1° Ottobre 331 a.C., Alessandro sconfigge definitivamente i Persiani a Gaugamela

L’anno dopo Salamina, combattuta sul mare in vista di Atene, i Greci, sul campo in patria nell’agosto 479 a.C. e nello stesso giorno a Micale, di fronte all’isola di Samo, l’antica Ionia, oggi turca, battevano per sempre gli achemenedi persiani, che non avrebbero più osato invadere la Grecia. L’Impero persiano costituitosi sei secoli prima di Cristo, esteso fino all’Iran attuale ed oltre, e a sud fino a gran parte dell’Egitto, resistette però ancora per oltre 700 anni, finchè non fu abbattuto proprio da un greco: Alessandro Magno.

Lo scontro decisivo avvenne in una battaglia celebrata in affreschi e celebri mosaici: la battaglia di Gaugamela, conosciuta anche come battaglia di Arbela, fu

Il 1º ottobre del 331 a.C., l’esercito della lega corinzia sotto il comando del re macedone si scontrò con l’esercito persiano di Dario III vicino a Gaugamela, nei pressi della odierna città di Mosul in Iraq. Anche se in pesante inferiorità numerica, Alessandro uscì vittorioso grazie alle sue superiori tattiche e a un esercito meglio addestrato e tecnologicamente avanzato, soprattutto con la famosa falange macedone. Fu una vittoria decisiva per l’alleanza ellenica e portò alla caduta dell’impero achemenide.

Nel mese di novembre del 333 a.C., Dario III era stato sconfitto da Alessandro nell’altrettanto nota battaglia di Isso (vicino all’attuale Iskenderum dove approdò Marco Polo nel suo viaggio verso la Cina) con la conseguente cattura di sua moglie, di sua madre, e delle sue due figlie, Statira II e Dripetide. L’imperatore persiano si ritirò quindi a Babilonia, dove riorganizzò l’esercito superstite dalla battaglia precedente. La vittoria di Isso diede invece a Alessandro il controllo della Asia Minore meridionale. A seguito della vittoria nell’assedio di Tiro, che era durato da gennaio a luglio, Alessandro acquisì successivamente anche il controllo del Levante. Dopo la sua vittoria a Gaza, il numero delle truppe persiane ancora in grado di combattere si ridusse al punto che il satrapo persiano d’Egitto, Mazace, preferì arrendersi pacificamente ad Alessandro.

Dario cercò di dissuadere per vie diplomatiche Alessandro dallo sferrare ulteriori attacchi contro il suo impero.

1 ott Darius_III_of_Persia

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Dario offrì ad Alessandro un matrimonio con la figlia Statira e tutto il territorio ad ovest del fiume Halys. Poi gli offrì tutto il territorio ad ovest dell’Eufrate, il co-dominio dell’Impero achemenide, la mano di una delle sue figlie e 30.000 talenti d’argento…

Ma tutto era poco per chi voleva conquistare il mondo e conquistato l’Egitto si era fatto proclamare Faraone e semidio!

Invece di puntare direttamente su Babilonia, per i deserti ed il caldo, Alessandro girò verso nord, attraversato l’Eufrate e seguito il corso del Tigri (un eclissi di luna che Alessandro vide come favorevole ci permette di datare gli eventi), prima distrusse in vari attacchi parte dello smisurato esercito persiano (gli antichi lo facevano arrivare addirittura ad un milione di uomini! Forse erano 200-300mila, con 200 carri falcati e 15 elefanti).

Poi con i suoi forse 50.000 addestratissimi uomini accetto battaglia in campo aperto nei pressi di Mosul, l’antica Ninive, nel nord dell’Iraq.

Mentre i Persiani, dopo l’attacco dei carri falcati, cercavano visto il loro enorme numero manovre di accerchiamento sia sull’ala sinistra che destra, Alessandro colpì decisamente quasi al centro dello schieramento avversario, spezzando l’esercito in due e facendo strage di oltre 53.000 avversari.

i Macedoni si appropriarono di un cospicuo bottino, depredando circa 4.000 talenti, come pure il carro e l’arco personali di Dario. Anche gli elefanti da guerra furono catturati. Gli elefanti da guerra furono condotti in Macedonia nel tentativo di essere addestrati ma nessuno conosceva i metodi di addestramento, perciò furono ricondotti in Persia e lì vennero liberati.

Dario III fuggì, mentre Alessandro marciava verso Babilonia per porre fine ad un impero durato quasi mille anni!

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