Il Santo del giorno, 10 Agosto: S. Lorenzo, martirizzato su una graticola ardente. Patrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticceri e lavoratori del vetro

 

Un soldato romano raccolse, sangue e grasso che colavano dal suo supplizio: in questo giorno, ogni anno ad Amaseno di Frosinone, questa reliquia si liquefà come il sangue di S. Gennaro!

 

di Daniele Vanni

 

Quante volte abbiamo sentito parlare dei “Ragazzi di Via Panisperna” intendendo con questo quel gruppo di giovani geni che sotto il Fascismo e accanto a Fermi arrivarono per primi e con spontaneità, senza mezzi adeguati e con intorno un Paese tutto sommato assai arretrato, così vicini ai segreti dell’atomo, da poter arrivare in anticipo alla bomba atomica! Che Fermi senz’altro aiutò a realizzare, uno volta rifugiatosi in Americana, Ma i nomi di Majorana, Segrè, Amaldi, e di quella via là nella Suburra dove doveva essere nato Giulio Cesare, non sapevamo che avesse un aggancio con il 10 Agosto!

Invece il nome stesso: “panisperna” deriverebbe dalla tradizione, rispettata dal vicino convento delle clarisse, di distribuire “pane e perna”, pane e prosciutto, proprio il 10 agosto, giorno dedicato a san Lorenzo, per celebrare le distribuzioni ai poveri fatte del Santo di oggi , che era il capo dei diaconi romani e quindi oltre che servitori dei presbiteri cioè dei sacerdoti, erano anche addetti a sostenere i fedeli in difficoltà!

 

Lorenzo, da Laurentum e laurus latini,(latino: Laurentius; Huesca, 225 – Roma, 10 agosto 258) fu uno dei sette diaconi istituiti nella chiesa cristiana primitiva come aiuto e sostegno agli apostoli nei compiti amministrativi e assistenziali.

I diaconi, (in gr.: servitore) vestiti con una propria tunica liturgica (la dalmatica, una larga tunica con ampie maniche), avevano il compito di celebrare i riti, distribuire l’Eucarestia, svolgere le attività caritative e amministrare le offerte nella diocesi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257.

 

Le notizie sulla vita di san Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei.

Ancora giovane, fu inviato a Saragozzaper completare gli studi umanistici e teologici; fu qui che conobbe il futuro papa Sisto II. Questi insegnava in quello che era, all’epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati. Tra maestro e allievo iniziò un’amicizia e una stima reciproche. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, di cui beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Al principio dell’agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, secondo il quale tutti i vescovi, i presbiteri e i diaconi dovevano essere messi a morte: l’editto fu eseguito immediatamente a Roma, al tempo in cui Daciano era prefetto dell’Urbe.

Sorpreso mentre celebrava l’eucaristia nelle catacombe di San Callisto, papa Sisto II fu ucciso insieme a quattro dei suoi diaconi, il 6 agosto; quattro giorni dopo il 10 agosto fu la volta di Lorenzo, che aveva 33 anni.Non si è certi se egli fu bruciato con graticola messa sul fuoco ardente.

A partire dal IV secolo Lorenzo è stato uno dei martiri più venerati nella Chiesa di Roma. Costantino I fu il primo ad edificare un piccolo oratorio nel luogo del suo martirio. Tale costruzione fu ampliata e abbellita fino alla basilica che esiste tutt’oggi.

Nella leggenda, Lorenzo che aveva come compito di assistere i poveri, si allude alla distribuzione, totale!, dei beni della Chiesa ai poveri, e si menziona la graticola, strumento del supplizio, rimarcando la frase con cui l’arcidiacono della Chiesa di Roma, rivolgendosi ai suoi aguzzini dice: Assum est,… versa et manduca, “Sono cotto da questa parte, girami dall’altra e poi mangiami”.

Forse fu per via di questo passo che si diffuse nel Medioevo la credenza secondo cui il corpo del martire fu fatto a pezzi e dato in pasto alla plebe pagana vittima di una carestia.

La tradizione dice anche in maniera più precisa che a Lorenzo fu promessa salva la vita se avesse consegnato i tesori della Chiesa entro tre giorni. Il 10 agosto, quindi, Lorenzo si presentò alla testa di un corteo di suoi assistiti dicendo:

« Ecco questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono. »

Si racconta secondo la tradizione che un soldato romano che assistette al supplizio – mediante graticola posta su carboni ardenti – raccolse con uno straccio gocce di sangue e grasso mentre il martire spirava, portandole al paese di Amaseno (FR) dove la reliquia è tuttora custodita e ogni 10 di agosto avviene il miracolo della liquefazione del Sangue di S. Lorenzo(molto simile al sangue di San Gennaro).

È consideratopatrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticceri e lavoratori del vetro. È inoltre il patrono della città di Grosseto e della città di Tivoli, e di moltissimi centri anche in Toscana.

 

 

Martirio di san Lorenzo, olio su tela di Tiziano Vecellio, 1548-1549, Venezia, Chiesa dei Gesuiti.

 

 

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