Dagli studi sul global warming una cupa previsione sul futuro prossimo della Terra

 

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I dati climatologici confermano che quello del 2017 è stato il terzo agosto più torrido di sempre a livello planetario (preceduto solamente dai mesi d’agosto del 2015 e del 2016); a questo possiamo aggiungere che il primo semestre di quest’anno è stato il più caldo in assoluto (eccetto che per lo stesso periodo nel 2016).

A rivelarlo è il Noaa, l’agenzia americana per lo studio dell’atmosfera e dell’idrosfera. Secondo i ricercatori, durante la scorsa estate la temperatura degli oceani è salita di 0,83 gradi rispetto alla media stagionale dell’ultimo secolo.

Si tratta di una tendenza tutt’altro che inaspettata, secondo i meteorologi, visto nove delle dieci estati più calde mai registrate si sono succedute con continuità dal 2005 a oggi. Le zone che hanno visto un maggiore innalzamento della temperatura sono gli Stati Uniti, il Medio-Oriente, la Russia occidentale, la parte più meridionale del Sud America e, come sappiamo benissimo, l’area mediterranea (in special modo le regioni di sud-est del vecchio continente).

Secondo il World Weather Attribution, un organismo a cui hanno aderito diverse università olandesi e anglosassoni, estati caldissime come quella del 2016 e del 2017 sono divenute dieci volte più frequenti rispetto agli inizi del 20° secolo, ed entro il 2050 esse potrebbero rappresentare la normalità, con conseguente incremento del rischio d’incendi e perdite di produzioni agricole. Non per ultimo dovremo attenderci un graduale aumento dei malanni dovuti al caldo eccessivo (come dimostrato dai dati diramati dal ministero della salute, relativamente all’estate del 2016 e del 2017).

di Claudio Vastano c.vastano@hotmail.it

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