Nell’Antica Roma, 9 dicembre: Iunonis Iugalis, Festa di Giunone protettrice dei matrimoni

 

9 dicembre – ante diem quintum Idus Decembres – Iunonis Iugalis –

festa di Giunone protettrice dei matrimoni. Si svolgeva una processione cui partecipavano le donne sposate per la fortuna del proprio matrimonio col peplo, fino al tempio di Giunone dove deponevano offerte e ghirlande.

 

di Daniele Vanni

 

Una delle più grandi disgrazie dell’umanità ormai approdata a vivere con la testa bassa per vedere gli sms, le email, le visualizzazioni, i post, i twitter, i like…un mondo che, non voglio imporre a nessuno il mio punto di vista che vale solo per me e non lo esternerei mai su FB, visto anche che vengo male di…profilo! assolutamente non mi piace, non perché sono conservatore o vecchio o perché rifiuto il progresso, laudator temporis acti, se puero, ma perché credo che, pure con la nostra intelligenza, siamo n fondo: animali. Ed anzi che la nostra intelligenza, le nostre invenzioni ci facciano ogni volta più prigionieri, come il baco da seta nel suo bozzolo e ci allontanino dalla nostra vita naturale.

 

Insomma che siamo sempre più “contenti” come i pesci in un acquario casalingo, che non devono più emigrare, lottare per il cibo, riprodursi…e che hanno finito anche di evolversi secondo quel progresso, quello si,: vero e naturale che Darwin scoperse una ventina d’anni prima e divulgò nel 1859.

Tutto questo per approdare a dire che l’uomo che viveva nei campi e nei boschi, quando guardava i monti, spesso vi vedeva, come nelle nuvole, continuamente evanescenti o mutevoli, oggetti familiari. Così due vette vicine, erano per lui: aggiogate, come due buoi all’aratro. Da cui: “Giogo” o “Giovo”.

E quando l’uomo faticava felice per vivere (i ragazzi di oggi li vedo annoiati al telefonino, tristi al computer, chiaccherare del nulla al pub o distrutti in discoteche, fatte non per ballare vicino ad un altro essere che ci piace che ci attrae, ma d drink e drink e pasticche, alcool e fumo…) vedeva il matrimonio come un “giogo” magari anche duro, ma da difendere con gioia e fede, tanto che il cuore saliva lassù dove vedeva due monti (vette, punte, come il Dio Pen, l’Appennino, e quindi luogo delle anime che si elevavano al Cileo!) svettare in alto, come il seme che cadeva nel solco che seguiva il giogo, per poi salire su verso l’Alto anche lui, in un mistero che oggi non si coglie certo quando si prende il kamut da un anonimo scaffale alluminio-plastico di un supermarket. Unico altare o ara rimasta ad un’umanità prona davanti al dio commercio.

Il Vico Giugario(in latino: Vicus Iugarius, cioè “strada dei costruttori di gioghi“) fu un’importante strada dell’antica Roma, che univa il Foro repubblicano al Foro Olitorio e all’area del porto fluviale.

Il Vicus Iugarius era molto antico, forse anche antecedente alla fondazione di Roma.

Qui l’aratro era fatto soprattutto con l’acero campestre che abbondava sulle rive umide del Tevere e dei suoi affluenti, dando il nome (Oppio) anche ad alture vicine, proprio il Colle Oppio, cioè ricoperto di aceri, come il Fagutal (dall’antico nome di faggio, dato alla quercia ghiandifere: fagutal, albero che porta frutto(ed il Cispius, – che io penso avesse nome per certi arbusti o piccoli alberi: cespugli, che possono essere anche olivi bassi o noccioli)costituivano il Mons Esquilinus, molto probabilmente , – ma è una mia considerazione personale, – da “esculius” “eschia” esca ghianda da cui anche: esca per pesca.

 

Descrizione

 

Il Vicus Iugarius entrava nel Foro da sudovest, dopo aver costeggiato la ripida parete del Campidoglio, tra il tempio di Saturno e la Basilica Giulia, nei pressi del Lacus Servilius.

L’Arco di Tiberio (oggi scomparso) fu edificato a cavallo della via.

La strada terminava nella parte meridionale del Campo Marzio, in corrispondenza del Forum Holitorium. Sul Vicus Iugarius, in corrispondenza delle Mura Serviane, si apriva la Porta Carmentale a doppio fornice.

Questo era il percorso della strada in età tardo-repubblicana ed imperiale, mentre in precedenza essa era molto più lunga, raggiungendo anche il Quirinale, dove si congiungeva con i percorsi precedenti alla costruzione delle vie Salaria, Flaminia e Tiburtina, divenendo parte integrante della via commerciale che giungeva al Tevere.

È possibile che il nome antico della strada in origine significasse “strada elevata”, o meglio: strada tra due rilievi, piuttosto che il significato posteriore di “strada dei costruttori di gioghi”.

Appunto, dato il significato del verbo latino iugo (sposare, unire), poteva intendendersi come strada di unione.

Dal suo nome, Giunone potrebbe avere assunto l’epiteto di Iuga o Iugalis (Giunone del Legame Matrimoniale), con il quale era venerata presso un altare (di ubicazione ignota) proprio edificato nel vico Giugario (secondo Festo la via aveva assunto il nome dall’altare).

Lungo la strada sorgeva l’importante area sacra di Sant’Omobono, che fu utilizzata per un lunghissimo arco temporale (VI secolo a.C.-VI secolo d.C.) e comprendeva i due templi della Mater Matuta e della Fortuna.

La strada attualmente visibile nell’area archeologica del Foro risale al rifacimento di età augustea. In precedenza la strada seguiva un percorso leggermente spostato più a sud-est.

 

  

Templum Solis Indigetis

Il 9 Dicembre, a sottolineare, se ce fosse bisogno l’importanza del Sole, l’astro più importante, che segnerà il giorno principe della settimana, mentre gli altri sono contrassegnati da altri pianeti o satelliti: Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno, ecco arrivare una seconda festa in onore del Dio Sol Indiges, ossia Sole Progenitore di tutte le cose, dopo quella celebrata nel pieno dell’Estate, il 9 di Agosto.

A Torvaianica, poco a Sud di Roma, dove c’era una tenuta dei Savoia e dove si consumò uno dei delitti più celebri e dai risvolti politici forse determinanti per la storia italiana del secondo Dopoguerra, sono stati scoperti i resti del santuario del Sol Indiges e quelli di due altari dove Enea fece il primo sacrificio per ringraziare gli Dei dell’approdo su una terra ricca d’acqua e cibo!

Il Tempio nella città di Roma è stato invece quello dedicato dall’Imperatore Aureliano al Dio Sol Invictus nel 275, per sciogliere il voto fatto in occasione della sua conquista di Palmira nel 272.

E questa data così importante e così vicina all’affermazione a Roma del Cristianesimo, ci dice il perché della scelta del 25 Dicembre per la nascita di Cristo, nel giorno in cui era nato il Dio Mitra, un culto che dilagò a Roma, non a caso contemporaneamente al Cristianesimo, nel I° secolo, in corrispondenza con la scoperta della precessione degli Equinozi, che ogni anno si presentano con un piccolo anticipo.

Per il culto del Sole fu istituito un collegio di Pontifices (Dei) Solis e dei giochi annuali con corse nel circo, oltre a giochi quadriennali (agon Solis) da tenersi al termine dei Saturnalia.

Dalle fonti sappiamo che si trovava nella regio VII “Via Lata”, nel Campus Agrippae, che fu ornato con il bottino di guerra preso a Palmira e che era circondato da portici, dove aveva sede il deposito dei vina fiscalia, vino venduto a prezzo ridotto alla plebe di Roma, a partire dall’epoca di Aureliano. La localizzazione coincide con l’attuale piazza di San Silvestro, presso la chiesa di San Silvestro in Capite.

 

Descrizione

Un primo cortile (55 m x 75 m) presentava i lati brevi costituiti da due emicicli e le pareti ornate da due ordini di colonne che inquadrano nicchie; gli ingressi ad arco erano inquadrati da colonne giganti per l’intera altezza. Un piccolo ambiente quadrato (15 m x 15 m) lo separa da un secondo cortile più ampio (130 m x 90 m), posto sullo stesso asse, con tre nicchie rettangolari aperte sui lati lunghi (le due laterali, più ampie, con ingresso a due colonne e dotate di una piccola abside) e altre tre nicchie sul lato breve di fondo, quella centrale semicircolare e quelle laterali anch’esse rettangolari, tutte e tre ancora con ingresso a due colonne. Al centro del secondo portico Palladio disegnò un tempio circolare, privo tuttavia di misure a differenza delle altre strutture e probabile invenzione dell’architetto sul modello del tempio di Ercole a Tivoli.

L’Arco di Portogallo doveva costituire uno degli ingressi al complesso. L’orientamento del complesso rispetto alla via Lata (attuale via del Corso) è discusso.

Share