Accadde 1° Dicembre: 1299, Battaglia di La Falconara, La Falconara, nelle campagne di Trapani: gli Aragonesi strappano il Sud agli Angioini

 

 

La battaglia di Falconara o di Falconaria (1º dicembre 1299) fu un episodio, forse il maggiore,  delle cosiddette Guerre del Vespro, in cui l’esercito di Federico III di Sicilia sconfisse quello del Regno di Napoli comandato da Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, che fu catturato.

Il sito della battaglia, secondo le fonti, nelle campagne di Trapani (in direzione di Marsala), nel triangolo compreso nelle frazioni trapanesi di Fontanasalsa, Marausa e Locogrande.

 

Dai Franchiattestatisi al di là dei Pirenei, come vassalli dell’Impero di Carlo Magno, era nato il futuro regno di Aragona. Questi, che avevano resistito all’invasione musulmana, iniziata nel 711 e che già nel 719 vedeva la conquista di Barcellona, il che spingeva i Goti della penisola a rinforzare i Franche e addossarsi ai Pirenei, avevano dato vita lungo il corso dell’Aragon, ad un territorio indipendente. Regno che come quello di Barcellona, e Catalogna, di Navarra, di Leon, si consolidarono subito dopo la fermata degli Arabi a Poitiers che non erano però riusciti a penetrare molto se non con sporadiche spedizioni.

L’unione del territorio aragonese, di Barcellona, della Catalogna, darà l’avvio alla potenza aragonese che si estenderà alle Baleari, alla Sardegna e al Sud Italia.

 

I francesi Angiòerano invece insediati, sempre come Franchi, ad Angers capoluogo del Maine e della Loira, nella colonia romana sita nel cuore ed il nord della Francia a ridosso della Bretagna: due famiglie provenienti dai Capetingi, terza dinastia franca dopo Merovingi e Carolingi. Tale casata darà poi origine ai Plantageneti, futuri sovrani d’Inghilterra, e governerà sul regno di Napoli fra la seconda metà del XIII e la prima metà del XV secolo.

Capostipite degli Angioini è Carlo I d’Angiò, che si stanziò nel Regno di Napoli nel 1282. La dinastia, nelle varie diramazioni, oltre ai regni di Napoli e, brevemente, quello di Sicilia, riuscì in seguito a governare molti paesi in Europa, tra cui la Provenza, la Lorena, la Polonia e l’Ungheria. La vera e propria prima dinastia a governare sulla contea di Angiò fu però quella degli Ingelgeridi, coi loro discendenti Plantageneti, ma in genere la storiografia, per evitare confusione, riserva il termine Angioini, in special modo alle dinastie cadette di Francia, preferendo utilizzare soprattutto il termine Plantageneto per indicare la precedente dinastia.

 

 

Adesso, ci trovavamo con gli Aragonesi a Napoli e gli Angiò con Filippo I d’Angiò (10 novembre 1278 – Napoli, 23 dicembre 1332) principe di Taranto, despota dell’Epiro, principe d’Acaia ed imperatore titolare di Costantinopoli, che quindi stava consolidando un vasto regno nel Mediterraneo.

Il 4 febbraio 1294, il padre lo aveva nominato Principe di Taranto ad Aix-en-Provence, mentre il 12 luglio lo elevò a Vicario-Generale del Regno di Sicilia. Questi onori erano il preludio al piano di Carlo di conferire a Filippo un impero a oriente del mare Adriatico. Lo stesso 12 luglio Filippo sposò per procura Thamar Angela Comnena Ducena (1277 – 1311), figlia di Niceforo I despota d’Epiro e di Anna Cantacuzena: minacciato dall’Impero bizantino, Niceforo aveva deciso di rivolgersi agli Angiò e acconsentì al matrimonio di Tamara e Filippo. Il matrimonio fu confermato, con i due sposi presenti di persona, il 13 agosto a L’Aquila. In questa occasione Carlo cedette a Filippo il Regno d’Albania, la signoria del Principato d’Acaia e tutti i suoi diritti sull’Impero latino di Costantinopoli e la Signoria della Vlachia. Come dote della figlia, Niceforo concesse al genero le fortezze di Vonitsa, Vrachova, Argirocastro e Naupatto (in Etolia); dichiarò infine che alla sua morte sarebbe stato succeduto dalla figlia, invece che dal figlio Tommaso I Comneno Duca.

 

Il Regno di Napoli, o meglio: il Regno di Sicilia al di qua del Faro di Messina, già parte integrante del Regno Normanno di Sicilia, era sotto Carlo I d’Angiò (figlio del re di Francia, Luigi VIII) scacciato dalla Sicilia dai Vespri Siciliani nel 1282, nel 1268 aveva decapitato Corradino di Svevia, nipote del grande Federico II e figlio di Corrado IV, e due anni prima aveva sconfitto e ucciso a Benevento, con l’aiuto del Papa, il figlio di Federico e zio di Corradino, Manfredi. E con l’aiuto, ma anche il freno del Papato, Clemente IV, francese occitano, voleva estendere dopo la Toscana e parte del Piemonte, il dominio su tutta l’Italia.

Ma con la morte di Clemente e l’elezione di Tedaldo Visconti (il Papa di Marco Polo) e poi di una sequela di Papi italiani, dei Fieschi, degli Orsini, l’Angioino perso i territori italiani settentrionali, poi la Toscana e, con i Vespri, la Sicilia.

 

 

La morte di Alfonso il Franco nel 1291 provocò, quattro anni dopo, un nuovo grande conflitto tra la Corona d’Aragona e il Regno di Trinacria, siccome Giacomo il Giusto appena fu proclamato conte re della corona d’Aragona delegò il Regno di Sicilia a suo fratello minore, Federico III di Sicilia.

 

La pace di Anagni fu firmata nel 1295; nella stessa Giacomo il Giusto cedette il Regno di Sicilia allo Stato Pontificio ricevendo dal Papa in compensazione 12.000 lire tornesi e, probabilmente, la promessa di infeudazione di Corsica e Sardegna.

Il matrimonio di Giacomo il Giusto con Bianca di Napoli, figlia di Carlo II d’Angiò e il ritorno dei tre figli che Carlo II d’Angiò aveva dovuto lasciare come ostaggi in Catalogna in cambio della sua libertà nel 1288, modificò radicalmente la situazione, perché i siciliani si considerarono svincolati dalla fedeltà dovuta a Giacomo II di Maiorca.

Nello stesso documento, Carlo I di Valois, rinunciò alla corona d’Aragona e Giacomo II di Aragona restituì il Regno di Maiorca a Giacomo II di Maiorca, conquistato in precedenza da Alfonso III di Aragona (Alfonso il Franco).

 

Federico III di Sicilia aveva il sostegno di molti dignitari catalani della Sicilia, e fu nominato dal parlamento siciliano l’11 dicembre del 1295 e incoronato re della Sicilia il 25 maggio del 1296. Nominò quindi, con l’incarico di viceré e capitano generale di Sicilia, Guglielmo Galceran di Carteglia e capitano generale della Calabria Blasco d’Alagona “il vecchio”, iniziando così un’offensiva in Calabria.

 

Ruggiero di Lauria, spogliato dei suoi castelli siciliani, si recò in Calabria dove tentò di sollevare una rivolta contro Federico III, ma fu sconfitto nella battaglia di Catanzaro e tornò in Catalogna per costruire un nuovo esercito in nome di Giacomo il Giusto.

 

Giacomo il Giusto si recò a Roma nel 1297 dove Papa Bonifacio VIII gli richiese di attaccare (come vedete i Papi di Roma non si fanno neppure scrupolo di camuffare un poco la loro politica sfrenata verso il soldo ed il potere! temporale naturalmente!) Federico III, che aveva rifiutato di dare la Sicilia alla Chiesa e agli angioini. La flotta sbarcò e prese Patti e assediò Siracusa nel 1298. Giovanni di Lauria morì e Giacomo il Giusto tolse l’assedio per preparare una nuova formazione armata per attaccare la Sicilia.

 

La battaglia

 

Filippo I d’Angiò, principe di Taranto, che era stato nominato vicario generale del Regno di Sicilia il 12 luglio 1294, preparò l’invasione dell’isola nel novembre del 1299, con cinquanta galee e numerose truppe e nobili, che assediò Trapani. Federico III riunì i suoi a Castrogiovanni e marciò per togliere l’assedio a Trapani. Gli eserciti si scontrarono a Falconaria, presso le odierne frazioni trapanesi di Marausa e Locogrande.

 

Filippo I d’Angiò divise le sue forze alla maniera feudale, in tre corpi di battaglia di lato, con lo stesso comandante a destra, il centro guidato dal maresciallo Broglio dei Bonsi e sinistra da Tommaso di Sanseverino, conte di Marsico.

 

Federico III di Sicilia usò una tattica simile, con lui al centro solo con la fanteria, la sinistra con Blasco d’Alagona “il vecchio”, con alcuni cavalieri e almogàver con Raimondo III Moncada e Berenguer VI de Entenza,[3] e alla destra la cavalleria della Repubblica di Siena.[8]

 

La battaglia iniziò quando la sinistra siciliana avanzò verso Sanseverino, che rispose con una raffica delle balestre angioine sugli almogaveri. Filippo I stesso poi guidò i suoi uomini contro Blasco d’Alagona e la sinistra siciliana, ma incontrò una forte resistenza e si mosse quindi contro il debole centro siciliano, comandato dallo stesso Federico III. Questa mossa fu fatale. A Broglio dei Bonsi fu impedito di entrare in battaglia in quel momento e questo diede la possibilità a Blasco d’Alagona di indirizzare i suoi mercenari almogaveri su Filippo I, la cui cavalleria, il fiore della cavalleria napoletana, fu ridotta allo sbando. Filippo I combatté coraggiosamente fino a quando fu disarcionato e fatto prigioniero.

Con Filippo I d’Angiò catturato, Federico III di Sicilia entrò a Trapani vittorioso.

 

 

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