5 tra le maggiori economie al mondo sono a rischio recessione

Cinque delle economie che rientrano nelle venti maggiori al mondo sono a rischio recessione, pesano fattori come la Brexit e il crollo della produzione. L’analisi

5 tra le maggiori economie al mondo sono a rischio recessione

L’economia britannica ha mostrato una notevole flessione nel secondo trimestre del 2019, mentre l’Italia ha segnato crescita zero e l’economia tedesca – la quarta maggiore al mondo – ha rallentato a giugno.

Fuori dall’Europa, il Messico ha appena evitato una contrazione e la sua economia dovrebbe rimanere debole per tutto il resto dell’anno, mentre i dati suggeriscono un Brasile indirizzato verso la recessione già nel secondo trimestre.

In che modo collegare gli scenari appena descritti? Ognuna di queste economie è tra le 20 maggiori al mondo. Lo fa notare Andrew Kenningham, di Capital Economics.

Il quadro dipinto da Kenningham non è affatto rassicurante, anche considerando – prosegue l’esperto – che Paesi come Singapore e Hong Kong, snodi cruciali per finanza e commercio, stanno soffrendo molto.

Scenari indeboliti

Secondo Kenningham la crescita è stata trascinata in basso da uno specifico cocktail di fattori, tra cui il crollo della produzione globale e un forte calo della fiducia delle imprese.

L’economia della Cina sta crescendo al ritmo più lento di tre decenni, mentre il Paese è impelagato nella prolungata battaglia a colpi di dazi con gli Stati Uniti.
Scenario che – spiega Neil Shearing, anche lui di Capital Economics – permette di inquadrare “il debole contesto globale”.

L’FMI il mese scorso ha tagliato le sue previsioni di crescita globale per quest’anno al 3,2%, vale a dire il tasso d’espansione più debole dal 2009, ridimensionando le aspettative anche per il 2020 al 3,5%.

Gli investitori, dalla loro, non nascondono affatto l’enorme preoccupazione: il mercato obbligazionario continua a lanciare “segnali d’avvertimento” e più di un terzo dei gestori patrimoniali interpellati da Bank of America prevede una recessione globale nei prossimi 12 mesi.

Carsten Brzeski, capo economista di ING, fa luce sul notevole indebolimento del panorama tedesco, notando come il rapporto sul PIL segni definitivamente “la fine di un decennio d’oro per l’economia di Berlino”.

Dall’altra parte, il caos Brexit sta contribuendo a trascinare sempre più in basso il Regno Unito, dove l’economia fa registrare i suoi numeri peggiori dal 2012.
Le previsioni parlano di un rimbalzo nel terzo trimestre – che eviterebbe una recessione – ma se Boris Johnson dovesse spingere il Paese verso una hard Brexit il crollo sarebbe inevitabile.

In Italia la produzione debole, l’elevata disoccupazione giovanile, l’enorme debito e il caos politico segnano il protrarsi di una situazione di malessere, così come in Messico, dove gli investimenti continuano a diminuire, e in Brasile, già sull’orlo di una recessione.

Qual è il più grande rischio per l’economia globale?

Su tutti, la guerra commerciale. Se le tensioni sull’asse Pechino-Washington dovessero aumentare, la fiducia delle imprese potrebbe segnare minimi storici.
Tanto che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, la crescita nel 2020 potrebbe ridursi di almeno mezzo punto percentuale se la situazione dovesse proseguire il trend attuale, o persino aggravarsi.

Un segnale positivo lo si è visto da parte statunitense solo qualche giorno fa, con la Casa Bianca che ha posticipato la nuova ondata di dazi al 10% sulle importazioni cinesi per diversi prodotti del comparto tech.

A riferirlo è stato il rappresentante Usa per il Commercio, che ha indicato la data del 15 dicembre come nuova linea di partenza per le imposte, inizialmente previste per settembre.

Sulla scelta avrebbe avuto notevole peso il colloquio telefonico tra il vice premier cinese Liu He e il duo USA formato da Robert Lighthizer e Steven Mnuchin, rispettivamente rappresentante commerciale e segretario al tesoro degli Stati Uniti.

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