30 luglio Marius_Chiaramonti_Inv1488

Mario

Se andiamo sulle Prealpi alle spalle di Verona, nella Lessinia o sull’ Altopiano di Asiago, sopra Vicenza, sull’Altopiano del Cansiglio (tra Belluno, Treviso e Pordenone) ed in altre valli del Trentino, ancora troviamo isole linguistiche degli antichi Cimbri, una popolazione legata ai Celti e ai Germani, che dettero filo da torcere ai Romani. Alcune di queste popolazioni non derivano dagli antichissimi Cimbri, ma da genti sopraggiunte nel Medioevo che avevano però le stesse radici. Grandi lavoratori del faggio, commercianti abilissimi nel lavorarla, di ambra.  Invasero i territori di Roma, nel 113 a.C. e dopo un girovagare dalla Danimarca, sconfiggendo altre popolazioni, anche celtiche, giunsero all’Austria. Qui, a Noreia, vicino Klaghenfurt, sconfissero i Romani, nel 113 a.C., ma non riuscirono a prevalere come avrebbero voluto e ripassato il Danubio si spostarono verso la Francia, dove si scontrarono con i Galli Allobrogi. Ma prima o poi dovevano anche dare battaglia ai Romani. E questo successe ad Orange, una ventina di Km. da Avignone, dove sconfissero pesantemente e nuovamente i Romani, anche per dissidi fra i due Consoli romani: la località della Provenza si chiamava allora Arausio, e questo aperse loro le porte e agli alleati (o forse della stessa identica razza: Teutoni, e Ambroni) della Gallia Narbonense e dell’Italia.   Ma sulla loro strada, proprio per i problemi di comando di cui si diceva, Roma seppe inviare un uomo straordinario, il futuro avversario di Silla, nella Guerra Sociale, il 7 volte Console Gaio Mario.

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Silla

Nel 102 a.C. i Cimbri e i loro popoli alleati, sconfinarono in Spagna per poi decidere di invadere l’Italia. Ma per contrasti interni, si divisero fatalmente: una parte di loro si diresse nella Gallia Narbonense e qui Mario li attese ad Aquae Sextiae (Aix-en-Provence), alla foce del Rodano a poca distanza di Marsiglia, facendone una vera carneficina. Si parlò addirittura di uno sterminio di 90.000 Cimbri, all’ordine del loro Re Teutobod, compresi donne e bambini che si suicidarono inmassa piuttosto ddi cadere in mano nemica.

Gli altri, la maggioranza, che si erano diretti in Italia, vi entrarono forse dalla Val d’Ossola.

Mario anche questa volta fu attendista. Non li attaccò subito, ma li attese in pianura dove i Romani erano maestri del movimento guerresco.

La battaglia dei Campi Raudii, chiamata anche battaglia di Vercelli, fu combattuta nel 101 a.C. fra un esercito della Repubblica romana, comandato dal console Gaio Mario ed un potente corpo di spedizione composto da tribù germaniche di Cimbri, vicino all’insediamento di Vercellae, nel territorio di quella che a quel tempo era la Gallia Cisalpina. I Cimbri furono letteralmente distrutti, con più di 140.000 morti e 60.000 prigionieri, compresi moltissimi fra donne e bambini. Una gran parte del merito di questa vittoria fu attribuito a Lucio Cornelio Silla, legato del proconsole Quinto Lutazio Catulo, che comandava la cavalleria romana e degli alleati italici.

I due eserciti si incontrarono presso Vercelli, non lontano dalla confluenza del Sesia con il Po, proprio nello stesso luogo in cui Annibale aveva combattuto la sua prima battaglia sul suolo italiano. I Cimbri erano ansiosi di battersi e, come loro usanza, inviarono una delegazione al campo romano per concordare tempo e luogo. Mario li accontentò, e propose il giorno seguente (era il 30 luglio del 101 a.C.) e la piana di Raudii, un vasto luogo pianeggiante, che avrebbe reso più agevoli le manovre della cavalleria romana, superiore a quella germanica. La cavalleria dei Cimbri, muovendosi nella densa foschia mattutina, fu colta di sorpresa da quella romana, con cui fu costretta ad ingaggiare un combattimento ravvicinato prima che potesse disporsi in formazione di attacco, e fu quindi ricacciata indietro verso la propria stessa fanteria, che stava proprio in quel momento schierandosi a battaglia. Al termine i Romani ottennero una schiacciante vittoria, riportando solo leggere perdite, mentre i Cimbri furono letteralmente annientati. Quelli che trovarono la morte in battaglia, cioè la maggior parte dei Cimbri, compreso il valoroso re Boiorix, poterono chiamarsi fortunati, sicuramente più fortunati di coloro che, venduti a

Roma al mercato degli schiavi, trovarono un padrone desideroso di vendicarsi su di loro, uomini del nord, che avevano osato sfidare Roma per conquistare le terre del soleggiato sud prima che i tempi della Storia fossero maturi per questa impresa.

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Tiepolo, la battaglia di Vercelli

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