Accadde oggi, 10 Dicembre: La nascita della  “terza pagina” sui giornali italiani

 

Nell’edizione odierna di quella cosa che sta scomparendo e si chiamava “giornale, in Italia, nasceva la “terza pagina”: quella culturale (anche questa parola, presto, assieme al contenuto, sparirà!) e l’elzeviro,  articolo di apertura della pagina stessa.

 

di Daniele Vanni

 

In questo giorno, in Italia, uno dei Paesi al mondo dove si legge meno e più di malavoglia, nacque la Terza Pagina,che è stata, storicamente, lo spazio che i quotidiani italiani hanno dedicato ad una cosa oggi caduta in disuso…la cultura (da cui un necessario ripensamento sui Nobel…).

Una pagina, quando la cultura aveva un valore, che costituiva l’indice del prestigio di un quotidiano ed ha rappresentato per lungo tempo, uno spazio proficuo e importante per la crescita culturale dell’Italia, oltre ad essere una peculiarità dei giornali della penisola.

 

Origini e sviluppo

 

Nella stampa dell’Ottocento, e del primo Novecento, tutti i quotidiani avevano quattro pagine.

 

La prima ospitava l’articolo di fondo e la cronaca dei fatti più rilevanti della giornata.

 

La seconda era dedicata alla cronaca politica (italiana e straniera).

 

La terza pagina ospitava il romanzo d’appendice e le notizie telegrafiche.

 

La quarta pagina era dedicata alle notizie secondarie ed alla pubblicità.

 

Spesso la domenica le pagine diventavano sei.

 

La Terza pagina comparve per la prima volta su un quotidiano di Roma, Il Giornale d’Italia, diretto da Alberto Bergamini.

All’inizio di dicembre 1901 si svolse nella capitale un grande evento mondano.

La compagnia diEleonora Duse metteva in scena la tragedia “Francesca da Rimini” di Gabriele D’Annunzio.

In occasione della prima nazionale, il 9 dicembre, Il Giornale d’Italiadecise di attribuire il massimo rilievo alla notizia, incaricando ben quattro giornalisti di occuparsene. Tutta la pagina tre, dell’edizione del 10 dicembre. fu dedicata all’evento:

 

Domenico Oliva curò la recensione vera e propria («La tragedia»);

Nicola d’Asti scrisse la critica musicale («La musica»);

Diego Angeli si occupò dell’ambientazione scenografica («La sala»);

Eugenio Checchi stese la cronaca mondana della serata («In platea e fuori»).

 

 

La “storica” Terza pagina del 10 dicembre 1901 fu quindi una pagina a tema unico.

 

Prima d’allora, lo spazio dedicato alla cultura sui quotidiani italiani era un articolo in Prima pagina detto “articolo di risvolto”, poiché cominciava nell’ultima colonna (in genere la sesta) e continuava nella prima colonna della seconda pagina.

 

Il Direttore Bergamini arruolò studiosi e letterati di chiara fama, come Benedetto Croce, che era solito scrivere l’articolo di apertura, generalmente un lungo articolo su due colonne.

Uno dei primi libri italiani stampati con l’elzeviro

 

Per la sua leggibilità anche in corpo piccolo, Bergamini impiegò un carattere tipografico esclusivo, l’elzeviro (dal nome della famiglia di stampatori olandesi che lo aveva inventato).L’elzeviro, nitido, elegante (creato, per essere più precisi e nitidi! nel XVII secolo dall’incisore Christoffel van Dyck (1605 ca. – 1670) per una famiglia di tipografi ed editori olandesi, gli Elzevier) divenne il carattere utilizzato nella Terza pagina di tutti i quotidiani, specialmente per le grandi recensioni teatrali d’autore. Ed il nome passò ad indicare l’articolo di apertura della Terza pagina.

 

Lo schema di Terza pagina così come lo conosciamo oggi fu sviluppato dal Giornale, ma soprattutto dal Corriere della Sera di Luigi Albertini a partire dal 1905. Il Corriere creò lo schema che poi venne adottato da tutti gli altri quotidiani: apertura con l’elzeviro, una spalla di varietà, il taglio con corrispondenza dall’estero e in più rubriche e corsivi.

 

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