Nell’Antica Roma, 16 Maggio: Festa di Virbio

 

16 maggio Hippolytus_Sir_Lawrence_Alma_Tadema

Molti dei riti ai quali si rifanno le feste romane, portano sui colli albani, da dove vennero molti degli antenati di Roma.

Questa volta siamo a Boville, patria della famiglia di Augusto ed ad Ariccia, dove sarebbe giunto dalla Laconia, Ippolito, divenuto qui, una volta nato per la seconda volta: Virbio.

di Daniele Vanni

 

VIRBIO. – Antica divinità italica, collegata al culto di Diana ad Aricia e onorata con lei – per quanto a un grado inferiore – nel tempio sui Monti Albani: clivus Virbiifu chiamata la strada da Boville (mitologico luogo di nascita della Dinastia Giulio-Claudia e forse luogo reale di nascita di Augusto, oggi identificata con le Frattocchie) ad Aricia.

 

Virbio era raffigurato, sembra, come un uomo anziano e la sua statua non doveva esser toccata da nessuno, nemmeno dai raggi del sole!

Già per gli antichi la sua personalità era enigmatica: alcuni lo credevano un dio solare, ma la maggioranza lo identificò con l’eroe greco Ippolito, forse perché nel recinto di Aricia non dovevano penetrare i cavalli. Da questa identificazione dipendono probabilmente tanto le varie versioni raccontate dagli antichi di una resurrezione d’Ippolito per opera di Esculapio e della sua venuta ad Aricia, dove avrebbe preso il nome di Virbio, per rendersi irriconoscibile, quanto l’etimologia che del suo nome davano gli antichi grammatici e glossatori. Questa completa ellenizzazione del dio italico non permette di riconoscerne il carattere originario; anche le ipotesi dei moderni non sono più accettabili di quelle degli antichi.

Così è stato creduto un demone protettore delle nascite, un dio a forma di cavallo, una divinità fluviale di Aricia, un demone delle querce, l’eroe greco Ippolitoil cui culto sarebbe stato portato in età arcaica dalla Laconia a Roma.

Oscuri e problematici sono anche i rapporti supposti con un fiume Virbio in Laconia e con il clivus Urbius a Roma.

Un flamen Virbialis è ricordato in una iscrizione di Napoli (Corpus Inscriptionum Latinarum, X, 1493).

Anche incerta, o quanto meno esagerata, è l’influenza che la leggenda di Ippolito-Virbio avrebbe avuto sul culto cristiano di sant’Ippolito romano.

 

Non conosciamo raffigurazioni del dio

 

 

Divinità latina venerata ad Ariccia nell’ambito cultuale di Diana Aricina. La sua origine è oscura; in età antica si riteneva fosse Ippolito, il quale, risuscitato da Asclepio, sarebbe giunto nel Lazio.

 

 

Ippolito

 

 

Ippolito è un personaggio della mitologia greca, figlio di Teseo; il nome di sua madre varia a seconda degli autori: la più comune è Antiope, ma altri mitografi nominano anche le Amazzoni Ippolita oppure Melanippa.

 

Il mito

 

La versione più nota della sua leggenda è quella tramandata dall’opera di Euripide: Ippolito. Secondo questa variante della storia, Afrodite fu la causa della sua morte.

Egli disprezzò la venerazione di Afrodite in favore di quella di Artemide e, per vendetta, Afrodite fece sì che la sua matrigna, Fedra, si innamorasse di lui, sapendo che Ippolito l’avrebbe respinta.

 

Fedra cerca vendetta nei confronti di Ippolito suicidandosi e, nella sua lettera di addio, dicendo a Teseo, suo marito e padre di Ippolito, che Ippolito l’aveva violentata.Ippolito era vincolato da un giuramento a non menzionare l’amore di Fedra per lui e nobilmente si rifiutò di difendersi nonostante le conseguenze.

 

Teseo maledisse il figlio, una maledizione che Poseidone era costretto a esaudire, e così Ippolito venne abbattuto da un toro mandato dal mare che mandò nel panico i cavalli della sua biga e distrusse il veicolo.Curiosamente, questo non è il modo in cui Afrodite aveva previsto la sua morte nella tragedia, in quanto nel prologo dice di aspettarsi che Ippolito ceda al desiderio con Fedra e che Teseo colga la coppia durante l’atto. Ippolito perdona il padre prima di morire e Artemide rivela la verità a Teseo prima di giurare di uccidere uno degli amanti di Afrodite (Adone) per vendetta.

 

In una versione più tarda, Ippolito, su richiesta di Artemide, viene riportato in vita da Asclepio, il dio della medicina, ma anche della necromanzia, il quale si era innamorato di lui.

Ne parla anche Virgilio nel VII canto dell’Eneide: dopo la resurrezione, Ippolito viene trasportato da Diana sui monti Albani; qui ella gli impone un nuovo nome, Virbio (ovvero “nato due volte”). I

l giovane istituisce nel Lazio il culto della dea, sposa la giovane ateniese Aricia e fonda una città cui dà il nome di lei diventandone re. Genera poi con Aricia un figlio, anch’esso chiamato Virbio, che gli succede nel regno.

 

Ippolito trascinato dai suoi cavalli, opera dell’artista Sir Lawrence Alma Tadema, 1860 circa

 

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