Il Santo del giorno, 18 Giugno: Marina, che si vestì da uomo per stare in un convento di monaci – Calogero, eremita in…Sicilia! Ci avreste mai pensato?

 

 

Oggi ricordiamo Marina, una monaca famosa per il fatto di aver vissuto sotto abiti maschili per molti anni in convento maschile! le cui spoglie sono a Venezia.

E Calogero, eremita in Sicilia, che va ricordato, se non altro, per la diffusione del nome nel Sud dell’Italia!

 

di Daniele Vanni

 

 

S.Marina di Bitinia(Bitinia, 715 ? – Siria, 750 ?) è stata una monaca famosa per il fatto di aver vissuto sotto abiti maschili per molti anni in convento maschile!

Le sue spoglie sono conservate a Venezia (dal XIII secolo): la città veneta (come Parigi) la venera anche come compatrona secondaria il 17 luglio, data in cui un mercante portò il corpo della santa a Venezia dalla Romania..

Marina nacque in Bitinia, antica regione dell’Asia Minore, da genitori cristiani nel 725 circa. Dopo la morte della madre, il padre, di nome Eugenio, ancora addolorato per la perdita dell’amata moglie, decise di ritirarsi in un convento a Canobin, in Siria. Marina in cuor suo era molto triste per la lontananza dell’amato padre. Anche Eugenio soffriva molto. Allora un giorno, recatosi dall’abate, mediante un innocuo stratagemma, disse che a casa aveva un figlio, il quale aveva espresso ripetutamente il desiderio di poter entrare nel convento. L’abate, commosso, consentì ad Eugenio di poter portare il figlio. Eugenio allora partì e prese con sé la figlia. Marina entrò in convento con il nome di fra’ Marino, vestendosi da uomo, in quanto non era ammesso alle donne entrarvi. Non era difficile per Marina dissimulare il proprio sesso, il padre le aveva tagliato i lunghi capelli, inoltre i frati vivevano in celle molto buie indossando un grande cappuccio che copriva il loro volto. Restò in convento anche dopo la morte del padre, conducendo vita monastica e seguendo gli insegnamenti dell’amato padre.

Durante un lungo viaggio, per raccogliere provviste per il convento, con alcuni confratelli passò la notte in una locanda. La figlia del locandiere, rimasta incinta di un soldato la notte stessa, accusò successivamente il “monaco Marino” del misfatto. I genitori della ragazza, infuriati, corsero al convento e raccontarono tutto all’abate, che rimase allibito, non credendo per nulla alle accuse che venivano rivolte verso uno dei suoi frati. Marina, accusata ingiustamente, andò col pensiero a Dio e, invece di discolparsi, si autoaccusò di una colpa non sua. L’abate, addolorato, la cacciò immediatamente dal convento e le fu affidato, subito dopo lo svezzamento, il bambino, che secondo la tradizione si chiamava Fortunato, e che allevò con mezzi di fortuna. Restò sempre nei dintorni del convento facendo penitenza per una colpa che non aveva mai commesso ed elemosinando il poco cibo che serviva per il piccolo Fortunato.

Finalmente, dopo tre lunghi anni, dietro intercessione dei frati, che mai avevano creduto all’accusa verso il confratello, l’abate riammise in convento fra’ Marino, a condizione che si mettesse al completo servizio dei frati. Ma troppo duri erano stati i sacrifici, tanto che avevavo colpito il fisico di Marina. Poco tempo dopo, nel 740 circa, infatti morì. I monaci, mentre lo svestivano, prima della sepoltura, fecero la sorprendente scoperta e capirono allora di quale grossa diffamazione fosse stata vittima e l’ammirarono per la sua grande rassegnazione. Grande fu la commozione dell’abate e dei confratelli davanti al corpo di Marina. La figlia del locandiere, rimasta posseduta dal demonio dopo l’accaduto, corse al convento e santa Marina compì il suo primo grande miracolo, liberandola dal male.

Fu sepolta nel convento, da dove fu trasferita dopo qualche tempo in Romania ed infine a Venezia, ove ancora oggi si venera il suo corpo incorrotto.

 

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San Calogero, Eremita in Sicilia

Calcedonia (Tracia), 466 ca. – Monte Cronios (Sciacca), 561 ca.

 

Va ricordato, se non altro, per la diffusione del nome nel Sud dell’Italia! Le notizie sulla sua vita sono però così confuse che si è pensato che potessero riferirsi a più santi con lo stesso nome. Infatti, Calogero etimologicamente significa ” bel vecchio ” e può darsi che così venissero indicate quelle persone che vivevano da eremiti, conla loro barba incolta, che li faceva vecchi anche quando non lo erano.

Calogero è venerato in Sicilia presso Sciacca, nel monastero di Fragalà presso Messina, ma anche in altre località.

L’unica cosa sicura su di lui è l’esistenza in Sicilia di un santo eremita, con poteri taumaturgici.

A Fragalà è stata scoperta alla testimonianza più antica legata al suo culto: alcune odi scritte nel IX secolo da un monaco di nome Sergio, da cui risulterebbe che Calogero proveniva da Cartagine e morì nei pressi di Lilibeo, il capo occidentale della Sicilia, vicino Marsala

Le lezioni dell’Uffizio, stampate nel 1610, lo dicono invece proveniente da Costantinopoli ed eremita sul monte Gemmariano.

Le leggende e i racconti si sprecano. Un po’ dovunque. A Lipari, dove durante l’evangelizzazione della Sicilia e delle sue isole, voluta da un Angelo, avrebbe fatto sgorgare una fonte miracolosa nelle grotte termali che ancora si usano.

Ebbe una visione della morte di Teodorico e forse, chissà?, da qui la leggenda che trasporta il re ostrogoto al dorso di un cavallo nero demoniaco dentro il cono dell’Etna!

Sempre combattendo i “demoni” pagani. Soprattutto quelli legati alle terme e abitando caverne e spelonche.

Nutrito da una cerva, quando, vegliardo, non aveva più la forza di mangiare da sè .

 

 

Oggi ricordiamo inoltre:

 

Sant’Alena da Forest, vergine e martire

San Calogero, eremita in Sicilia e patrono di Naro

Sant’Equizio da Telese, diacono

Sant’Erasmo, anacoreta e confessore

San Gregorio Barbarigo, vescovo

Santi Leonzio, Ipazio e Teodulo, martiri

Santi Marco e Marcelliano, martiri

Santa Marina, monaca

San Simplicio e familiari, eremiti

San Zenone, patrono di Rolo

 

 

 

Cripta S. Calogero

 

Palermo San Calogero

 

Una delle tantissime rappresentazioni siciliane del “Bel Vecchio”

 

San_Calogero_di_Agrigento, raffigurato qui sempre di colore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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