Accadde Oggi, 12 Settembre: 490 a. C. Maratona!  

Ha forse bisogno questo nome di commento? Ha generato le Olimpiadi moderne ed in nome della loro gara più importante. Ma è anche sinonimo di ardore, di coraggio di una nazione che ha generato la filosofia, la poesia e l’epica, la retorica, l’arte della politica, ma aveva anche soldati capaci in pochissimi come i Greci a Maratona o alle Termopili, di tenere testa e sconfiggere eserciti immensi come quellei persiani!

di Daniele Vanni

Battaglia di Maratona, parte della prima guerra persiana

Data           agosto/settembre 490 a.C.

Luogo       Maratona, Grecia

Causa       Appoggio militare di Atene e di Eretria alla rivolta ionia

Esito         Decisiva vittoria greca

La battaglia di Maratona (in greco antico: ἡ ἐν Μαραθῶνι μάχη, he en Marathôni máche) fu combattuta nell’agosto o nel settembre 490 a.C. nell’ambito della prima guerra persiana e vide contrapposte le forze della polis di Atene, appoggiate da quelle di Platea e comandate dal polemarco Callimaco, a quelle dell’impero persiano, comandate dai generali Dati e Artaferne.

L’origine dello scontro va cercata nel supporto militare che le poleis greche di Atene ed Eretria avevano dato alle colonie elleniche della Ionia quando esse si erano ribellate all’impero.

Deciso a punirle duramente, il re Dario I di Persia organizzò una spedizione militare che fu intrapresa nel 490 a.C.: sottomesse le isole Cicladi e raggiunta via mare l’isola di Eubea, i due comandanti sbarcarono un contingente che assediò e distrusse la città di Eretria;la flotta proseguì verso l’Attica, approdando in una piana costiera presso la città di Maratona.

Saputo dello sbarco, le forze ateniesi insieme a un manipolo di opliti di Platea si affrettarono verso la piana con l’intento di bloccare l’avanzata del più numeroso esercito persiano.

Una volta deciso di dare battaglia, gli Ateniesi riuscirono ad accerchiare il nemico che, preso dal panico, fuggì disordinatamente alle navi, decretando così la propria disfatta.

Reimbarcatisi, i Persiani circumnavigarono Capo Sunio progettando di portare l’attacco direttamente alla sguarnita Atene, ma l’esercito ateniese guidato dallo stratego Milziade, precipitandosi verso la città a marce forzate, (forse da qui la leggenda della corsa!) poté sventare lo sbarco persiano sulla costa presso il Pireo.

Fallita la sorpresa, gli aggressori tornarono in Asia Minore coi prigionieri catturati a Eretria.

La battaglia di Maratona è famosa anche per la leggenda dell’emerodromo Fidippide che, secondo Luciano di Samosata, avrebbe corso ininterrottamente da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria e, giuntovi, sarebbe morto per lo sforzo.

Pur trattandosi di una commistione di più storie antiche, il mito di tale impresa è resistito nei secoli fino a ispirare l’ideazione della gara podistica della maratona, che nel 1896 fu introdotta nel programma ufficiale della prima edizione dei giochi olimpici moderni tenutisi ad Atene.

 

MILTIADIS1 

 Statua di Milziade a Maratona

Milziade

Uomo politico e generale appartenente alla nobile gente ateniese dei Filaidi, nacque intorno al 540 a.C.

Si trovava in Atene in buone relazioni coi Pisistratidi, quando, morto il fratello Stesagora, che dominava nel Chersoneso Tracio, dov’era succeduto al fondatore di quel principato ateniese, lo zio Milziade I, fratello uterino di Cimone Coalemo, fu inviato dai Pisistratidi con una trireme a prenderne il posto.La data è incerta.

Sappiamo solo che fu posteriore non di molto alla morte di Pisistrato (527-26) e a quella di Cimone, e che questi vinse ancora nei giochi olimpici del 524.

Milziade cominciò la sua signoria imprigionando tutti i signorotti del Chersoneso che erano venuti da lui per condolersi della morte del fratello, e dandosi una guardia di cinquecento mercenari.

 

Probabilmente poco prima della spedizione scitica di Dario egli fece, come altri dinasti greci di quella regione e in particolare quello di Bisanzio, la sua sottomissione ai Persiani!

Durante la spedizione scitica, si narra però, ch’egli consigliasse ai suoi colleghi di rompere il ponte di navi, con cui Dario aveva allacciato le sponde del Danubio, e che il consiglio fosse respinto per l’opposizione di Istieo, tiranno di Mileto. Ma questa è probabilmente invenzione posteriore.

Comunque, sappiamo da Erodoto che Milziade fuggì dal Chersoneso per la minaccia di un’incursione scitica e che vi tornò più tardi, ricondotto dagli indigeni Dolonici.

La verità è forse che Milziade per la sua potenza divenne sospetto ai Persiani, o forse i Persiani lo costrinsero a liberare i “tirannelli” delle piccole città, e questi gli si ribellarono.

Tornò probabilmente col favore dell’insurrezione ionica contro la Persia, e forse allora occupò Lemno e Imbro, che, popolate da barbari cui i Greci davano nome di Tirreni, (già come gli Etruschi!!) erano state da Dario, dopo la spedizione scitica, incorporate al suo impero.

Egli cacciò i barbari e popolò le due isole di coloni ateniesi. Questi coloni erano iscritti nelle tribù e nei demi dell’ordinamento clistenico, e ciò sembra dimostrare che la colonizzazione sia posteriore alle riforme di Clistene, e non può quindi riferirsi che agli anni dell’insurrezione ionica.

Dopo la sconfitta degli Ioni nella battaglia di Lade (494), l’appressarsi della flotta fenicia costrinse Milziade alla fuga.

Egli abbandonò il Chersoneso, imbarcandosi con la famiglia e i tesori su 5 triremi; una di esse col figlio di primo letto, Metioco, cadde in mano dei barbari.

Con le altre quattro Milziade si rifugiò in Atene, dove i partigiani degli Alcmeonidi, che allora dominavano e temevano in lui un rivale, lo trassero in giudizio dinnanzi al popolo sotto l’accusa di tirannide. L’accusa si riferiva alla sua condotta nel Chersoneso ed era destituita d’ogni fondamento giuridico.

D’altronde la potenza degli Alcmeonidi declinava. A essi s’imputavano giustamente il mancato soccorso agli Ioni e i cattivi successi della guerra contro Egina. Forse con questo declinare della potenza degli Alcmeonidi si collega la tregua con Egina e l’adesione di Atene alla lega peloponnesiaca: vi si collega anchela nomina di Milziade a stratego per l’anno attico 490-89, dovuta alla fiducia che si aveva nella sua sagacia e nel suo valore, quando si seppe dei preparativi della Persia per una spedizione punitiva contro Eretria e Atene.

La spedizione, grazie a Milziade e agli opliti ateniesi, terminò con la totale rotta degli invasori a Maratona.

Vinto, ma non disanimato, il comandante persiano Dati, imbarcato l’esercito e preso il largo con la flotta, doppiò il capo Sunio e navigò verso il Falero, nella speranza di sorprendere Atene impreparata e indifesa.

Milziade peraltro, presago del pericolo, immediatamente dopo la vittoria, aveva ricondotto i suoi opliti con una marcia forzata presso la città. Sicché, mancata la sorpresa, a Dati non rimase che riprendere la via dell’Asia.

Milziade volle approfittare della vittoria per cacciare i Persiani dalle Cicladi, e, come aveva ottenuto dal popolo il famoso decreto per affrontare il nemico a Maratona, così ottenne d’essere messo a capo di una spedizione navale. Ma la spedizione non sortì buon esito: le forze navali degli Ateniesi erano scarse, l’arte degli assedi era allora assai imperfetta; Paro, che egli aveva cercato di occupare per sorpresa o per tradimento, resistette, ed egli, disperando di prenderla a forza, scarseggiando di mezzi ed essendo anche rimasto ferito, tornò senza aver ottenuto alcun successo.

Di qui uno scoppio d’ira popolare contro di lui.

Un partigiano degli Alcmeonidi, Santippo, il padre di Pericle, lo stesso che lo aveva accusato di tirannide, lo accusò ora di avere ingannato il popolo. Milziade fu condannato a un’ammenda di 50 talenti e morì poco dopo di cancrena senza averla potuta pagare.

Lasciò, oltre il figlio Metioco, che era prigioniero in Persia, una figlia dello stesso letto Elpinice, e un altro figlio Cimone, natogli da una principessa tracia Egesipile, figlia di Oloro.

La tradizione su Milziade è troppo scarsa e in parte alterata perché possiamo formarci della sua personalità un concetto così preciso e sicuro, come di quelle di Temistocle o di Pericle.

Fu certo politico e stratego geniale e audace; collaborò come pochi alla grandezza di Atene.

Molte notizie su di lui sono di parte. Sia favorevoli, che negative. Di certo c’è solo Maratona!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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