Sergio Sarri, dalla rivoluzione della Pop Art a “Space Ballet”

Intervista a un artista poliedrico che con le sue opere intende mostrare la propria visione del mondo e di se stesso.

VIAREGGIO – Sta registrando un ragguardevole numero di visitatori la mostra in corso a Villa Argentina di uno dei più importanti artisti della Pop Art italiana, Sergio Sarri. “Space Ballet” è il titolo di questa straordinaria proposta artistica, curata da  Niccolò Bonechi e realizzata dalla Provincia di Lucca in collaborazione con l’Associazione Sergio Sarri, con il Patrocinio della Città di Viareggio, l’adesione del MiBACT – Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Lucca e Massa Carrara e il sostegno di Robilant+Voena.

La mostra è visitabile fino al 10 settembre 2017 e per approfondirne i contenuti abbiamo contattato il maestro Sergio Sarri per scoprire qualcosa in più sulla sua vita legata indissolubilmente al mondo dell’arte, che lo ha portato a viaggiare per il mondo intero, ricevendo numerosissimi premi e riconoscimenti.

 

La sua è stata una carriera molto lunga. Cosa significava alcuni decenni fa essere un artista della Pop Art?

Ricordo che eravamo in pochi, ma molto motivati e spinti da ideali sociali e politici. Negli anni ’60 si respirava un grande fermento culturale, eravamo proiettati vero il cambiamento. Oggi viviamo in una società della comunicazione che ingloba tutto, mi sembra tutto più polverizzato e il messaggio della Pop Art mi sembra abbia un minor impatto, una forza minore rispetto agli inizi.

Quali sono le fonti che hanno ispirato il suo lavoro artistico?

Il primo viaggio a New York negli anni ’60 è stato certamente una folgorazione. C’era un tale fermento, così tante novità che per me ha rappresentato una scossa fondamentale, capace di dare una svolta alla mia carriera. Ho fatto mio il linguaggio della Pop Art ricercando poi dei contenuti che meglio si confacevano alla mia personalità.

Sicuramente nella sua vita avrà avuto molti incontri con artisti di fama internazionale. Ce ne può ricordare qualcuno? Da quale artista ritiene di essere stato maggiormente influenzato?

E’ vero, gli artisti conosciuti sono stati molti, mi piace citare un incontro al Caffè Greco di Roma con Giorgio De Chirico, per me un genio assoluto della pittura. Ma ad influenzarmi sono stati, in maniera preponderante e quasi esclusiva, i miei viaggi. Ho avuto la fortuna di viaggiare molto e in particolare di scoprire il continente americano, che ho visitato dagli Stati Uniti fino all’Argentina e alla Terra del Fuoco passando per l’Amazzonia, i i luoghi attraversati e conosciuti sono stati per me una fonte inesauribile di ispirazione.

La Pop Art è stata fortemente contaminata dalla realtà, anche economica, del nostro vivere quotidiano. Ma in che misura l’arte può invece modificare le abitudini e i comportamenti delle masse?

Certamente quello che ho fatto come artista è stato il riflesso della vita reale. In generale credo che sia più il mondo con le sue catastrofi, guerre e continui stravolgimenti a sconvolgere le nostre vite. Ma è indubbio che, in particolare negli anni ’60, ci sia stato un forte cambiamento artistico e culturale, in cui la Pop Art ha contribuito a modificare il linguaggio, il gusto per le cose e la percezione della realtà.

Lei è stato un artista poliedrico, che si è confrontato con diversi  mezzi espressivi.

Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui ho lavorato con grande soddisfazione nel campo della pubblicità, nel fumetto e anche nel cinema, lavorando a film sperimentali per l’epoca. Questa esperienza multiforme mi ha insegnato molto, ma il mio mezzo privilegiato di espressione è sempre stato e rimane la pittura, che rappresenta la mia vocazione e il mio più profondo e vissuto linguaggio artistico.

Può descriverci il suo rapporto con il colore? Quali colori rappresentano meglio il suo percorso artistico?

Come tanti altri artisti, ho vissuto varie fasi nel rapporto con il colore. Ricordo per esempio gli anni ’70, in cui le mie opere erano diventate monocromatiche. Negli ultimi anni invece i colori della mia arte sono diventati più vitali e sgargianti, il mio intento è quello di catturare non solo l’attenzione dell’osservatore, ma di risucchiare la  sua fantasia nel mio mondo, per far vivere un’esperienza che possa emozionare e rimanere impressa nella memoria.

Colori vitali e di forte impatto proprio come quelli della mostra “Space Ballet” in corso a Villa Argentina a Viareggio.

Senza alcun dubbio, a partire dal trittico che dà il titolo alla mostra. Ho voluto rendere omaggio ad un artista straordinario anche se poco conosciuto, il tedesco Oskar Schlemmer che aderì alla Bauhaus. E’ stato un vero talento innovativo e un precursore in molti campi artistici, anche nel design. I suoi costumi meccanici richiamano e coinvolgono il mio mondo, infatti mi sono occupato molto del rapporto tra l’uomo e la tecnologia. Oggi è un tema dominante della società contemporanea: tutti noi, in Italia e nel mondo, ci troviamo davanti a un universo ormai dominato dalla tecnologia.

Se le chiedessero di dipingere l’Italia di oggi secondo il punto di vista della Pop Art, quale tipo di immagine potrebbe meglio rappresentarla?

Purtroppo oggi ci troviamo davanti ad un’Italia in piena decadenza, a livello politico, culturale e di costume sociale. L’immagine non potrebbe essere che una macchia di colore pallida e sbiadita.

Come consiglierebbe lei un giovane che decidesse di intraprendere oggi una carriera artistica?

Per diventare artisti in una società come quella contemporanea, credo occorra un gran dose di coraggio. Una volta eravamo in pochi, oggi c’è una moltitudine di aspiranti artisti e una concorrenza spietata. Il mondo artistico sembra offrire diverse possibilità, ma per la maggior parte sono fasulle, per cui suggerisco ai giovani di stare molto attenti e di pensarci bene prima di intraprendere una carriera in questo mondo. Ma se mi trovassi davanti a un giovane talentuoso e ben motivato, gli consiglierei di non mollare e gli augurerei la migliore fortuna.

 

La mostra La rassegna espositiva di Villa Argentina a Viareggio, inaugurata sabato 22 luglio e intitolata “Space Ballet”, è dedicata alla produzione dell’artista torinese ma ligure di adozione Sergio Sarri. La mostra personale, curata da Niccolò Bonechi, è promossa dalla Provincia di Lucca in collaborazione con l’Associazione Sergio Sarri, con il patrocinio della Città di Viareggio, e con l’adesione del MiBACT – Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara e il sostegno di Robilant+Voena.

 

L’esposizione – che raccoglie oltre una trentina di dipinti realizzati tra il 1968 e il 2017 – si pone come una vera e propria antologica che analizza mezzo secolo di carriera dell’artista, proponendolo come uno dei protagonisti della Pop Art specifica del Nord Italia che, guardando soprattutto alle esperienze europee – inglesi e francesi – si discosta da quella romana dando origine ad esiti di grande complessità e raffinatezza.

 

Il titolo dell’esposizione – “Space Ballet” – fa riferimento al grande trittico del 2017 che occupa la sala più importante del primo piano di Villa Argentina. Come scrive Armando d’Amaro nel testo critico che accompagna la mostra “Specchio non sempre impassibile delle nostre miserie, l’artista raggiunge insieme apice e sintesi della sua più recente ricerca nel trittico Space Ballet, dove – fondendo il commensurabile dell’apollineo con l’irrazionale del dionisiaco – cita ed omaggia il teatro di un maestro del Bauhaus: Oskar Schlemmer che, in equilibrio formale tra cromatismi e plasticità, legava classicismo a modernismo operando scissioni e ricomposizioni ardite nel tentativo utopico di rifondare un genere già diviso tra umani che agiscono come macchine e macchine che operano come umani”.

 

Il percorso espositivo si sviluppa al primo e al secondo piano della villa liberty di proprietà della Provincia che l’ha restaurata ed adibita a sede espositiva. In particolare il piano terra accoglie le opere storiche di Sergio Sarri, indicando allo spettatore quali sono state le matrici stilistiche che hanno condizionato e caratterizzato la propria ricerca dalla fine degli anni Sessanta ai Novanta. Il secondo piano, invece, è interamente dedicato ad opere realizzate nell’ultimo periodo. Questi dipinti mostrano come l’indagine pittorica dell’artista sia andata avanti, in una direzione certamente meno sintetica, pur mantenendo un forte legame con le precedenti esperienze, soprattutto sotto il profilo compositivo e delle intenzioni.

 

A Sarri interessa inventare un mondo, non replicare quello esistente, parlare di utopie e di scenari futuribili. Difficile da classificare e definire, Sarri è un pittore raffinato che ha superato anagraficamente il Pop dopo averlo contaminato con la sfera concettuale.

 

La mostra sarà visitabile fino al 10 settembre 2017, da martedì a venerdì con orario 10.00-13.00 e 15.00-19.00, sabato 10.00-13.00 e 15.00-19.00 e 21.00-23.00; domenica dalle 18.00 alle 23.00. Chiuso il lunedì.

L’ingresso è libero.

 

Biografia dell’artista: Sergio Sarri è nato a Torino nel 1938, vive e lavora a Calice Ligure. Alla fine degli anni ’50 viaggia in Europa seguendo alcuni corsi di pittura a Berna e a Parigi. Dopo il viaggio negli Stati Uniti, nel 1965, inizia la ricerca sul rapporto uomo-macchina che sarà la tematica che caratterizzerà tutto il suo lavoro. Si dedica anche al cinema di ricerca sperimentale con i film dal titolo ” Le storie di Varazze”, “Le avventure di Nessuno” e “Vostock”.Nel 1969 inizia la collaborazione con la galleria Vinciana di Milano che durerà per alcuni decenni. Appassionato di fumetti, alla fine degli anni ’80 inizia a pubblicare storie a fumetti sulla riviste “Corto Maltese” e su riviste internazionali come “Heavy Metal” e “Comic Art”, firmandosi come SeSar. Dal 1994 al 1997 è stato docente di Anatomia artistica all’Accademia di Brera di Milano. Sarri ha esposto in importanti istituzioni pubbliche e private come: Musée Municipal di Saint Paul de Vence (1968); XXXVI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nella Sezione Grafica e nel padiglione Venezia (1972); Galleria Vinciana, Milano (1969, 1972, 1973); Galerie-T, Amsterdam (1974); Hagener Kunst Kabinet, Hagen (1975); Palazzo dei Diamanti, Ferrara (1976); Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi (1980); XI Quadriennale di Roma (1986); Galleria Nuova Gissi, Torino (1994); Montserrat Gallery, New York (1996,1998); Universitat de Valencia, Valencia (2003); Museo MAGI ‘900, Pieve di Cento (2003); 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Milano (2011); Galleria Robilant+Voena, Milano (2017).

SEDE ESPOSITIVA:Villa Argentina

Via Fratti angolo via Vespucci, 4455049 Viareggio

  1. +39 0584 1647600

musei@provincia.lucca.it

 

PER INFORMAZIONI:Robilant+Voena

  1. +39 02 805 6179

info@robilantvoena.com

http://www.robilantvoena.com

Sergio_Sarri Set n. 1, 2016, acrilici su tela, cm 80x130 Hybris (dittico), 2015, acrilici su tela, cm110x180

FacebookTwitterGoogle+Condividi