29 GIUGNO, IL DISASTRO FERROVIARIO CHE FU STRAGE

 RICCARDO ANTONINI

Il prossimo 29 giugno è il 9° anniversario del disastro ferroviario di Viareggio. Un incidente sul lavoro, trasformatosi in un disastro che ha provocato una strage: 32 Vittime, compresi bambini e ragazze. “VerdeAzzurroNotizie” vuole commemorare le vittime di questo tragico evento ricordando come andarono i fatti, cosa è stato ottenuto, in questi anni, dalla giustizia, cosa si poteva fare per evitare la tragedia e cosa, oggi, siamo in grado di fare affinché simili tragedie non abbiano a ripetersi.

A ripercorrere la storia in seguito al disastro, Riccardo Antonini, uno dei ferrovieri che, coraggiosamente, si è messo fin da subito gratuitamente a disposizione dei familiari delle vittime per giungere più rapidamente alla verità.

Riccardo è un uomo mite, dai modi gentili, ma un osso duro, non molla un secondo e mi racconta d´un fiato 9 anni di quella vicenda che rimarrà per sempre impressa nella memoria dei versiliesi, prima di tutto la storia di 32 Vittime, poi di 23 colpevoli su 32 imputati e, infine, si arriva a lui, che per essere dalla parte dei familiari, non ha ceduto nemmeno di un millimetro. Questa scelta non è stata priva di conseguenze; infatti gli è costata il licenziamento in tronco. Un licenziamento politico, quello di Riccardo, quindi discriminatorio, mentre il cav. Moretti, condannato a sette anni per le gravissime responsabilità nella strage di Viareggio, dopo rinomine e promozioni, è stato ricompensato con una buonuscita di circa 10 milioni di €.

I ricorsi di Riccardo al licenziamento sono stati rigettati con motivazioni del tipo: conflitto di interessi e violazione dell’obbligo di fedeltà. A Riccardo viene negato il diritto di esprimere il proprio punto vista e di stare dalla parte dei familiari e delle vittime.

Veniamo al 29 giugno 2009. Antonini inizia a raccontarci cosa è accaduto a partire dai giorni immediatamente successivi al disastro ferroviario.

La battaglia per la sicurezza, la verità e la giustizia viene condotta da 9 lunghissimi anni. Esiste una verità oggettiva scritta a seguito del disastro, esiste poi una verità processuale, sancita il 31 gennaio del 2017, nella quale 23 dei 32 imputati sono stati condannati a pene dai 6 anni e mezzo ai 9 anni. Le condanne hanno coinvolto i massimi dirigenti delle FS, in primis l´A.D. della holding Mauro Moretti, il quale non solo si è sempre dichiarato estraneo fin dalle prime ore ma, addirittura, non si è mai presentato in tribunale per difendersi; in quel tribunale dove si sono svolte 147 udienze tra incidente probatorio, udienza preliminare e dibattimento processuale. Al termine di questo infinito processo (anche per il fatto che alcune società coinvolte sono estere), è stato scritto nelle motivazioni della sentenza che si è trattato di un incidente sul lavoro, che poteva e doveva essere evitato se fossero state adottate determinate misure di sicurezza, in termini di prevenzione e protezione. Invece, così non è stato.

Sul tema della sicurezza va sottolineato che ben poco è cambiato, tanto che la sicurezza resta ancora una optional.Incidenti ferroviari sono avvenuti prima del 29 giungo ed anche dopo, alcuni gravissimi sono recenti, come Andria e Corato a luglio 2016 nel quale persero la vita 23 persone e 50 i feriti. L’ultimo a Pioltello, il 25 gennaio scorso, con 3 vittime e numerosi feriti e non si contano gli incidenti, svii e deragliamenti che, per buona sorte, non hanno causato vittime e/o feriti.

Ciò significa che la battaglia che conduciamo riguarda la salute e la sicurezza dei ferrovieri, dei lavoratori di ditte del settore, di viaggiatori, e dopo Viareggio, anche degli abitanti situati nei pressi della stazione. La tragica novità del disastro ferroviario di Viareggio è stata proprio che persero la vita persone che stavano riposando nelle proprie abitazioni, pensando di essere nel posto più sicuro della loro vita.

Il tema della sicurezza rimane, tristemente attuale; fin da subito ferrovieri, cittadini e familiari delle vittime, organizzati nell´Associazione “Il Mondo che Vorrei”, si sono mossi, organizzando un Osservatorio e seminari sulla sicurezza per proporre misure adatte ad evitare il ripetersi di situazioni così tanto gravi, misure sancite anche nelle motivazioni del dispositivo della sentenza del 31 gennaio 2017.

Nel dispositivo si parla di: 1) velocità eccessiva per un convoglio che trasportava sostanze altamente infiammabili, quindi molto pericolose; 2) mancanza di un muro di protezione; 3) assenza di carri scudo che avrebbero sicuramente evitato quanto avvenuto. Il carro scudo è un carro ferroviario interposto tra la motrice ed il carico trainato ed è obbligatoriamente previsto in alcuni casi dalla normativa per sicurezza; 4) mancanza dei dispositivi anti-svio in frenatura automatica, vale a dire, dopo uno svio di alcuni carri, il treno va in frenatura automaticamente evitando il deragliamento; 5) Rtb, ossia il rilevamento temperatura boccole e altre misure connesse, utili ad indicare le temperature dei freni e, più in generale, ad inviare eventuali allarmi in caso di anomalie del sistema; misure che non erano state prese neppure in considerazione. Queste le indicazioni ignorate e le stesse sulle quali abbiamo lottato in questi anni avrebbero potuto salvare delle vite umane. A questo proposito, abbiamo inquadrato l´incidente in quella che riteniamo essere la sua vera natura, vale a dire, politico-organizzativa, in quanto dettata da scelte politiche che subordinano la salute e la sicurezza al mercato ed al profitto.

Proprio l´A.D. Moretti, in un´intervista, disse: ´se adottassi le misure che mi vengono richieste, non sarei più competitivo sul mercato´. Tali dichiarazioni ci danno la misura di come funzionano, oggi, sicurezza e salute nei luoghi di lavoro o in che condizioni versa il nostro ambiente, in termini di salubrità. Nel caso di Viareggio, in particolare, c´è stato un problema di sicurezza e un problema di accertamento della verità, che al momento si è concluso, con una sentenza di condanna nel processo di 1° grado. Con i familiari delle vittime abbiamo assunto l’impegno che questa strage non fosse dimenticata e non rimanesse impunita. Invece, molte tragedie avvenute nel nostro paese, come quella del “Moby Prince” di Livorno, che vide la morte di 140 persone ed una sentenza finale che decretò: zero colpevoli!

Questa battaglia pone all´attenzione la sicurezza, la salute e l’ambiente che non possono e non debbono essere subordinati a nessuna logica di profitto. Per questo è necessario condurre una strenua lotta socio-politica e culturale di grande intensità . La mole di lavoro svolta a Viareggio, dal 2009 ad oggi, ha caratterizzato la nostra città come punto di riferimento, a livello nazionale, nei confronti di numerosi comitati e associazioni, presenti in tutta Italia, alle prese con la difesa di questi diritti fondamentali. Queste realtà invitano continuamente l’associazione dei familiari di Viareggio, per ricevere solidarietà e sostegno, la determinazione e l’esperienza, le idee e le proposte.

La mobilitazione per questa strage, a differenza di tante altre a partire da quella del Vajont, del 1963, dove vi furono 2000 vittime ed è impressa nella storia come la madre delle successive tragedie, è stata permanente e sistematica.

Per Viareggio, grazie ad una straordinaria mobilitazione tutt’ora in corso, dal 2010 sono stati istituiti i giorni della ´Memoria e della solidarietà´; dal 29 luglio 2009 (un mese dopo la strage), il 29 di ogni mese, familiari e cittadini si ritrovano alle 23.49 sul luogo con il suono di 32 campane per ricordare le vittime e con il treno che, entrando in stazione, fischia in segno di solidarietà.

In ognuna delle 147 udienze, è stata forte la presenza dei familiari e di cittadini con striscioni e foto delle 32 Vittime fuori del tribunale, con 32 magliette con i volti delle vittime sulle 32 sedie dell’aula; ad ogni anniversario, dal luogo del disastro, parte un interminabile corteo di migliaia di persone che attraversa la città e si conclude in via Ponchielli per l’ora della strage.

Abbiamo fatto vivere il “29 giugno” persino al Parlamento Europeo, a Bruxelles. Non abbiamo delegato ad altri questa lotta che ritenevamo propria dei familiari e dei soggetti coinvolti.

Dal 29 maggio di ogni anno ha inizio il mese della Memoria, con attività sportive, dal calcio, al tennistavolo, alla pallavolo, al ciclismo, e tornei, gare e corse, nel ricordo della tragedia. Non è mancato neppure il contributo di artisti che si sono impegnati con spettacoli teatrali, video, filmati, libri, racconti, poesie, dipinti, disegni, ecc.

Il processo d’Appello avrà inizio il 13 novembre prossimo, a Firenze. In base a tante altre esperienze, dove un 1° grado è stato ribaltato o sminuito, premiando poteri forti come quelli condannati a Lucca, la necessità di una mobilitazione ancora più estesa di quanto fatto in questi anni, si rende davvero. La partecipazione popolare deve essere all’altezza della gravità della situazione, vigilando con una forte mobilitazione anche per la sentenza di 2° grado.

L’invito a tutti e tutte è di essere presenti alla manifestazione del 29 giugno, per stringersi attorno ai familiari di Viareggio ed esprimere solidarietà ed affetto anche ai familiari di altre stragi e tragedie che quel giorno saranno nella nostra città”.

 

PROGRAMMA MANIFESTAZIONE COMMEMORATIVA

 

Giovedì 28, ore 17.00, Croce Verde, Viareggio: Convegno sulla sicurezza con avvocati e consulenti dei familiari;

 

Giovedì 28, ore 21.00, Via Amilcare Ponchielli, Forte dei Marmi: Spettacolo teatrale di Elisabetta Salvatori sul disastro ferroviario di Viareggio;

 

Venerdì 29, ore 16.30, Comune di Viareggio: Incontro con i familiari delle vittime che hanno subito stragi simili a Viareggio;

 

Venerdì 29, ore 21.00, appuntamento in via Amilcare Ponchielli a Viareggio, da cui parte la manifestazione che tornerà in via Ponchielli verso le 11.15 per ricordare le 32 Vittime e con brevi interventi sul percorso di mobilitazione dei prossimi mesi.

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