1 ago kennedy

 

Accadde oggi, 1 Agosto: 1943, in pochi sanno che John Fitzgerald Kennedy fece di tutto per andare in guerra ed al comando della motosilurante PT-109, fu un vero eroe!

 

 

Tenne, fino a Dallas, la noce di cocco sulla quale aveva inciso un SOS, sulla sua scrivania alla Casa Bianca. Andato a combattere nel Pacifico ed affondato da un caccia giapponese, nuotò per sei chilometri con una cinghia di cuoio in bocca, trasportando un suo uomo gravemente ustionato! Poi nuotò ancora per quattro ore per raggiungere degli indigeni e chiedere aiuto!

 

 

di Daniele Vanni

 

Se dovessi ricordare un politico italiano di primissimo piano che fu un eroe…non mi viene in mente nessuno! Non parlatemi di Garibaldi, che di politico ha poco, essendo semmai un accolito di un “terrorista” e omicida di sua mano e come mandante come Mazzini e terrorista, pare, fu anche Crispi in combutta con Pieri di Ponte a Moriano (ghigliottinato assieme ad Orsini per avere lanciato una bomba contro Napoleone III). Poi mi viene il nome di Mussolini che dopo essere stato fra i più grandi promotori della strage inutile della Prima Guerra mondiale, dopo un poco spiegabile scoppio accidentale di un mortaio o giù di lì, fu congedato e non tornò più al fronte. Dove invece era quello che è considerato il più grande statista del secondo dopoguerra, Alcide De Gasperi, che peò sparava contro mio nonno perchè dopo essere stato deputato del Sud Tirolo a Vienna era soldato austriaco ed antiitaliano viscerale!!! Ma anche questo in pochi lo sanno!

Meglio tornare a Kennedy che a quanto ho letto e scrivono, – non spetta certo a me verificare la veridicità di tutto questo, – fu davvero non solo volontario in guerra, ma fece di tutto per andare al fronte dove fu vero eroe!

 

La US-Navy, la Marina americana possedeva da tempo le navi più avanzate al mondo. Ad esempio nelle motosiluranti. Noi italiani avevamo avuto, come sempre, anche qui, un passato storico importante, ma poi…I nostri MAS (Motoscafo Armato Silurante) motorizzati dalle officine Fraschini e poi prodotti dal Cantiere Orlando di Livorno da dove uscirono i MAS impiegati da d’Annunzio, Luigi Rizzo e il livornese Ciano nella beffa di Buccari, erano all’avanguardia nella Grande Guerra, nel calmo Adriatico, ma  inadatti in mare aperto e mosso, per cui lasciammo durante il secondo conflitto la loro produzione e dovemmo riparare addirittura a copiare motosiluranti jugoslave! Le motosiluranti da pattugliamento (Patrol Torpedo Boats) americane, di cui parliamo oggi, furono le più grosse utilizzate dalla Marina statunitense durante la seconda guerra mondiale. Con le loro 40 tonnellate di stazza e 20 metri di lunghezza, avevano un robusto scafo in legno, realizzato con due strati di fasciame in mogano spessi 2,5 cm. Erano dotate di tre motori a benzina Packard (uno per ogni albero d’elica) di 1 500 hp ciascuno, che potevano spingerle fino alla velocità massima di 76 km/h! I motori erano equipaggiati con scarichi silenziati che dirigevano i gas di scarico sott’acqua, per ridurre le possibilità di individuazione sonora da parte delle navi nemiche, per arrivare con sorpresa addosso al nemico e avvertire l’avvicinarsi di aerei nemici. La sua arma offensiva principale era costituita dai siluri di quasi 1550 Kg., per lanciare i quali bisognava arrivare sotto i 3 Km.: lanciare e poi scappare con una cortina fumogena dalle cannonate nemiche capaci di gittate ben maggiori. A pieno carico la PT-109dislocava 56 tonnellate, ospitando 14 uomini di equipaggio. Poiché le motosiluranti utilizzavano come combustibile benzina avio, estremamente infiammabile, un colpo diretto al loro compartimento motori comportava talvolta la perdita totale della nave e del suo equipaggio.

Ma noi vogliamo parlare oggi di una motosilurante mitica: la PT-109! Che ebbe come ultimo comandante, il sottotenente di vascello John Fitzgerald Kennedy, futuro presidente degli Stati Uniti d’America! La PT-109 fu varata il 20 giugno 1942 e il 10 luglio dello stesso anno consegnata alla Marina statunitense, che provvide al suo equipaggiamento presso i cantieri New York Navy Yard di Brooklyn. PT-109 caricata a bordo della nave classe liberty SS Joseph Stanton per il suo trasporto nel teatro di guerra del Pacifico, 20 agosto 1942. Nonostante i suoi dolori alla schiena, Kennedy utilizzò l’influenza della sua famiglia per partecipare alla guerra!!! Egli iniziò con il grado di ensign (letteralmente “insegna”, equivalente di un guardiamarina della Marina militare o di un sottotenente dell’Esercito italiano), con un lavoro sedentario presso l’Intelligence della Marina americana nell’ottobre del 1941. Poi, trasferito nella Carolina del Sud nel gennaio del 1942, a causa di una sua breve relazione con la giornalista danese Inga Arvad, entrò come volontario nel Centro Addestramento Motosiluranti a Melville, nel Rhode Island, ove fu promosso al grado di Lieutenant, junior grade (LTJG). Cercando il servizio combattente, Kennedy si trasferì il 23 febbraio 1943, sull’isola di Tulagi, nell’arcipelago delle Salomone e assunse il comando della PT-109 il 23 aprile.

Il 1º agosto la base delle motosiluranti venne fatta oggetto di un attacco aereo da parte di 18 bombardieri giapponesi: nonostante tutto ciò, la PT-109 di Kennedy e 14 altre motosiluranti vennero inviate in missione verso nord, allo stretto di Blackett, attraverso il passaggio Ferguson, poiché un rapporto dei servizi d’informazione segnalava che cinque incrociatori nemici avrebbero fatto rotta quella notte verso l’isola di Kolombangara. Quella notte ci furono molti scontri…La PT-109, con altre, ricevettero l’ordine di continuar e a pattugliare la zona in caso di ritorno del nemico.

Verso le 02:00 del 2 agosto 1943, una notte senza luna, la motosilurante di Kennedy aveva spento un motore per evitare il rilevamento della scia da parte degli aerei giapponesi quando l’equipaggio si accorse di trovarsi sulla rotta del cacciatorpediniere giapponese Amagiri, che stava rientrando dopo aver scaricato rifornimenti e 900 soldati. L’Amagiri stava viaggiando ad una velocità relativamente elevata,. L’equipaggio della PT 109 ebbe meno di 10 secondi per incrementare la velocità dei motori: la prua del cacciatorpediniere travolse la nave americana, forse con volontà, spezzandola in due tronconi! Due marinai rimasero uccisi e altri due membri dell’equipaggio gravemente feriti. Solo la parte prodiera in un mare di fiamme della PT-109, cha aveva anche lanciato due siluri senza colpire il cacciatorpediniere, riuscì a stare a galla. Stremati, i sopravvissuti raggiunsero la piccola isola di Plum Pudding (denominata ora Isola Kennedy), a quasi sei Km. dallo scontro senza che vi fossero stati attacchi di squali o di coccodrilli.

Kennedy, che aveva fatto parte della squadra di nuoto dell’Università di Harvard, utilizzò la cinghia di un salvagente, tenuta serrata fra i suoi denti, per trascinare il suo compagno macchinista, gravemente ustionato. L’isola aveva un diametro di soli 90 m ed era priva sia di cibo che di acqua, e l’equipaggio doveva nascondersi dalla vista delle navi giapponesi che passavano di fronte. Kennedy nuotò per circa quattro ore ancora per raggiungere le isole Naru e Olasana, alla ricerca di cibo e soccorso; egli quindi guidò i suoi uomini su quella di Olasana, sulla quale si potevano trovare noci di cocco ed acqua potabile. Kennedy e i suoi uomini sopravvissero per sei giorni, cibandosi di noci di cocco, prima di essere trovati dai loro soccorritori. Su un guscio di noce di cocco, Kennedy incise il seguente messaggio che affidò agli indigeni :

NAURO ISL

COMMANDER… NATIVE KNOWS POS’IT…

HE CAN PILOT… 11 ALIVE

NEED SMALL BOAT… KENNEDY

Questo messaggio fu trasportato con grandi rischi attraverso 65 km di acque ostili, alla più vicina base alleata. Infine la PT-157, , poté giungere a recuperare i sopravvissuti.

La noce di cocco venne conservata in un involucro di vetro da Kennedy, che durante la sua Presidenza la tenne sulla sua scrivania nello Studio Ovale!

 

Foto: Il sottotenente Kennedy (ultimo a destra, in piedi) sulla PT 109 con il suo equipaggio (1943)

 

 

 

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