UNA POESIA SUL VINO DI BERTUCELLI DOMENICO

Alimenti (1)

C’è chi l’assaggia empiendosi la bocca,

c’è chi, colla lingua su’r palato schiocca,

ma io ci ho provo già più di mille vorte

e se anco la tentassion’ mi piglia così forte,

appena intraveggo questo rossore controluce

un pensiero mi tormenta come fusse’ na puce.

vinoa1

La mente mi ritorna allo scasso, alle barbate

a quando ginocchioni in tèra l’ho’innestate,

alle mano diacce intiriszite, ‘vando le potai

allo ‘zzorfo, al ràme e a quando le sappai.

 

N’ ho visto anco i pippori cresce e colorassi,

belli tondi, neri, sardi, grossi e duri come sassi,

po’ dorcioni e sugosi schiacci cor pigion’

dalla bigongia ènno finiti ner’ tino boccalon’.

Lì, ha bollito e ribollito, e doppo travasato,

per tre mesi in della botte s’è bello riposato.

 

Ora me lo ritrovo qui sopra a’ r tavolino,

e n’un mi risce proprio di chiamallo vino,

dallo scasso alla cantina, ho tanto tribbolato,

che mi pare sia sudore ar sangue mescolato.

Così, ir succo di fadighe, di mille e un’affanno

invece di sorseggiallo, d’ un corpo lo tracanno.

Testo e foto di Gavorchio (Bertuccelli Domenico)

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