Accadde oggi: 1° Febbraio 1893, prima rappresentazione di Manon Lescaut: il successo che consacra per sempre Giacomo Puccini da Lucca!

 

Successo clamoroso per questa prima al Regio di Torino, che consacra Puccini tra i grandi della musica. Il libretto si snoda, fra i soliti amori tragici così cari nella vita e sulle tavole della scena da Puccini, dalla Francia alla Lousiana: il grande lucchese, inconsciamente, con le sue note, descrive la parabola di un romantico amore di stampo europeo, che va a terminare a New Orleans, dalla Capitale del Romanticismo, Parigi, (quella dell’Ultimo Tango…) alla capitale del Jazz: come un passaggio simbolico di testimone, dalla musica romantica europea, a quella americana!

 

 

 

Non credo che Puccini fosse cosciente di tutto questo…o forse neanche di un po’: Lui viveva di donne, auto, spari alle anatre, cene…battute salaci, ville sul lago, alla Tagliata Etrusca, Viareggio, Chiatri, macchine favolose, costruite su misura…non credo abbia mai sentito l’esigenza irrefrenabile di scrivere un Requiem, sulla più grande Guerra e strage che l’umanità avesse visto fino ad allora: 700.000 giovani e giovanissimi italiani sbranati dal filo spinato e poi 50 milioni di morti per la Spagnola…e Lui dietro a fantasmi amorosi trincerati dietro muraglie cinesi d’indifferenza! Tanto che, forse in un attimo di lucidità, scriveva: “mi pare di non avere più fiducia in me, non trovo nulla di buono”…attimi di dubbio…ma poi, un mese prima della Marcia su Roma, a bordo di auto favolose e con i suoi amici di “zingarate” sul Lago e nei club anticipatori degli “Amici Miei” del “compaesano” Monicelli, compiva un tour d’Europa…

 

 

di Daniele Vanni

 

 

Manon Lescaut è la celeberrima opera in quattro atti di Giacomo Puccini.

 

La prima rappresentazione ebbe luogo la sera del 1º febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino, con Cesira Ferrani e Giuseppe Cremonini Bianchi, dove l’opera ottenne un successo clamoroso alla presenza del compositore.

 

Il libretto

 

Ispirata al romanzo dell’abate Antoine François Prévost, (conosciuto anche come “Abbé Prevost”)Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut, noto anche semplicemente come Manon Lescaut, è un romanzo  francese Antoine pubblicato nel 1731, è il settimo e ultimo volume di Mémoires et aventures d’un homme de qualité (Memorie e avventure di un uomo di qualità).

 

Quando questo libro venne pubblicato in Francia per la prima volta fu bandito, ma divenne molto popolare, anche grazie alle edizioni pirata che furono ampiamente diffuse. In una delle edizioni successive, quella definitiva del 1753, Prévost attenuò alcuni aspetti ritenuti scandalosi e introdusse maggiori considerazioni moralistiche.

Ambientato principalmente in Francia e, nel finale, in Louisiana, agli inizi del XVIII secolo, la storia narra del Cavaliere Des Grieux e della sua amante Manon Lescaut. Des Grieux proviene da una famiglia nobile, ma rinuncia a tutta la ricchezza ereditaria scappando via con Manon. I giovani amanti si stabiliscono a Parigi, dove Des Grieux si cerca in tutti i modi di soddisfare le abitudini lussuose di Manon, per esempio chiedendo soldi al fedele amico Tiberzio e barando al gioco. In varie occasioni, Des Grieux perde le sue ricchezze in circostanze accidentali e Manon più volte lo abbandona per uomini più ricchi, poiché non può sopportare di vivere nella miseria. Dopo l’ennesima truffa, i due amanti vengono fatti imprigionare ma, mentre Des Grieux riesce a salvarsi grazie all’intervento del padre, Manon viene condannata all’espatrio in America. Des Grieux cerca di salvarla, ma non può far altro che seguirla fino a New Orleans. In America, riescono a vivere in pace per un certo periodo di tempo, sotto il favore del governatore della città. Quando però Des Grieux gli comunica la sua volontà di prendere in moglie Manon, il governatore, che li credeva già sposati, vuole darla in sposa a suo nipote, Synnelet, innamorato di lei. Des Grieux sfida a duello Synnelet e, pensando di averlo ucciso, decide di scappare da New Orleans con Manon. I due amanti si avventurano nelle regioni selvagge della Louisiana, sperando di raggiungere un insediamento inglese, ma Manon muore per la fatica e gli stenti. Dopo aver sepolto Manon, Des Grieux decide di tornare in Francia con il fedele amico Tiberzio, che nel frattempo l’aveva raggiunto in America, dove decide di riprendere la carriera ecclesiastica.

 

 

L’opera pucciniana invece fu composta fra l’estate del 1889 e l’ottobre del 1892. Ad allungare i tempi della composizione fu soprattutto la difficile gestazione di un libretto che passò tra le mani di molti letterati – in particolare Marco Praga, Domenico Oliva e Luigi Illica– e che fu pubblicato da Ricordi senza i nomi degli autori.

 

Tale girandola di librettisti dimostra, in ultima analisi, come l’unico vero “autore” di Manon Lescaut sia stato Puccini, che tra l’altro sconvolse il piano drammaturgico iniziale eliminando di sana pianta un atto: quello del nido d’amore degli innamorati, tra gli attuali atti primo e secondo.

 

L’avventura di Manon Lescaut ha inizio pochi mesi dopo il debutto di Edgar, il 21 aprile 1889, il cui parziale insuccesso era stato imputato da tutti alla debolezza del libretto di Ferdinando Fontana. Puccini sta lavorando alla revisione di quest’opera, ma già pensa alla successiva. Inizialmente il titolo prescelto sembra essere Tosca, opera che Puccini porterà sulle scene circa dieci anni più tardi. Ma già il 15 luglio Casa Ricordi stipula un contratto con Marco Praga e Domenico Oliva per un libretto basato sulla Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut di Prévost. Il soggetto era stato suggerito a Puccini, più di quattro anni prima, proprio da Fontana, il suo primo librettista, il quale gli aveva fatto leggere il romanzo di Prévost: lo stesso Fontana, un po’ risentito, scrive a Puccini:

 

« Tre settimane fa essendo andato a Milano seppi che ti eri messo a posto per il libretto. Bene, ne godo. – Spiacemi soltanto un poco che tu abbia scelto la Manon, soggetto che io ti avevo offerto da gran tempo e tu non avevi accettato»

In questo periodo Puccini è impegnato su tre fronti: il rifacimento di Edgar, la composizione della nuova opera, destinata per ora al Teatro alla Scala e il cui libretto risulta pronto il 30 ottobre, con l’eccezione del quarto e ultimo atto; la riduzione de I maestri cantori di Norimberga commissionatagli da Ricordi, per realizzare la quale egli si reca ad ascoltare l’opera di Wagner a Bayreuth (24 luglio).

 

Nel gennaio 1890 Puccini compone di getto Crisantemi, un breve quartetto d’archi dedicato «alla memoria di Amedeo di Savoja Duca d’Aosta», la cui musica è destinata a confluire nella nuova opera. Nel marzo inizia a strumentare Manon Lescaut, mentre i librettisti consegnano una nuova versione del secondo atto, cui fa seguito, all’inizio di giugno, l’atto IV. Quando il compositore critica apertamente alcune parti del lavoro, Marco Praga, all’epoca commediografo di successo, decide di lasciare l’incarico. Ricordi chiama Ruggero Leoncavallo, non ancora affermatosi come compositore, affinché intervenga sul libretto, forse all’insaputa di Oliva, il quale nel frattempo stende la nuova seconda parte del terz’atto, ossia la scena dell’imbarco delle prigioniere a Le Havre che nella redazione finale costituirà l’intero atto III.

 

La strumentazione dell’atto I è completata nel gennaio 1891 e nei mesi successivi buona parte dell’opera, destinata ora alla stagione di carnevale 1891-92 del Teatro Regio di Torino, è pronta allo stadio di abbozzo. Dove il lavoro tuttavia si incaglia è nell’atto II. Almeno finché non entra in gioco l’ultimo dei librettisti: Luigi Illica. Insieme a lui, Puccini sopprime l’atto dell’idillio amoroso e trasforma in due atti separati i due quadri nei quali si articolava l’atto III.

 

Il debutto slitta di un anno. Puccini è impegnato in ulteriori rifacimenti di Edgar, opera della quale segue gli allestimenti, tra cui quello prestigioso al Teatro Real di Madrid, nel marzo 1892. Tornato in Italia, mette a punto con Illica l’atto III di Manon Lescaut, in particolare il concertato, che viene intessuto attorno all’appello delle prigioniere pronte per la deportazione. L’opera è terminata nell’ottobre 1892.

 

Caratteri generali

 

Terza opera di Puccini in ordine cronologico, Manon Lescaut indicò all’autore la futura strada da percorrere.

È generalmente considerata la sua prima partitura operistica completamente matura e personale.

Lo stesso soggetto aveva già ispirato la Manon Lescaut di Daniel Auberisc  e soprattutto la Manon di Jules Massenet. Quando Marco Praga gli fece notare che avrebbe dovuto affrontare il confronto con la fortunata opera di Massenet, Puccini rispose: «Lui la sentirà alla francese, con cipria e i minuetti. Io la sentirò all’italiana, con passione disperata.»

 

Versioni

 

Puccini modificò la partitura a più riprese, per trent’anni, da immediatamente dopo il debutto dell’opera fino a poco prima di morire. Ricordi pubblicò in Italia ben otto diverse edizioni, per canto e pianoforte o, più raramente, in partitura d’orchestra.

 

Trama

 

Atto I

 

Nei pressi di un’osteria, studenti, borghesi e ragazze scherzano sui temi dell’amore e della giovinezza. Uno degli studenti, Renato Des Grieux, vanta la propria indifferenza verso l’amore («L’amor? Questa tragedia, ovver commedia, io non conosco!»).

 

Giunge una carrozza, dalla quale scendono Manon Lescaut, una ragazza destinata alla vita monastica, e il fratello, nel libretto indicato con il solo cognome: Lescaut. Quando Des Grieux vede Manon, è amore a prima vista. Non appena la ragazza rimane sola, le si avvicina e, al ritorno del fratello di lei, riesce a strapparle un nuovo appuntamento.

 

Nel frattempo Lescaut architetta il rapimento della sorella. In tal modo lei diventerà l’amante di Geronte, facoltoso banchiere, e lui ne condividerà la vita lussuosa. Ma uno degli studenti, Edmondo, ascolta il dialogo, informa l’amico Des Grieux e organizza una contromossa: sarà Renato a rapire Manon, battendo sul tempo il vecchio Geronte. A fatica Des Grieux riesce a convincere Manon a fuggire con lui e, mentre gli studenti salutano la partenza in carrozza dei due innamorati, Geronte medita vendetta. Lescaut, d’altronde, si dice certo che la sorella non sopporterà a lungo una vita modesta.

 

Atto II

 

Siamo nel salotto della casa di Geronte. Come volevasi dimostrare, l’idillio è durato poco e Manon ha raggiunto il fratello per diventare la mantenuta del banchiere. La vediamo allo specchio, mentre si prepara per un ricevimento, durante il quale dovrà esibirsi nel ballo e nel canto. Sennonché la ragazza comincia ad annoiarsi e a provare nostalgia per Des Grieux, tanto che il fratello, per evitare che la situazione precipiti, decide di chiamare di nascosto Des Grieux a palazzo.

 

Il ricevimento è terminato, Manon è sola. Nella sua camera irrompe Des Grieux e, con lui, la passione di un tempo. Il ragazzo naturalmente è furibondo, ma, forte del suo fascino, Manon trova facilmente le parole per ammansirlo. Peccato che nel bel mezzo di un lungo abbraccio arrivi Geronte che, senza troppo scomporsi, anche di fronte all’ironia della ragazza che gli ricorda la differenza d’età, si accomiata con un sibillino «Arrivederci… e presto!».

 

Manon non si rende conto del pericolo. Des Grieux la supplica di fuggire immediatamente, ma persino quando il fratello, precipitatosi a palazzo, la avverte che Geronte l’ha denunciata, Manon non sa decidersi a lasciare tutte quelle ricchezze. Proprio mentre tenta di recuperare un po’ di gioielli qua e là per la stanza, entrano le guardie e la arrestano come ladra e adultera.

 

Atto III

 

È notte. Manon è rinchiusa con altre cortigiane nella prigione di Le Havre, in attesa di essere imbarcata all’alba in una nave diretta verso gli Stati Uniti. Lescaut organizza una fuga per evitare la deportazione, ma il piano fallisce e, quando il sergente degli arcieri inizia l’appello delle deportate, a Des Grieux non rimane che una possibilità: supplicare il comandante della nave affinché accetti di imbarcarlo insieme a lei. Le sue parole e le sue lacrime commuovono il comandante e i due innamorati partono per l’ennesimo viaggio.

 

Atto IV

 

Sotto il sole rovente del deserto di New Orleans, Manon e Des Grieux vagano senza meta, stremati dalla fatica. Ancora una volta, l’imprudenza della ragazza li ha costretti alla fuga, ma sarà l’ultima. Manon è stanca, cade al suolo, incapace di proseguire. Non c’è acqua. L’orizzonte non rivela ombra di vita. Il suo amante fedele non può fare più nulla, se non gridare la sua disperazione e ascoltare le sue ultime parole; la bella e voluttuosa Manon muore fra le sue braccia, sorridendogli amorosamente per l’ultima volta.

 

 

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