Accadde Oggi, 12 Novembre: 1942, la Battaglia navale di Guadalcanal

 

 

Anche se si osservano le operazioni di guerra nel solo Pacifico, si capisce facilmente quanto era la folle convinzione delle Potenze dell’Asse, sicure di vincere la guerra in pochissimo tempo!

Se non con una follia di espansione al di là del limite e delle capacità reali, si può cercare di comprendere il dispiegarsi infinito dell’esercito e della marina del Sol Levante, tese a conquistare dall’India, all’Australia, fino alle isole Salomone, a distanze tali da rendere quasi proibitivi i rifornimenti.

Da qui, le prime fondamentali sconfitte di Midway e Guadalcanal che segnarono l’inevitabile ripiegamento.

di Daniele Vanni

 

La battaglia navale di Guadalcanal, nelle Isole Salomone, avvenne in due fasi tra il 12 e il 15 novembre 1942 e rappresentò lo scontro più importante della serie di battaglie navali combattute tra gli Alleati (principalmente gli Stati Uniti) e l’Impero giapponese durante la campagna di Guadalcanal, tra l’estate del 1942 ed il febbraio del 1943.

Nel maggio 1942, l’isola venne occupata dalle truppe dell’Impero giapponese che continuavano la loro avanzata nel Sud-Pacifico e che iniziarono quasi subito la costruzione di un aeroporto.

Ma la loro incredibile espansione che aveva portato le armi del Sol Levante (con l’appoggio di Thailandia e di movimenti nazionalisti di vari paesi) fino alla Nuova Guinea ed oltre, era giunta alla sua massima estensione possibile. Gia, nel Giugno del ’42, si era avuta la grande vittoria navale delle Midway.

Il 7 agosto 1942 le forze alleate, principalmente composte da truppe americane, sbarcarono sull’isola di Guadalcanal, su quella di Tulagi e su quella di Gavutu-Tanambogo, per privare il Giappone di tali basi avanzate e conquistare l’aeroporto che avrebbe potuto minacciare, una volta completato, le rotte dei rifornimenti tra gli Stati Uniti, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Messe in sicurezza, invece, le isole sarebbero servite agli Alleati per supportare una campagna volta a neutralizzare o catturare le piazzeforti giapponesi nella Nuova Britannia, come Rabaul.

Gli Alleati erano sbarcati a Guadalcanal il 7 agosto 1942 occupando l’aeroporto che i giapponesi avevano iniziato a costruirvi; gli stati maggiori nipponici, colti di sorpresa, tentarono nei mesi seguenti di annientare le forze sbarcate e respingere la marina statunitense, senza però riuscire a cogliere alcun significativo successo.

All’inizio di novembre l’Impero giapponese organizzò un grande convoglio navale, con a bordo 7 000 soldati e numeroso materiale, in un decisivo sforzo di riconquistare l’aeroporto: a copertura della flotta da trasporto fu schierata la massiccia 2ª Flotta del viceammiraglio Nobutake Kondō, con il compito principale di bombardare l’aeroporto nella notte del 12-13 novembre e neutralizzare così la Cactus Air Force.

Gli Stati Uniti, venuti a conoscenza dell’operazione giapponese, attraverso intercettazioni e ricognizioni, distaccarono la scorta di un convoglio appena giunto a Guadalcanal (cinque incrociatori e otto cacciatorpediniere al comando del contrammiraglio Daniel Callaghan) che si scontrò nottetempo con il gruppo da bombardamento nemico, comprendente tra le altre unità le corazzate Hiei e Kirishima e guidato dal viceammiraglio Hiroaki Abe.

In una feroce, ed estremamente confusa battaglia, il contrammiraglio Callaghan rimase ucciso e quasi tutte le navi statunitensi furono gravemente colpite e il viceammiraglio Abe, ferito e disorientato, dette però l’ordine di ritirata quando la vittoria era a portata di mano.

Durante il 13 novembre la 2ª Flotta (meno la Hiei e due cacciatorpediniere) si riorganizzò per una sortita in massa contro l’aeroporto, mentre l’8ª Flotta del viceammiraglio Gun’ichi Mikawa salpava da Rabaul e nella notte del 13-14 novembre eseguiva un cannoneggiamento della testa di ponte; ritenendo ormai innocua l’aviazione statunitense, la mattina del 14 il convoglio ebbe ordine di salpare dalle isole Shortland.

La Cactus Air Force, invece, coadiuvata da velivoli della portaerei USS Enterprise, condusse nel corso della giornata ripetuti attacchi sull’8ª Flotta in ripiegamento e sul convoglio, affondando numerosi trasporti nipponici e l’incrociatore Kinugasa.

Intanto, nel pomeriggio, il viceammiraglio Kondō si era messo alla testa di ogni nave ancora abile al combattimento, prevedendo di bombardare la pista con la Kirishima e alcuni incrociatori pesanti: a sud dell’Isola di Savo incappò invece, in una formazione americana improvvisata, forte delle due moderne corazzate USS South Dakota e USS Washington.

Nella battaglia i giapponesi, dopo una serie di successi iniziali, frazionarono la loro squadra e la Kirishima subì danni tali da convincere Kondō a ripiegare nelle prime ore del 15 (la corazzata affondò poco dopo). La mattina presto i quattro superstiti trasporti, intenti a scaricare, furono bersagliati e distrutti e solo una piccola percentuale di uomini, munizioni, cibo e rifornimenti vari giunse alla guarnigione.

Le forze nipponiche su Guadalcanal andarono così incontro ad una crisi logistica e di rifornimenti, del resto molto prevedibile, (giacchè il Giappone distava da queste isole qualcosa come 5500 chilometri!) che già a dicembre rese la loro posizione insostenibile.

Gli Stati Uniti per converso poterono rinfoltire e aumentare le proprie forze fino a eliminare, nel febbraio 1943, ogni presenza giapponese su Guadalcanal, cogliendo una fondamentale vittoria strategica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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