ABITARE COLLABORATIVO: INAUGURATI AD ARSINA (LUCCA) I PRIMI APPARTAMENTI DELLA FONDAZIONE CASA A CANONE SOSTENIBILE

I locali destinati a famiglie e persone in difficoltà della cosiddetta “fascia grigia”

E’ in corso – nell’ambito del progetto – il recupero di altri edifici situati a Capannori,

Borgo a Mozzano, Castelnuovo Garfagnana e MassarosaDSC_0989DSC_1005

 

Lucca – 16 dicembre 2017. Quelli della frazione collinare di Arsina (Lucca) sono i primi appartamenti a canone agevolato inaugurati dalla Fondazione Casa Lucca nell’ambito del più articolato progetto “Abitare collaborativo” varato la scorsa primavera e i cui risultati cominciano ad essere tangibili con la ristrutturazione dei locali adiacenti alla canonica della frazione del comune di Lucca.

 

I nuovi locali sono stati ufficialmente aperti alla presenza del presidente della Fondazione Casa Lucca Carlo Lazzarini dal vicepresidente Mario Regoli, con la direttrice Daniela Micheletti, del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini accompagnato dall’assessore alle politiche della casa Lucia Del Chiaro, del consigliere delegato della Provincia Renato Bonturi, dell’Arcivescovo di Lucca Mons. Italo Castellani con Mons. Alberto Brugioni, parroco di Arsina, nonché del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Marcello Bertocchini.

 

L’intervento di recupero. La ristrutturazione del fabbricato, di proprietà della parrocchia di Arsina, è consistita nel recupero e nel consolidamento dell’immobile in modo da preservarlo dal degrado. E’ stata rifatta la copertura e gran parte del sottotetto, mentre si sono rese necessarie opere di consolidamento strutturale dell’intero edificio, anche attraverso il consolidamento delle aperture sulle mura portanti e l’inserimento di architravi d’acciaio. Inoltre sono stati sostituiti alcuni solai del primo piano. Altri lavori, invece, hanno riguardato l’adeguamento dei nuovi spazi per rendere abitabili gli ambienti nonché la realizzazione di un nuovo impianto di smaltimento, nuovi impianti elettrici e termoidraulici, l’installazione di un nuovo impianto di adduzione gas, nonché il potenziamento del rifornimento idrico.

 

Più nel dettaglio al piano terra dell’edificio – il cui utilizzo è rivolto alla comunità parrocchiale – sono state eseguite opere per migliorare l’abitabilità e il confort: ad esempio con la realizzazione di due nuovi servizi igienici e l’installazione di una stufa a pellet in grado di riscaldare l’ambiente tramite termoventilazione.

Al primo piano, invece, si trovano le unità abitative, di circa 75 mq, entrambe dotate di due camere, servizi igienici, cucina e zona giorno. Gli appartamenti sono stati completamente ripavimentati e rivestiti in gres e rifiniti con infissi interni ed esterni in legno.

L’investimento per il recupero di questo edificio è stato di circa 300mila euro, derivanti da fondi del progetto “abitare collaborativo” messi a disposizione dalla Fondazione CRL e da un finanziamento CEI 8×1000.

 

Abitare collaborativo. Il progetto, nel suo complesso, punta a recuperare ed a rivitalizzare piccoli borghi rurali e collinari; e ad offrire delle risposte concrete alle esigenze di bisogno abitativo sul territorio per una determinata fascia di popolazione in stato di disagio: la cosiddetta “fascia grigia”, popolata da lavoratori precari e famiglie in difficoltà che non riescono a restare nel mercato privato degli affitti né, tantomeno, ad acquistare un’abitazione, oppure che non  sono compresi nel ristretto ambito dell’edilizia sociale pubblica. Ma anche situazioni di marginalità più accentuata (persone senza dimora, ad esempio) e condizioni di fragilità o a rischio povertà (anziani, padri separati, ecc.), oppure persone che hanno concluso i percorsi di recupero o che si trovano in strutture socio-sanitarie (donne vittime di tratta e di violenze) che spesso si trovano senza un’abitazione da cui ripartire.

Sono previsti interventi di ristrutturazione delle abitazioni improntanti al risparmio energetico, al minor impatto ambientale riducendo i consumi e all’impiego di materiali costruttivi tradizionali e ai fondamenti di bioarchitettura e bioedilizia. La Fondazione Casa è impegnata, quindi, nel recupero di edifici di proprietà pubblica (di enti o di scuole) e privata (enti religiosi) situati in periferie urbane o in aree collinari limitrofe ai centri urbani.

Gli obiettivi del progetto e l’intervento compiuto ad Arsina, tra l’altro, sono stati recentemente oggetto di un confronto pubblico tra i rappresentanti della Fondazione Casa , del Comune di Lucca e i residenti della frazione collinare lucchese.

 

Particolarmente soddisfatto il  presidente della Fondazione Casa Lucca Carlo Lazzarini: “Si tratta – dichiara – dei primi appartamenti che inauguriamo nell’ambito del progetto che si basa sulla volontà di rendere disponibili spazi abitativi a famiglie in difficoltà in luoghi del territorio da rivitalizzare, riqualificando immobili pubblici o privati. La finalità di questa azione di housing sociale, infatti, è anche quella di creare i presupposti per un’integrazione dell’esigenza abitativa, dello sviluppo sociale e del miglioramento della qualità della vita in quartieri periferici o borghi collinari creando alloggi ad hoc e servizi di comunità. Arsina è il primo passo. Nei prossimi mesi ne seguiranno altri”.

 

Gli immobili da rendere disponibili – per un totale di 25 appartamenti/locali -, oltre ai due di Arsina, si trovano nella frazione di Antisciana nel comune di Castelnuovo Garfagnana, a Tassignano (Capannori) ad Oneta (Borgo a Mozzano) e alla Ficaia (Massarosa), complesso abitativo già di proprietà della Fondazione Casa all’interno del quale è già stato realizzato un progetto di alloggi transitori inaugurati nel novembre del 2015.

 

“Questo progetto dichiara fin dal titolo ‘Abitare collaborativo’ la sua missione – aggiunge il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini , che è quella di operare tutti in maniera sinergica per fornire risposte sempre più articolate al bisogno abitativo che, insieme al lavoro, rappresenta il cuore delle necessità espresse da parte dei cittadini in difficoltà. Siamo particolarmente lieti che proprio dalla frazione di Arsina si continuino a vedere oggi i frutti importanti di questo impegno corale che sarà in grado di dare soluzioni concrete a favore di quelle persone che, per svariati motivi, non riescono a reperire un immobile sul mercato ma che nemmeno rientrano nei parametri previsti per l’accesso ad una casa di edilizia residenziale pubblica”.

 

“Il progetto segna per la Diocesi una risposta particolarmente virtuosa. – dichiara Monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca – Esso consente di rivalutare il patrimonio architettonico di grande bellezza di cui le Parrocchie sono depositarie ed insieme di restituirlo a delle finalità sociali, volte all’inclusione, a risposte innovative contro le forme di povertà emergenti. Ci piace immaginare che nuove alleanze sui territori rendano possibili nuovi servizi ed insieme preservino quanto le comunità nei secoli hanno edificato grazie alla generosità della gente e alla loro devozione”.

 

“Quello dell’emergenza abitativa – sottolinea Marcello Bertocchini, presidente della Fondazione CRL – è un tema che l’Ente di San Micheletto ha affrontato ormai da molti anni, individuando proprio nell’housing sociale uno dei suoi primi progetti strategici. Vedere l’evoluzione di quelle iniziative in una realtà sempre più sistemica e articolata è per noi motivo di grande soddisfazione poiché si percepisce in maniera chiara come questa progettualità non sia statica, ma in continua ricerca di soluzioni nuove e sempre più efficienti a problematiche diverse e mutevoli. Questioni che possono trovare adeguate risposte solo attraverso una collaborazione tra enti, basata sulla concretezza e su un’organizzazione coordinata”.

 

I soggetti coinvolti nel progetto “Abitare Collaborativo” sono, in primis la Fondazione Casa Lucca che è soggetto promotore insieme con la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca; poi i partners che sono gli altri enti pubblici soci della Fondazione Casa (Comuni, Provincia, Arcidiocesi di Lucca, Inbar, associazioni di categoria, realtà del terzo settore e del privato sociale.

L’investimento complessivo del progetto ammonta ad oltre 2,2 milioni di euro, derivanti dal contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (1,6 milioni di euro), dalla quota della Fondazione Casa Lucca (circa 370mila euro) e dal restante cofinanziamento dei soci della Fondazione per circa 237mila euro.

E’ in corso – nell’ambito del progetto – il recupero di altri edifici situati a Capannori, Borgo a Mozzano, Castelnuovo Garfagnana e Massarosa

 

 

Share