L’Editoriale del Direttore

di Daniele Vanni

 

A volte l’intelligenza della gente della Valle del Serchio, esplode improvvisa! Come se, tra due strette ininterrotte schiere di montagne, che lasciano tra di loro un’esigua vallata, con tanti mesi di buio e pioggia, che mal vengono ripagati dall’esplosione di una tarda primavera e le poche settimane di vera estate, potesse albergare tanta acutezza!

E invece “gli uomini del Serchio” accumulati ai Garfagnini, nel proverbio: “…scarpe grosse, cervelli fini!”hanno sempre dato, forse in contrasto con i loro modi un po’ rudi, il loro parlare, prova di grande e raffinata intelligenza!

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAE’ il caso di Vecchiacchi che da Filicaia gettò ponti radio verso il mondo o di Vallisneri che da Trassilico ebbe l’onore di stare accanto a Malpighi e veder dedicato a suo nome una pianta da Linneo, e di Nobili sempre di Trassilico, che fu in Russia con il figlio di Giuseppina Bonaparte, fu detto “degno di stare vicino a Galileo e di confabulare con Volta” ed è sepolto in Santa Croce a Firenze!

Ma ci sono tantissimi acuti ingegni nella Valle del Serchio. Moltissimi dei quali, proprio per le difficoltà della zona, ignorati, misconosciuti…

E per rendere loro onore e trattare di loro, parliamo oggi dell’elicriso.

L’Elicriso, Helichrysum italicum, appartenente alla grande famiglia delle Composite, è una pianta caratteristica della bassa macchia mediterranea, diffusa in luoghi incolti e pietrosi, assolati e aridi. E’ infatti una pianticella spontanea dalla base legnosa alta circa 40 cm, molto resistente, dal portamento leggermente prostrato sul terreno, dove forma fitte macchie odorose nelle regioni costiere, caratteristiche per il colore verde-grigio argentato con fiori di un giallo luminoso, dal profumo aromatico molto intenso e particolare, che caratterizza tipicamente la bassa macchia mediterranea.

Il nome Elicriso deriva dal greco “helios” = sole e “chrysos” = oro, e si riferisce alla forma e al colore giallo dorato molto luminoso dei suoi fiori, piccoli capolini raccolti in infiorescenze (corimbi).

I rametti e le foglioline sono coperti da una fitta peluria grigio argentea, dall’aspetto vellutato, che li protegge dalle condizioni avverse del clima, specie dal calore estivo e dalla siccità dei luoghi rocciosi e aridi in cui l’Elicriso vegeta. Nelle regioni più interne, lontane dalla costa, e ad un’altitudine maggiore, l’Elicriso cresce più rado, ma ugualmente rigoglioso e facile da individuare: passeggiando lungo i pendii collinari, specie nelle giornate assolate, si avverte il suo intenso profumo prima ancora di intravedere lo splendore dei suoi fiori dorati.

L’ Elicriso predilige la macchia mediterranea, soprattutto al centro-sud e nelle isole, soprattutto nei luoghi con una buona esposizione al sole, ma come le intelligenze delle quali parlavamo prima, si adatta anche ala Garfagnana, e qui cresce con i suoi principi attivi, particolarmente copiosi ed efficaci nel contrastare numerosi disturbi dell’organismo umano.

Oggi sappiamo molto, ma non ancora tutto! della composizione dell’Elicriso: il contenuto in  flavonoidi, i suoi tannini, l’ acido caffeico. Anche una sostanza particolare, denominata arenarina, a cui si attribuisce una probabile attività antibiotica. Ed oggi si sa di tante proprietà medicinali attribuite all’Elicriso, come antinfiammatorio, antiedemigena, analgesica, decongestionante, antiallergica, antieritematosa, fotoprotettiva, bechica, balsamica ed espettorante, antiepatotossica, contro gli eczemi, e in modo particolare la psoriasi, ma anche, come coadiuvante, nella pertosse, nelle bronchiti, in presenza di manifestazioni asmatiche o enfisematose…

Ma i primi studi scientifici su questa pianta così miracolosa, si devono ad un’intelligenza “garfagnina”!

Infatti, i primi studi sull’applicazione di questa pianta, nelle patologie della pelle e sull’apparato respiratorio, si devono al dottor Leonardo Santini il quale, avendo notato che i contadini della Garfagnana, dove lui operava come medico condotto, curavano le affezioni bronchiali del bestiame con l’Elicriso, volle sperimentarlo sui suoi pazienti, ottenendo una conferma delle sue aspettative, ma in più notò un’azione favorevole nei pazienti con affezioni eczematose e soprattutto psoriasiche, e nel 1949 pubblicò i risultati delle sue osservazioni.

Sempre il dott. Santini evidenziò una componente antiallergica dell’Elicriso, che egli utilizzava per mezzo di aerosol, colliri e impacchi palpebrali nelle riniti, congiuntiviti e blefariti allergiche. Egli conseguì risultati degni di attenzione anche nel trattamento delle ustioni e dei geloni, ottenendo una più veloce scomparsa delle manifestazioni dolorose, del prurito e del bruciore!

Da allora, si è sempre avuta conferma sperimentale, sul campo, dell’intuizione del medico Santini, fino alle riprove scientifiche cioè la scoperta di come agiscono biochimicamente le sostanze contenute nell’Elicriso. Ad esempio, uno studio effettuato nel dipartimento di Farmacologia dell’Università di Valencia (Marzo 2002), ha riconosciuto la validità delle brillanti intuizioni del dott. Santini, confermando le proprietà antiflogistiche dell’Elicriso, e evidenziando anche le sue proprietà antiossidanti.

E alla mente mi viene, per esser stato, da bambino, paziente e poi conoscente in età adulta, del grande Prof. Alberto Grassi, per quarant’anni Primario di Pediatria all’Ospedale di Lucca,ma  nativo di Camporgiano,(famosa la sua “palla” con farina di grano cotta e solidificata, pronta per essere grattata e data ai bambini come alimento già parzialmente digerito e facilmente assimilabile in un’epoca in cui non esistevano gli attuali prodotti commerciali) che intuì in epoca preantibiotica l’esistenza di una competizione biologica fra muffe e batteri pubblicando prima del 1939, anno di scoperta ufficiale della penicillina, lavori che hanno anticipato e, in qualche modo, indicato il percorso della successiva ricerca scientifica. Tutte scoperte, che riportano alle terre del Serchio, le cui acque sembrano portatrici di viva intelligenza!

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