Anche se la fondazione risale al 13 luglio 1814, in questo giorno, cioè il 5 giugno, si tiene la Festa dell’Arma dei Carabinieri, perchè si ricorda la prima medaglia d’oro al valor militare concessa all’Arma nel 1920.

 

La medaglia d’oro al valor militare (M.O.V.M.), come massimo riconoscimento del valore militare, fu istituita dal re Vittorio Amedeo III di Savoia il 21 maggio 1793 «[..] per ufficiali inferiori e soldati che avevano fatto azioni di segnalato valore in guerra».

 

Domani appunto, si ricorda la data, in cui la Bandiera dell’Arma fu insignita della prima Medaglia d’oro al Valor Militare per la partecipazione dei Carabinieri alla Prima guerra mondiale. La motivazione che ha accompagnato la medaglia è la seguente: “Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle armi d’Italia“.

 

Nel 1905 il Ministero della Guerra aveva stabilito che, in caso di mobilitazione, l’Arma dei Carabinieri avrebbe dovuto costituire un Reggimento articolato su tre Battaglioni di tre Compagnie ciascuno.

Nel maggio 1915, nell’imminenza della mobilitazione generale, il Reggimento Carabinieri fu costituito su 9 Compagnie, fornite dalla Legione Allievi e dalle Legioni territoriali di Firenze, Ancona, Palermo, Bari e Napoli. La forza complessiva era di 65 ufficiali e di 2.500 tra sottufficiali e truppa, al comando del colonnello Antonio Vannugli. A questa unità si aggiunsero un Gruppo Squadroni, 257 Plotoni autonomi e 168 Sezioni, per un totale di 500 ufficiali e 19.816 sottufficiali e carabinieri. Il Reggimento ed il Gruppo Squadroni costituirono unità d’impiego, mentre le Sezioni e i Plotoni vennero assegnati, per servizi di Polizia Militare, al Comando Supremo, alla Intendenza Generale, ai Comandi e alle Intendenze d’Armata ed infine ad ogni Comando di Divisione di Fanteria e Cavalleria.

 

Presso quei reparti i Carabinieri agivano non solo nelle retrovie, ma anche nelle posizioni di prima linea, ai posti di medicazione, agli sbocchi dei camminamenti, nei punti di passaggio obbligato, lungo le strade e le direttrici di marcia delle truppe operanti. Questi erano i compiti loro assegnati, oltre a quelli di Arma combattente: esecuzione dei bandi per i militari e per le popolazioni civili, recapito di ordini, servizi di sicurezza in sosta ed in marcia, polizia giudiziaria per i reati militari e comuni, vigilanza sanitaria, assistenza ai feriti, ordine interno dei centri abitati, sicurezza delle comunicazioni, prevenzione e repressione dello spionaggio.

 

I Carabinieri, comunque operanti nel corso della 1° Guerra Mondiale, si confermano all’altezza delle loro tradizioni, distinguendosi nelle battaglie dell’Isonzo, dei Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele ed in particolare nei combattimenti sulle pendici del Podgora. Nell’inseguire il nemico oltre l’Isonzo, unitamente a reparti di Cavalleria toccò ai due Squadroni Carabinieri addetti al Comando Supremo l’onore dì entrare per primi a Gorizia, il 9 agosto 1916. E ugualmente il 2 novembre 1918, circa 200 militari del Battaglione Carabinieri Mobilitato presso il Comando Supremo furono tra i primi a toccare il suolo di Trieste liberata. Il loro comandante, capitano Umberto Russo, fu addirittura il primo a sbarcare. L’ufficiale si trovava al seguito del generale Petitti di Roreto, designato quale Governatore di Trieste, che gli ordinò di avviare i contatti con il sindaco della città.

 

Durante il conflitto caddero 1.400 Carabinieri; i feriti furono 5.000. A reparti e singoli militari, operanti in Patria e all’estero, furono conferiti: 1 Croce dell’Ordine Militare di Savoia, 4 Medaglie d’Oro, 304 d’Argento, 831 di Bronzo, 801 Croci di Guerra e 200 Encomi Solenni, tutti al Valor Militare.

 

 

 

 

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Carabinieri in trincea sul Monte Podgora, dove scrissero le pagine più gloriose di tutta la Guerra

 

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