22 Agosto 408: L’Impero Romano è diviso in due e Onorio a capo dell’Occidente ordina l’assassinio di Stilicone – 1642 – Carlo I accusa di tradimento il Parlamento inglese, dando inizio alla guerra civile inglese

 

 

Era l’unico comandante, germanico, che fino ad allora era riuscito a fermare i barbari! Di fatto l’Impero Romano non esiste più. E’ diviso in due da Teodosio I e suo figlio Onorio a Ravenna fa uccidere Stilicone l’unico comandante barbaro in grado di impedire le invasioni degli altri barbari!

 

di Daniele Vanni

 

Molto prima della morte, l’Imperatore Flavio Teodosio, conosciuto anche come Teodosio I (Coca, 11 gennaio 347 – Milano, 17 gennaio 395), imperatore romano dal 379 fino alla sua morte, decise di dividere l’Impero tra i suoi due figli: ad Arcadio andò la parte orientale, a Onorio la parte occidentale.

Questa divisione fu, dal punto di vista formale, solo amministrativa, essendo l’Impero ancora uno. Ma, nella sostanza, dimostrava l’impossibilità reale di governare da un centro unico un impero tanto esteso. E tra poco si dovranno trovare anche alte soluzioni con l’introduzione della figura dei Cesari, che governeranno su parti del territorio romano.

Tanto importante l’evento che ricordiamo oggi, che nella storia romana,  mai più un imperatore regnerà sull’Occidente e sull’Oriente contemporaneamente!

E le due parti si distanzieranno sempre più, andando incontro a diversissimi destini, che si intrecceranno molte volte.

Teodosio I, quindi, fu l’ultimo imperatore a regnare su di un impero unificato e fece del Cristianesimo la religione unica e obbligatoria dell’Impero;per questo fu chiamato Teodosio il Grande dagli scrittori cristiani e dalle Chiese orientali è venerato come santo (San Teodosio I il Grande, commemorato il 17 gennaio).

Essendo Onorio ancora minore, la reggenza effettiva fu affidata a Stilicone,un generale di origine vandala (una popolazione germanica orientale come i Burgundi, i Goti, ed i Longobardi).

Questo deve essere stato mal digerito da Onorio, tanto più che il generale, vincitore su tutti i fronti e quindi vero imperator, per rafforzare il proprio legame con l’imperatore, diede in sposa a Onorio la propria figlia Maria (398 circa) e, dopo la morte di questa, l’altra figlia Ermanzia (408). In pratica: gli e le imponeva!

L’impero d’Occidente fu sottoposto, durante il regno di Onorio, ad una serie di spinte disgregatrici sia esterne che interne, con invasioni di popoli barbari e diverse ribellioni di usurpatori (le fonti ne ricordano nove!).

Nel 397 il comes Africae Gildone si ribellò nell’Africa settentrionale, ma la sua rivolta fu soffocata.

Nel 402 e 403, Stilicone respinse le incursioni dei Visigoti di Alarico. Proprio a causa dell’invasione dei Visigoti, nel 402 Onorio spostò la capitale da Mediolanum, più esposta, a Ravenna, considerata meglio difendibile in quanto circondata da paludi.

La necessità di difendere l’Italia costrinse Stilicone a sguarnire la Gallia. Nel 405, un esercito barbaro, al comando di Radagaiso, invase l’Italia, portando la devastazione nel cuore dell’Impero, finché Stilicone non lo sconfisse nel 406.

Nel frattempo i Romani esercitavano un controllo sempre più debole sulla Britannia romana; rimaste isolate, le guarnigioni romane di quella provincia, sostennero diversi usurpatori, tra cui Marco (406 – 407), Graziano (407), e Costantino “III”: questi invase la Gallia nel 407, occupando Arelate.

Il 31 dicembre 406 un grosso esercito di Alani, Suebi e Vandali sfondò la frontiera e invase la Gallia; questi popoli si mossero in Hispania nel 409.

L’influenza politica di Stilicone cresceva ad ogni vittoria militare conseguita, ma allo stesso tempo cresceva l’opposizione che il generale riscuoteva a corte, in particolare dal partito contrario alla negoziazione con i popoli barbari, guidato da Olimpio. Dopo la morte di Maria, Stilicone convinse Onorio a sposarne la sorella Termanzia (408), ma quello stesso anno, Onorio “sposò” anche la causa degli oppositori del comandante, che lo convinsero a liberarsi di quello, condannandolo a morte, dopo averlo catturato in una chiesa: era il 22 agosto 408. Pochi giorni dopo, fece uccidere anche il figlio di Stilicone!

L’eliminazione del più valido generale dell’Impero romano d’Occidente, permise ad Alarico I e ai suoi Visigoti la ripresa dell’offensiva militare. Durante lo stesso 408, Alarico chiese ad Onorio il permesso di portare il proprio esercito dal Norico alla Pannonia, oltre a modesti versamenti, ma Onorio, consigliato dal proprio magister officiorum Olimpio, si rifiutò di contrattare. I Visigoti, allora, raggiunsero Roma ed estorsero ai notabili cittadini 5000 libbre d’oro, 30.000 libbre d’argento, 4.000 tuniche di seta, 3.000 panni porpora e 3.000 libbre di pepe, mentre Onorio rimaneva inerte a Ravenna.

Nel 409 Alarico tornò a Roma dove, col sostegno del Senato romano, mise sul trono un uomo a lui più congeniale, Prisco Attalo. L’anno successivo, dopo aver ricevuto sei legioni dall’Impero romano d’Oriente, Onorio negoziò con Alarico, ottenendo che questi deponesse Attalo; i negoziati, tuttavia, a causa del tradimento dell’imperatore che tentò di tendere un’imboscata al generale barbaro, si interruppero e si giunse al sacco di Roma (24 agosto 410),durante il quale Alarico prese in ostaggio persino Galla Placidia, sorella di Onorio.

Di fatto, l’Impero Romano non solo era diviso in due, ma non esisteva più!

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Guerra civile inglese

 

Data  22 agosto 1642 – 3 settembre 1651

 

EsitoVittoria parlamentare; esecuzione del re Carlo I; istituzione del Commonwealth con al governo Oliver Cromwell.

Perdite

circa 90mila morti

La guerra civile inglese (conosciuta anche come rivoluzione inglese o prima rivoluzione inglese) fu un conflitto civile combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell’ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni.

Ma in pèraticafu anche una grande guerra civile, politica e di classe. Una rivoluzione che l’Itali anon ha mai attraversato, a riprova della sua arretratezza storica, incmmensurabile e irreversibile, che l’ha colta dopo la caduta dell’Impero Romano e che l’ha portata piano piano ad un’involuzione tecnica ed industriale che ha fatto arretrare il Paese rispetto a quelli emergenti.

Primi fra tutti quelli del Nord, dove si sposta l’asse della Storia che vira distante dal Mediterraneo.

Dopo la morte di Elisabetta I Tudor (1603), che non lasciò eredi diretti, il trono di Inghilterra e di Irlanda passò al parente più prossimo, GiacomoStuart, già re di Scozia col nome di Giacomo VI, il quale assunse anche la corona inglese con il nome di Giacomo I d’Inghilterra.

Per la prima volta si trovavano riunite sotto lo stesso sovrano l’Inghilterra anglicana, l’Irlanda cattolica e la Scozia calvinista.

Il regno di Giacomo (durato fino al 1625) fu un’età di forti contrasti e lacerazioni che investirono tutti gli ambiti, ma in particolare quello religioso.

Il re s’impegnò nel diffondere l’Anglicanesimo, in un paese dove già dai tempi di Elisabetta, prendeva forza il movimento puritano, diffuso soprattutto nelle classi più abbienti, che teorizzava il ripristino del più ortodosso calvinismo e s’ispirava a un modello di società fondata sul primato dell’individuo, della sua religiosità e delle sue scelte autonome.

Quando da Giacomo il trono passò al figlio Carlo I Stuart, esplose il conflitto tra il re e il Parlamento, principalmente a causa di questioni fiscali.

Il matrimonio con Enrichetta, figlia del re Enrico IV di Francia e fervente cattolica, e la nomina nel 1633 ad arcivescovo di Canterbury di William Laud, prelato della corrente filo-cattolica della Chiesa Anglicana, alienarono al re il favore della maggioranza anglicana, che seguiva appunto le idee calviniste. Carlo I dunque esacerbò i conflitti che laceravano il paese sul piano religioso e nella gestione del potere.

Il Parlamento nel 1628 votò la Petition of Right con il quale chiese al re:

di non imporre tasse senza l’approvazione del parlamento;

di non imprigionare un uomo libero senza regolare processo;

di non sottoporre uomini liberi a tribunali speciali;

di non costringere uomini liberi ad alloggiare truppe nelle loro case.

Il re contestava questi diritti che erano solo la domanda emergente di potere, libertà e liberismo di una borghesia, che lontana da Roma e dal Cattolicesimo che aveva ingabbiato in classi il medioevo, prendeva il largo, reclamando diritti e potere.

ndo questi diritti, istituì tribunali monarchici, negando a tutti gli uomini liberi di essere giudicati da altri loro pari, provocando così forti tensioni tra rappresentanti del popolo e monarchia. Inoltre, Carlo I stava riscuotendo tributi con la consapevolezza di non poterlo fare: vi era infatti, tra le altre,

Il re eluse la petizione dei diritti ed estese a tutti i suoi sudditi ,un’odiosa tassa che veniva aggiungersi a tutte le altre , una tassa che le città marinare dovevano pagare in tempo di guerra (ship money).

Dal momento che tale pretesa avrebbe avuto senso solo se ci fosse stata una guerra, il re decise quindi di prendere parte al conflitto in atto in Scozia, suo paese di origine, con l’intento di conquistare e portare ordine in Irlanda. La questione irlandese divenne un problema tale da creare le basi per la rivoluzione inglese.

Nell’ aprile 1640, il re convoca il Parlamento (detto poi Parlamento Corto) per ottenere il concorso finanziario necessario a proseguire la guerra contro gli scozzesi.

Dopo due settimane viene decretato il suo scioglimento.

Nel novembre 1640, il Parlamento (Lungo Parlamento) viene riconvocato per le necessità della guerra

Nel 1629 Carlo aveva sciolto il Parlamento e dato vita a un governo personale, suscitando notevole malcontento, mentre cresceva il numero di coloro che chiedevano riforme ed una chiesa anglicana, più vicina al Puritanesimo, con vescovi e parroci eletti dal popolo: insomma un nuovo ordine sociale, oltre che economico. E il parlamento fu nuovamente sciolto e il re cominciò una politica decisamente assolutistica.

Per non apparire in contraddizione con le sue posizioni in materia religiosa, Carlo volle allora imporre il sistema di culto inglese anche alla Scozia calvinista; ma gli scozzesi respinsero questa pretesa: rifiutarono di abbandonare le proprie terre e prepararono un’armata, dichiarando guerra a Carlo. In quel periodo però l’esercito era di stanza in Irlanda, dove erano emersi conflitti di natura religiosa fra cattolici e calvinisti che provocavano non pochi problemi alla Corona inglese. Infatti nel 1641 era scoppiata in Irlanda una rivolta: proprietari, uomini liberi, contadini cattolici insorsero contro la nascente classe di coloni protestanti inglesi. Carlo, dunque, fu costretto a cedere e, ritornando sui suoi passi, tollerò la chiesa presbiteriana in Scozia.

Il re dovette poi riconvocare il parlamento, tra i cui membri vi era anche John Pym, una delle figure più importanti di questo periodo. Quest’ultimo, prontamente, approfittò della situazione per incitare il popolo a puntare i fucili contro il re, di origine scozzese.

L’esercito reale, tornato dall’Irlanda, passa di fatto sotto il comando di John Pym (che divenne “l’altro re”).

Il parlamento, con la Grande Rimostranza, approva 200 articoli della Magna Charta; ogni articolo era diretto contro la famiglia Stuart, soprattutto contro il re.

L’opposizione al re si faceva sempre più forte non solo nella società civile, ma anche nella rappresentanza parlamentare; tuttavia le forze parlamentari erano discordi: i 200 articoli vengono approvati con una maggioranza di soli 11 voti. John Pym deve rinunciare a proclamare la sua vittoria, e i 200 articoli, piuttosto che edificare un nuovo ordine, provocano la guerra civile.

La sospensione decennale e il Corto Parlamento

Nel 1628 Carlo I per sostenere le spese necessarie all’appoggio militare in Olanda contro la Spagna, convocò il Parlamento. I parlamentari però, invece di concedere sussidi al re, gli chiesero conto di tutte le illegalità commesse, chiedendogli di firmare la cosiddetta Petizione dei Diritti (Petition of Right) con la quale si decretava che ogni imposizione fiscale dovesse essere approvata dal Parlamento stesso, mentre altre pratiche – quali i prestiti forzosi, l’arruolamento obbligato, gli arresti immotivati (contro l’Habeas corpus della Magna Carta) – venivano dichiarate illegali. Per questo motivo il re sciolse il Parlamento appena un mese dopo la riconvocazione.

Durante i dieci anni d’assenza del Parlamento, Carlo I, sostenuto dall’arcivescovo di Canterbury William Laud e dal Consiglio della Corona, tentò di racimolare denaro attraverso l’imposizione di nuovi tributi, come ad esempio lo ship money e combatté strenuamente il puritanesimo, applicando una pesante censura ai testi religiosi allora in circolazione. Tentò inoltre di diffondere l’Anglicanesimo in Scozia, regione di fede calvinista, provocando una rivolta.

Carlo I si trovò costretto a convocare il Parlamento per chiedere l’approvazione di ulteriori tasse necessarie a formare un esercito da inviare contro gli insorti. Ciò avvenne il 13 aprile 1640 (Short Parliament) e Carlo I tentò di aggraziarsi il favore del Parlamento con l’abolizione della Ship Money, per farsi finanziare le ostilità in Scozia.

Il parlamento, composto da un terzo di rappresentanti di fede puritana, rispose criticando l’operato di Carlo I e decretò la sospensione dei sussidi. Il re rispose con lo scioglimento del parlamento il 5 maggio dello stesso anno.

 

Cronologia del conflitto

Il re cercò di liberarsi dei parlamentari che gli erano più ostili ma questi, avvertiti in tempo, riuscirono a salvarsi, anche con l’appoggio della popolazione di Londra, sempre più insofferente all’atteggiamento di Carlo I.

Scoppiò così una guerra civile tra monarchici e parlamentari (soprannominati Roundheads – teste rotonde – dai loro avversari perché portavano capelli piuttosto corti paragonati a quelli delle truppe del re). La guerra all’inizio vide prevalere i monarchici, ma dopo breve tempo la situazione si capovolse.

Il re, disperato, tentò di negoziare con gli scozzesi, i quali lo arrestarono e lo vendettero ai parlamentari. Carlo I riuscì però a fuggire e la guerra continuò ancora per un anno. Alla fine vinsero i parlamentari. Il leader di questi ultimi, Oliver Cromwell, espulse dal parlamento i seguaci del re. Il parlamento condannò a morte il sovrano e fu proclamata la repubblica inglese o Commonwealth, di cui Cromwell assunse la guida con il titolo di Lord Protettore del Regno.

 

 

 

 

 

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