuto dai Romani come Suebicum mare(termine che oggi indica il Lago di Costanza).

Essi migrarono in seguito verso sud ovest divenendo parte della confederazione alemanna.

Gli Alemanni furono governati da re indipendenti per tutto il quarto e quinto secolo.

Una parte degli Svevi (circa 50.000) raggiunse la penisola iberica e insediò un regno indipendente nel 410 d.C. in un territorio che ora è parte del nord del Portogallo e della Galizia. Tale regno durò fino al 558, il suo centro politico fu Braccara Augusta (l’odierna città di Braga).

 

Il Ducato di Svevia

 

La Svevia divenne un ducato sotto il regno dei Franchi merovingi, nel 496, in seguito alla battaglia di Tolbiacum.

 

La Svevia fu uno dei ducati originari della Francia orientale, il Sacro Romano Impero come poi si sviluppò nel IX e X secolo.

Gli Hohenstaufen (la dinastia di Federico Barbarossa), che governarono il Sacro Romano Impero nel dodicesimo e tredicesimo secolo, furono originari della Svevia, ma dopo l’esecuzione di Corradino (l’ultimo Hohenstaufen) del 29 ottobre 1268, il ducato originale venne smembrato in unità più piccole.

 

La principale dinastia che sorse nella regione fu quella degli Asburgo.

 

Anche gliHohenzollernperò, che furono preminenti nel nord della Germania, ebbero le loro origini in Svevia, così come le dinastie dei duchi di Württemberge i marchesi di Baden.

Dinastie feudali minori sparirono prima o poi, comunque rami dei conti di Monftort o degli Hohenems sopravvissero fino in età moderna e i Fürstenbergancora sopravvivono.

La regione si dimostrò una delle più frammentate dell’impero, comprendendo, in aggiunta ai principati citati, anche numerose municipalità libere, territori ecclesiastici e feudi di conti e cavalieri minori.

 

La Confederazione dei tredici cantoni si rese indipendente de facto dal 1499 con la guerra sveva.

 

 

Federico discendeva, per parte di madre, dalla dinastia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia.

Conosciuto con gli appellativi stupor mundi(“meraviglia o stupore del mondo”) o puer Apuliae(“fanciullo di Puglia”), Federico II era dotato di una personalità poliedrica e affascinante che, fin dalla sua epoca, ha polarizzato l’attenzione degli storici e del popolo, producendo anche una lunga serie di miti e leggende popolari, nel bene e nel male.

 

Il suo regno fu principalmente caratterizzato da una forte attività legislativa e da innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli, ma fortemente contrastata dalla Chiesa, di cui il sovrano mise in discussione il potere temporale.

Federico stesso fu un apprezzabile letterato, convinto protettore di artisti e studiosi: la sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

 

Uomo straordinariamente colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell’Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con un’amministrazione efficiente.

 

Federico II parlava sei lingue(latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e giocò un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso la poesia della Scuola siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal 1220 circa sino alla sua morte, vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l’esperienza provenzale), il siciliano. La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo, l’uso dell’idioma toscano come lingua d’élite letteraria d’Italia.

 

 

 

Fra mito e leggenda

 

« Qui con più di mille giaccio:

qua dentro è ‘l secondo Federico »

 

(parole di Farinata degli Uberti, posto nel girone degli eretici o degli epicurei, Dante Alighieri, Inf. X 118-119)

 

L’intensa attività politica e militare, l’innovazione portata nella sua legislazione del Regno di Sicilia, l’interesse per scienze e letteratura, fecero di Federico un personaggio mitico, talvolta attirando una serie di leggende che in parte resistettero alla sua scomparsa.

L’amicizia praticata nei confronti degli arabi (ebbe a lungo una Guardia personale costituita da guerrieri arabi, e lui stesso parlava correntemente tale lingua) unitamente alla lotta contro il papa Gregorio IX, che arrivò perfino a definirlo anticipatore dell’Anticristo, fecero crescere attorno a lui un alone di mistero e di leggende.

 

I ghibellini vedevano in lui il Reparator Orbis, il sovrano illuminato che avrebbe punito i preti indegni e restaurato la purezza della Chiesa.

 

La propaganda guelfa invece, lo definì come un ateo, autore del libro De tribus impostoribus o un eretico epicureo (Dante stesso lo citò nel girone degli eretici, vicino a Farinata degli Uberti), o addirittura come un convertito all’Islam.

 

Fu forse il suo essere stato definito l’Anticristo(o il suo anticipatore, secondo la tradizione profetica derivata da Gioacchino da Fiore) a dare origine, dopo la sua morte, alla leggenda di una profezia, secondo la quale egli sarebbe ritornato dopo mille anni.

Federico fu definito l’Anticristo anche in virtù di una leggenda medievale che sosteneva che questo sarebbe nato dall’unione fra una vecchia monaca e un frate: si diceva infatti che il padre Enrico VI in gioventù aveva pensato di intraprendere la vita monastica, mentre Costanza d’Altavilla aveva 40 anni quando partorì Federico e, prima del matrimonio, contratto all’età di 32 anni, sarebbe vissuta in un convento.

Tale leggenda si collega anche al personaggio di Fra Pacifico, al secolo Guglielmo Divini, il quale, prima di divenire uno dei più intimi compagni di Francesco d’Assisi, fu cavalier servente di Costanza, alla quale, secondo alcune testi, fu legato da un amore segreto, il cui frutto potrebbe essere stato proprio Federico.

 

 

Naturalmente la sua morte non poteva non dar origine a leggende. Si narra che una volta fu fatta all’Imperatore Federico II una profezia riguardante la sua morte: egli sarebbe deceduto in un paese contenente la parola “fiore”.Per questo Federico II evitò di frequentare Florentia (Firenze), ma non sapeva che nell’agro dell’odierna Torremaggiore, si ergeva un borgo di origine bizantina, chiamato appunto Castel Fiorentino; le sue rovine, affioranti da una collina detta dello Sterparone (m. 205), ancora testimoniano la presenza di alcuni locali, di una torre di avvistamento e della Domus (palazzo nobiliare) all’interno della quale morì Federico il 13 dicembre 1250.

 

La stessa leggenda racconta pure che, secondo la profezia, egli non solo sarebbe morto appunto sub flore, ma anche nei pressi di una porta di ferro. Secondo la tradizione Federico, riavutosi leggermente dal torpore, chiese alle guardie che lo vegliavano dove si trovasse e dove portasse una porta chiusa che stava vedendo dal proprio letto. Quando la guardia gli rispose che si trovava a Castel Fiorentino e che quella porta, murata dall’altra parte, non era che un vecchio portone di ferro, l’imperatore sospirò: «Ecco che è giunta dunque la mia ora», ed entrò in agonia.

 

Nella realtà storica, Federico, due anni prima della morte, aveva subito una grave sconfitta a Parma, da parte del legato pontificio, l’anno dopo il figlio Enzo era stato battuto dai Bolognesi e preso prigioniero fino alla morte.

E nello stesso anno, aveva dovuto subire il tradimento del suo più fidato consiglier Pier delle Vigne, che fece accecare a San Miniato.

E la vittoria militare del figlio Corrado su Guglielmo II d’Olanda, che voleva scendere in Italia, non portò alcun vantaggio per Federico, il quale nel dicembre dello stesso anno, morì a causa di un attacco di dissenteria.

 

Nel suo testamento, nominava suo successore proprio il figlio Corrado, ma il papa non solo non riconobbe il testamento, ma scomunicò pure Corrado (che morì quattro anni dopo di malaria, nel vano tentativo di ricuperare a sé il Regno di Sicilia).

Federico cadde vittima di una grave patologia addominale, forse dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo altri, invece, sarebbe stato avvelenato.

Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte. Comunque, le sue condizioni apparvero immediatamente di tale gravità, che si rinunciò a portarlo nel più fornito Palatium di Lucera e la corte dovette riparare nella domus di Fiorentino, un borgo fortificato nell’agro dell’odierna Torremaggiore, non lontano dalla sede imperiale di Foggia.

 

Leggenda vuole che a Federico fosse stata predetta dall’astrologo di corte, Michele Scoto, la morte sub flore, ragione per la quale pare egli abbia sempre evitato di recarsi a Firenze.Allorché fu informato del nome del borgo in cui infermo era stato condotto per le cure necessarie, Castel Fiorentino per l’appunto, Federico, comprese e accettò la prossimità della fine!

Stando al racconto del cronista inglese Matthew Paris († 1259) – non confermato però da altre fonti – l’imperatore, sentendosi in punto di morte, volle indossare l’abito cistercense e dettare così le sue ultime volontà nelle poche ore di lucidità. Il testamento, dettato alla presenza dei massimi rappresentanti dell’Impero, reca la data del 17 dicembre 1250. La sua fine fu rapida e sorprese i contemporanei, tanto che alcuni cronisti anti-imperiali diedero adito alla voce, storicamente infondata, secondo cui l’imperatore era stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che in effetti gli successe in Sicilia. Una nota miniatura raffigura persino il principe, mentre soffoca col cuscino il padre morente.

 

La salma di Federico fu sommariamente imbalsamata. I funerali si svolsero nella sede imperiale di Foggia, e, per sua espressa volontà, il cuore venne deposto in un’urna collocata nel Duomo. La sua salma, omaggiata dalla presenza di moltitudini di sudditi, venne esposta per qualche giorno e trasportata poi a Palermo, per essere tumulata in Cattedrale, entro il sepolcro di porfido rosso antico, come voleva la tradizione normanno-sveva, accanto alla madre Costanza, al padre Enrico VI e al nonno Ruggero II.

 

Recentemente il sepolcro è stato riaperto. Federico giace sul fondo sotto altre due spoglie (quelle del padre Enrico VI e della madre Costanza d’Altavilla).

La tomba era stata già ispezionata nel tardo XVIII secolo: il corpo, nel Settecento, era mummificato e in buone condizioni di conservazione: risulta che l’imperatore sia stato inumato con il globo dorato, la spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche (stile calligrafico arabo) e una corona a cuffia.

 

 

 

Il sarcofago di Federico II nella Cattedrale di Palermo.

 

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