Nell’Antica Roma, 11 e 12 Febbraio: Ludi Genialiaci, Genius, Iuno e tutti i Geni di Roma

di Daniele Vanni

 

 LUDI GENIALICI

 

Il Genio era considerato un nume tutelare e custode benevolo delle sorti delle famiglie, ma anche dei singoli individui.

Facile vedere in esso un anticipatore dell’Angelo Custode cristiano.

La festa dedicata al Genio, che si svolgeva nei giorni undici e dodici febbraio, tali festività erano denominate Ludi Genialici e contemplavano feste solenni e giochi nel circo.

 Servio diceva che:

“frontem Genio consecratam esse, unde uenerantes deum tangimus frontem”

“la fronte è consacrata al Genio, per cui quando lo veneriamo ci tocchiamo la fronte”

Ed è bellissimo questo passo pagano che accosta inconsciamente “colui” che ci protegge e ci guida alla fronte, al di dietro della quale, abbiamo scoperto duemila anni dopo essere la sede del nostro intelletto, della nostra coscienza o, se volete, anima.

Non salutano i soldati moderni mettendosi sull’attenti e toccandosi con la mano tesa, la fronte?

Nell’antica religione dell’Urbe, la figura del Genio pare detenesse un posto di rilievo. Alcuni pensano sottendendo a processi di ordine occulto estremamente complessi, secretati e quindi misterici.

Il Genio era una delle espressione più pure della tradizione romana, assolutamente autoctona e niente affatto derivata dall’ambiente greco. Forse ha dei richiamo con il mondo etrusco…

Pare comunque certo essere un antesignano dell’Angelo cristiano: e come questo, ci “attende” già alla nascita.

Il Genius, dunque, ci accoglie, ci assiste e ci protegge dopo la nostra nascita.

Ma anche qui, in Roma, c’è chiarezza.

Infatti sul sesso degli Angeli, nel mondo cristiano si sono fatte così erudite ed interminabili e vacue discussioni, tanto che: “Discutere del sesso degli angeli” è diventato un modo di dire della lingua italiana equivalente a discutere di cose inutili, perdendo del tempo che sarebbe meglio utilizzare per cose più utili.

Tanto che per parlare dell’assurdità e della continuità di tali futili discussioni, così frequenti nel mondo bizantino, che assunse sia la voglia di discutere dei Greci sia quella di spaccare inutilmente il capello in mille degli Orientali, si cita il fatto, vero o no poco importa, che i teologi bizantini continuavano imperterriti a dibattere tra di loro sul sesso degli angeli, anche quando i Turchi di Maometto II stavano per espugnare Costantinopoli, nel 1453, e porre fine all’Impero romano d’Oriente!

E nonostante gli studiosi di cose romane, continuino sul tema a fare altrettanto vacue discussioni, pare certo che, per i Romani, allevatori di pecore e capre adusi a vedere il mondo per quello che è, esistessero un Genio associato ad ogni maschio corrispondesse una Iuno associata ad ogni femmina e che tale binomio Genio-Iuno risalisse alle origini del pensiero religioso romano!

Infatti la controparte femminea del Genius era denominata Iuno. Infatti il mio carissimo amico e noto ermetista e giudice Piero Fenili, riporta a riguardo uno scritto di Servio il quale ci informa che nel giorno della cerimonia arcana dedicata all’adorazione del Genius – corrispondente al compleanno – l’orante si toccava la fronte, punto nevralgico che per i Romani era la sede della creazione dei pensieri: “Frontem Genio (esse consecratam) unde venerantes deus tangimus frontem”, facendo riflettere che questo valeva sia per la donna che per l’uomo, infatti nei larari delle dimore romane è spesso presente la raffigurazione di due serpenti simboleggianti i geni della moglie e del marito.

Plauto descrive il Genio come una sorta di doppio da nutrire e vezzeggiare, sinergicamente al soggetto stesso.

 Anchela consacrazione del talamo nuziale al Genio, allude a nascoste energie di valenza di ordine sessuale, rifacendosi simbolicamente all’intervento del medesimo. Come l’apparizione leggendaria di un fallo di fuoco nel focolare del celebre sovrano etrusco Tarquinio Prisco, che annunciava la nascita di Servio Tullio.

Da non dimenticare il fatto che nel Lararium, il Genio è rappresentato da un lungo serpente!

E nel Lar Familiaris questo appare in sostegno del talamo e della casa, cioè in connessione con un luogo specifico in cui si richiede l’intervento, il Genius, sembra legato all’individualità della persona,

Tuttavia, anticamente il Genio (Genius loci) e il Lar furono sovente confusi. In ogni caso, i due culti vennero ben presto associati confluendo nel culto familiare. Come è noto, all’epoca di Augusto, a ogni incrocio della Roma imperiale veniva celebrato il rispettivo Genius in compagnia dei Lares compilates. Nel I secolo a.C. era già diffusa la concezione del Genius posto in analogia con diverse divinità: Iovis Genius (il Genio di Giove); Priapi Genius (il Genio di Priapo); Genius Martis (il Genio di Marte); Genius Iunonis Sospitae (il Genio di Giunone); Genius Victoriae (il Genio della Vittoria). Più tardi, alla primeva concezione latina subentra l’influsso greco e viene introdotta l’idea di un dualismo geniale, legato alla presenza di due geni caratterizzati da aspetti morali che ne delineano una componente di vario ordine e grado. Così, mentre uno possedeva connotazioni benefiche e positive, l’altro era contraddistinto da una polarizzazione negativa tendente al male.

Sta infatti evolvendoquel concetto di Bene/Maleche affascinerà i Romani, tanto nel dilagare dei culti iranici di Zoroastro e poi molto di più e diffusamente con quella speciedi continualotta tra bene e male,premio epunizione, peccato e redenzione, che è il Cristianesimo.

Orazio ci dice che nell’estrema concretezza romana, prima dell’introduzione e dell’inondazione dei culti misterici che vengono tutti da Oriente: Grecia, Anatolia, Siria, Giudea altopiani iranici, che attraggono il romano imperiale, ma non certo quello della monarchia e della repubblica che non aveva fatto una piega nei complessissimi riti etruschi, facendoli propri con un sincretismo incredibile! il Genius era pensato assolutamente mortale ed esauriva il suo ciclo con la morte dell’individuo.

Secondo il grande iniziato e mago Lucio Apuleio, al contrario sarebbe stato immortale.

In diverse iscrizioni funerarie romane rinveniamo una conferma alle parole di Apuleio, visto che si menziona il fatto che al Genius spetterebbe un destino spirituale celeste. Sorte che si differenzia da quella cui vanno incontro i Manes e gli Umbra i quali resterebbero legati alla terra e al sepolcro.

I Manes erano considerati anche le anime dei defunti, Numi tutelari della famiglia.

L’iconografia che ritraeva il Genius, lo presentava spesso con un corno dell’abbondanza nella mano sinistra e una patera sulla destra. In molti casi era raffigurato con altre divinità, specialmente i Lari. Non di rado lo spirito geniale veniva associato al serpente, anche se a tale riguardo Virgilio (figlio di maga etrusca) aveva espresso dei dubbi.

 

Dignitas Matrimonii

 

Ci riferiamo al rito nuziale che si officiava nell’antica Roma, durante il quale la sposa, prima di congiungersi con il marito, doveva unirsi con il dio Tutinus, di origine priapica (da Priapo, divinità il cui culto si era originato nell’Asia Minore), considerato anche come Genius domesticus o Lar familiaris.

Il Lare familiare era considerato il Nunme tutelare della famiglia. Una volta entrata nell’abitazione del coniuge, la fanciulla (nuova nupta) accedeva al letto coniugale solo dopo essersi seduta sul simulacro intifallico del dio, che a livello simbolico la iniziava alla vita sessuale. Alcune volte si pregava ritualmente rivolgendosi agli dèi, invocando la divinità prescelta connessa con una data propizia scelta accuratamente e in seguito ci si isolava.

È importante sottolineare circa il Dignitas Matrimonii, che il talamo matrimoniale a Roma si chiamava lectus genialis, ovvero letto del genius.

Questo genere di Genio, il cui nome deriva dal verbo gigno, che vuol dire Io genero, incarnava simbolicamente la virtù procreatrice dell’uomo.

 

 

Genius publicus: l’ente populi

 

La gerarchia geniale contava diverse categorie, per così dire, e tra queste troviamo il Genius Publicus, menzionato e reso noto per la prima volta nel 218 a.C. su ingiunzione dei Libri Sibillini. La sua funzione era legata alla prosperità, alla salute e al successo del popolo romano e veniva evocato solamente nei momenti critici che segnavano la storia dell’Urbe. Comunque, questa figura rimane incerta e potrebbe essere identificabile con il Genius Populi Romani, attestato a partire dal I secolo a.C. Basandosi sul calendario di Aminterno e ai Fasti Fratrum Arvalium, (i Fasti dei Fratelli Arvali).

Il Genius Publicus era associato a Fausta Felicitas e a Venus Victrix in Capitolio, come spiegato in Politica Romana.

La sua ricorrenza cadeva il 9 ottobre e per la sua venerazione era previsto il sacrificio di un animale: “Iovi bovem marem, Iunoni vaccam, Minervae vaccam, Saluti vaccam, Victoriae vaccam, Genio populi Romani taurum, Genio ipsius taurum”.

Di norma, il Genius Publicus aveva come attributo un diadema, ma talvolta questo veniva sostituito da un calathos, forse a causa dell’influenza degli imperatori illirici. Una conferma in tal senso proviene dalla descrizione della statua d’oro dedicata al Genio che Aureliano pose sui rostri del Foro.

Nel calendario Filocaliano era riportata la festa dedicata al Genio, che si svolgeva nei giorni undici e dodici febbraio del 354 d.C. Tali festività erano denominate ludi Genialici e contemplavano feste solenni e giochi nel circo.

Il Genius Augusti possedeva invece una duplice valenza poiché commisto al Genius dell’Imperatore e al Genius Publicus. Il Genius Augusti è visibile ancora oggi ai Musei Vaticani, dove è conservata la splendida statua in marmo che lo ritrae testimoniando la crescente importanza che aveva acquisito anticamente. Nel corso degli anni, il Genio imperiale veniva utilizzato anche durante i giuramenti; basti pensare alla punizione inflitta da Caligola ad alcuni cittadini che si erano rifiutati di giurare sul suo Genio.

Risulta dalle cronache dell’epoca, che alcuni cristiani si erano dovuti difendere di fronte all’accusa di lesa maestà nei confronti dell’Imperatore. Anche in questo caso si trattava di un diniego verso il giuramento al suo Genio. Che voleva dire ribellione aperta contro lo stato!

Gli accusati ammisero la loro colpa, aggiungendo però che avevano fatto voti per la sua salute. L’episodio è narrato da Tertulliano: “Sed et iuramus sicut non per Genius Caesarum, ita per salutem eorum, quae est augustior omnibus Geniis”. Durante il regno di Settimio Severo, viceversa, veniva punito chi giurava il falso sul Genio del principe, come testimoniato da Ulpiano.

Anche il Genius Locimostrava degli aspetti controversi, ricordiamo in proposito il Genius Loci con le sembianze di un serpente intravisto da Enea, sulla cui veridicità l’eroe aveva espresso le sue riserve. Ancora Servio, al contrario, confermerà che l’apparizione sostanziatasi a Enea era senza ombra di dubbio identificabile con questa entità geniale: “Nullus enim locus sine Genio, qui per anguem plerumque ostenditur”. A sostegno della tesi serviana il ritrovamento di un iscrizione nella città di Ercolano, tracciata accanto a un altare, attorno al quale si trovava un serpente raffigurato mentre divora l’offerta ricevuta: “Genius huius locis montis”.

 

Genius Urbis

 

Nume protettore e anima stessa di Roma, la sua vita segreta era intimamente legata all’energia che espletava per la Città.

Quindi il nome di questa Divinità-Tutelare era segretissimo, un mistero impenetrabile che ancora oggi è quasi inaccessibile.

Il divieto di divulgare la sua vera identità era mirato a scongiurare l’eventualità che la città venisse exaugurata (profanata) o, più esattamente, privata della sua entità tutelare.

E’ un gioco psicologico sottilissimo, la forza di credere nella città stessa include un segreto! Sembra di parlare di un Io freudiano che trova la forza di vivere proprio con la sua intimità più profonda in un dialogo meraviglioso e sano con il suo Io più profondo!!

L’antichità di questo culto tributato al Genius Urbis è documentata in epoca storica da uno scudo ad esso dedicato in Campidoglio, come afferma Servio in un suo scritto nel quale menziona il Genio definendolo Sovrano dei cieli.

Tale era il mistero che lo circondava che non si sapeva se la divinità protettrice dell’Urbe fosse maschile o femminile.

Naturalmente la credenza nel Genio di Roma è sì legato alla fondazione della città eterna, perché le è preesistente e precedente.

Come Genius loci del bosco, del luogo, del Tevere… Del resto, i luoghi naturali, determinate e peculiari strutture e le costruzioni artificiali, erano per i Romani permeate di presenze sottili, i Geni. in linea con le popolazioni celtiche e precedenti dalle quale pure i Romani traevano origine…che poi si rafforza nell’identità della fondazione della Polis dove si condensano credenze latine, sabine, umbre, soprattutto etrusche…che divengono fondendosi nel solco del Pomerio, romane!

Con il Genius Urbis che ora si fa riconducibile alla venerazione di Giove, come attestato da Servio. Difatti la denominazione Signore dei cieli era un epiteto riservato alla divinità gioviana.

Mentre prima era relazionato a Saturno, che esule dall’Olimpo si nascose nella latebre del Lazio, (la cui etimologia vuol dire proprio: asilo, rifugio) come riportato dalla tradizione epica romana (Virgilio-Eneide).

Analogamente all’uomo che possiede un’anima, così ciascun popolo ha un Genio che presiede al suo destino. Il Genio di Roma è correlato forse al Giove sotterraneo, Veiove, il cui simulacro è custodito nel Tabularium (Musei Capitolini).

Il Grande Daimon (spirito), altro nome con il quale veniva chiamato il Genio, potente spirito guardiano, veniva accomunato anche alla divina Fortuna dell’Urbe, la Fortuna dei Romani.

La superstizione odierna, dopo due millenni di “lavaggio” cristiano, che ci ha fatto credere che le superstizioni erano solo di altri, accreditandosi quasi per una religione…razionale! in base ad una verità “rivelata”,come se un fede potesse essere razionale! e che così, in verità, ha scalfito poco o niente delle antiche e ataviche credenze, perchè sono parte integrante dell’animo umano,  continua ad asserire che lo spirito guardiano sia nascosto nelle viscere della Roma arcaica, e  si aggirerebbe (non sarebbe una contraddizione da poco per un Genius loci scacciato e distrutto da quegli stessi Cristiani che non volevano giurare su di Lui!!)  nella Catacomba di San Callisto, o, peggio ancora!!! nelle Grotte Vaticane, dove si snoda l’antica necropoli, vastissima, disseminata da sarcofagi millenari: il villaggio dei morti, dove  è sepolto il nuovo “Genio” di Roma non a caso, in possesso di due grandi e pesantissime chiavi, come lo era il Genius o Giano, dio delle Porte e dei passaggi con il quale spessissimo è confuso ( e non sono la nascita e la morte i due Riti di Passaggio più grandi per l’uomo??): S. Pietro!!!

 

 

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