Primi tre spettacoli l’8 giugno.

 

IL PROGETTO

 

I Teatri del Sacro non è solo un Festival e neppure una semplice vetrina di nuove produzioni. È in prima istanza un’avventura artistica e culturale dedicata alle intersezioni, sempre più diffuse, fra il teatro, la ricerca religiosa e la tensione spirituale: un ‘corpo a corpo’ libero e sincero con le domande della fede, acceso dall’azione drammatica.

Uno sguardo inedito, che in questi anni si è rivelato estremamente stimolante per l’interesse e la qualità dei lavori presentati, che si conferma anche nella quarta edizione, in scena a Lucca dal 8 al 14 giugno con 20 nuovi spettacoli, scelti e coprodotti attraverso una lunga e articolata selezione a cui hanno partecipato oltre 250 artisti e compagnie provenienti da tutta Italia.

Nel Festival vanno in scena spettacoli delle più importanti realtà del teatro professionistico italiano, ma anche di compagnie amatoriali vincitrici dello speciale premio “Mario Apollonio”. Apparentemente uno ‘scandalo’, ma in realtà un valore aggiunto, nella convinzione che il desiderio di fare teatro affondi le sue radici e produca i suoi frutti in un terreno comune e indivisibile: quello del gioco mimetico, con cui l’uomo ha fin dall’infanzia cercato di conoscere se stesso e di incontrare gli altri. Un teatro, quindi, di tutti e il più possibile per tutti, affinché lo spettacolo torni ad essere, prima e oltre l’estetica della performance, un’occasione di partecipazione popolare, una festa a servizio della collettività e del suo ‘bene comune’, in nome di una bellezza concepita come gesto comunitario.

 

Fabrizio Fiaschini

Direttore Artistico

 

 

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La presentazione dell’edizione 2015 dei Teatri del Sacro

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Un Progetto promosso da

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Con la collaborazione di

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Con il patrocinio di

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Tutti gli spettacoli, 20 prime assolute con oltre 50 artisti, si terranno in tre teatri: al Real Collegio, a San Girolamo e alla Chiesa di San Giovanni.

 

lunedì 8 giugno

ore 18:30 Teatro San Girolamo

 

Teatro Fondamenta Nuove – Associazione Vortice di Venezia

 

CHI SEI TU?

 

Vangelo dell’Asino paziente

di Antonio Panzuto e Alessandro Tognon

 

in collaborazione con Teatro Stabile del Veneto con il Patrocinio di Comune di Laurito (Salerno)

 

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Gesù non è un re, non un filosofo, né un mago, né un medico.

Gesù non è un mistico, non è un sacerdote illuminato, e nemmeno un santo. Ma il movimento della sua parola è quello che pone di fronte un uomo a un altro uomo, senza pesarne le colpe né le virtù né le ricchezze. Egli usa parole povere che tutti possano afferrare e fare proprie: prendete, ascoltate, venite, partite, ricevete, andate.

Ma quello che vuole, non lo vuole per sè. Quello che vuole è che noi ci sopportiamo nel vivere insieme. Non dice: amatemi. Dice: “amatevi”. La sua parola appare vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, fatto nudo, debole, povero.

La Scena è un pezzo di deserto, un confine, una striscia fra ciò che appartiene al cielo e ciò che appartiene alla terra.

La storia è raccontata da un asino, il suo asino che a ritroso ricorda la vita accanto a lui.

È qui che avviene la rivelazione, l’interazione fra due esseri che vivono vicini, e viaggiano per le terre di Galilea lungo i margini di un mondo , lontani dal centro, abitando una periferia di qualche sud del mondo, in una terra che non vuole essere terra di nessuno.

“ essere nel mondo senza appartenere al mondo” , come ci dice Giovanni, nel suo Vangelo.

L’ uomo e l’asino camminano : due marionette, costruite assemblando legni poveri e stoffe, ferraccio e fili di lana.

Vanno qui e poi là. E camminano. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato. Se ne vanno a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: ricevono tutto in faccia, senza mai rallentare il passo. Ciò che li tormenta è nulla rispetto a ciò che sperano.

Gesù e il suo asino trascorrono la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza e le due marionette si muovono in sei metri per tre di iuta.

Ci sono molte insidie, fatiche, tentazioni. Ma non sono soli, ci sono degli angeli, che anche l’asino sa vedere.

Quando la strada si fa faticosa, è necessario capire cosa portare via e cosa lasciare. E come ci sono le false soste, così bisogna saper vigilare sui falsi arrivi.

La voce dell’asino racconta questo cammino e la bellezza di parole che salveranno il mondo, dette da quell’uomo amico, nero e vestito di bianco.

Gesù poteva esigere una creatura celeste, un cavallo alato o un leone invece “ha bisogno di un asino” con cui svergogna i savi, i nobili, e coloro che si credono capaci, e lo chiama ad essere araldo e portatore dell’Evangelo, la notizia buona.

Gesù è l’uomo che si abbassa, fino a confondersi con le prostitute e i pubblicani, fino ad accettare la morte, mostrandosi nella povertà, nella miseria, nella nudità, nella disperazione.

È il mondo l’oggetto dell’amore di Dio : questo mondo. Non il cielo, non le nubi, non ciò che sta in alto. La sua è una discesa nella piccolezza, fin dalla nascita, accolto in una povera casa, in mezzo a un popolo di pastori e di animali; è una traiettoria discendente quella di Dio verso di noi.

Simone Weil scrive : “Il corpo del Cristo era un peso ben lieve, ma la distanza tra la terra e il cielo ha fatto da contrappeso all’universo …mediante la discesa di ciò che appartiene al basso, ciò che appartiene all’alto è innalzato. E noi non abbiamo il potere di innalzare. Abbiamo solo il potere di abbassare. Per questo abbassarsi è l’unica ascensione.”

Tutto il mondo di questo Vangelo dell’Asino è sospeso tra chi sta in alto e chi sta in basso, tra figure che scendono sulla terra di questo teatro e figure che si alzano al cielo, sollevate da semplici contrappesi a sottolineare la loro appartenenza al regno della leggerezza. Corpi e forme che vivono sempre tra loro, che non scompaiono mai dalla scena e si interpongono al cammino di Asino e Cristo in un deserto che si popola così di creature infinite, marionette disancorate dalle leggi fisiche della gravità, per eseguire meglio di chiunque gesti e passi alternativi.

L’assenza di coscienza dota la marionetta di una grazia divina, perché può eseguire movimenti interdetti al corpo umano e avvicinarsi al suolo solo per sfioramento, senza bisogno di pause che interrompono il flusso della danza… rinviando allo spettacolo non solo dell’infanzia, ma dell’infanzia dell’umanità e della storia, con la sua teatralità essenziale, con la sua capacità di tradurre simbolicamente fantasie e narrazioni.

 

 

ore 21:00 Real Collegio_sala 1

 

Teatro delle Moire/ Cinzia Delorenzi

 

SANTE DI SCENA

 

progetto di e con Cinzia Delorenzi, Alessandra De Santis, Attilio Nicoli Cristiani

da un’idea e con la collaborazione di Luca Scarlini

coproduzione I Teatri del Sacro, Next/Regione Lombardia, Fondazione Cariplo

 

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La figura della Santa, che negli anni recenti sembra sempre più emergere come feticcio démodé, o chiave di lettura antropologica, invece che come suggestione letteraria d’alto bordo, è uno strepitoso meccanismo di rappresentazione. Le sante, le suore, le devote, le beghine, insomma tutte le donne di fede creavano memorabili spazi di teatralità. Lo spettacolo punta l’attenzione su alcune figure della santità femminile, più o meno note, sviscerandone l’impatto in territori che di norma si riterrebbero poco apparentabili (come ad esempio il western, certo surrealismo o ambiti, altrettanto improbabili, di grottesco teatrale), per disegnare una feature dell’immaginario collettivo, fortissima e per ora raramente studiata nel dettaglio del suo sviluppo e del cerchio delle sue influenze.

 

 

 

ore 22:30 Real Collegio_chiostro

 

Compagnia Ariella Vidach/AiEP

 

FREE SPIRIT

 

idea e regia Ariella Vidach, Claudio Prati

 

coreografia Ariella Vidach in collaborazione con i danzatori

 

design luci Stefano Pirandello

 

danzatori compagnia AiEP Alessia Cafariello, Serena Malacco, Camilla Perani, Alessio Scandale, Stefano Roveda

 

costumi AiEP in collaborazione con Michela Di Savino

 

organizzazione Anna Premoli, AiEP

 

con il sostegno di I Teatri del Sacro, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Comune di Milano, DECS Cantone Ticino Swisslos, Dac Città di Lugano

 

 

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Freespirit è una performance di danza che tratta temi quali l’affinità, l’apertura di pensiero, la fiducia e intende creare le condizioni per generare un momento di condivisione e di relazione tra interpreti e pubblico. La ricerca si focalizza sul rapporto tra movimento e suono per indagare la vocalità come estensione dell’azione in una relazione che esplora il gesto nella sua sintesi, asciugato, incisivo e in grado di esprimere tutto il suo potenziale.

La coreografia, realizzata in collaborazione con i danzatori, crea una partitura corpo/voce/suono che, in un crescendo scandito da movimento e respiro, innesca una successione di eventi verso una condizione di levità con azioni che liberano energie vivaci ed irregolari.

 

 

 

 

 

 

 

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