Stazzema_Stamani siamo andati in cerca dei porcini in un territorio disastrato dal vento del 4 e 5 marzo 2015 e dall’abbandono della cura coltiva dei castagneti e di tutte quelle attività che il frutto della castagna abbisogna per divenire prodotto per l’alimentazione. Una serie di obbligatorie mansioni, dalla potatura al trasporto per la macinazione che giovavano al buon mantenimento della selva, alla sentieristica e alla situazione idrogeologica, che traeva beneficio dalla regimazione delle acque pluviali alla manutenzione dei terrazzati. Insomma il territorio era utilizzato, custodito e sorvegliato. Adesso bisogna essere quasi dei temerari per andare in certi luoghi, specie se ci si avventura da soli. Anche chi ha dimestichezza del territorio deve fare molta attenzione e fa fatica a orientarsi visto che i viottoli sono cancellati dagli stramazzi dei castagni e che spesso i varchi da un versante all’altro sono preclusi da barriere di “scepaloni” e dall’attraversamento di alberi. Insomma dal Venaio al Covone , passando dai colli dell’Ave Maria, della Fontana e dalla Selvetta, al metato del Giogio, il terreno è in una condizione di forte dissesto. Una spada di Damocle per il fondovalle.

Giuseppe Vezzoni, addì 9.10.2019

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