Accadde oggi, 18 Giugno: 1815, la Battaglia di Waterloo. Finisce il sogno di un’Europa francese!

 

La-Battaglia-di-Waterloo-in-un-dipinto-di-Denis-Dighton-1816

 

 

Quando si visita la piana di Waterloo, dove ancora si possono trovare le pallottole della battaglia! si “beve” la Storia!

Anche perché in Belgio, e qui siamo oggi in questo europeo, si fa la birra migliore: come la popolazione, un misto della durezza tedesca e della gentilezza francese.

Gli stati europei non sembrano averla studiata: la pace non è fusione di capitali e moneta unica! E non si possono fondere da un giorno all’altro, sull’altare dei supermarket e delle multinazionali, o peggio: delle finanza,  popoli che si sono dissanguati in lotte millenarie!

O meglio: si può fare, dicendo loro la verità, in un percorso di secoli e di educazione. Al bene ed al bello!

Non in un inno, – non quello “Alla Gioia” della Nona di Beethoven che era di antica origine olandese, – ma al consumo che distrugge l’ecosistema, e indebolisce (avete visto i risultati degli ultimi decenni di test fatti agli Europei?) la mente degli uomini.

di Daniele Vanni

Chi non é stato nella piana di Waterloo, forse dalle parole non può comprendere appieno ciò che si prova su quei campi, ripensando a quei giorni di quasi estate del 1815, dove finì il sogno napoleonico di un’Europa francese.

La piana si estende, come un sacrario alla Storia, per quasi 5 km.

Ma allora, si legge nei resoconti, molti dei campi erano seminati a granturco, che era già alto. Per questo, prima che un diluvio di circa 150.000 uomini, migliaia e migliaia di carri e cavalli e cannoni, che sprofondavano nella terra bagnata da una pioggia insistente, come spesso c’è nel nord della costa atlantica. Forse questa dove all’inizio della battaglia, si vedevano sfilare solo le baionette che emergevano dal granturco, é qualcosa di molto di più: la fine dell’ evo antico e forse anche la riprova, oggi la tocchiamo con mano di quanto fosse utopico pensare ad uno stato sul continente antico!

Qui dopo la fuga dall’ Elba e i 100 giorni cha avevano di colpo infiammato la Francia e tutti gli altri stati europei, si schierava la Settima Coalizione, unita solo dall’odio verso il Francese. Bonaparte ne aveva sconfitte tante di coalizioni che forse, chiuso su un mulino che dominava la piana, s’illuse per qualche ora di vincere ancora. E per qualche ora l’illusione ci fu davvero!

La battaglia in realtà ebbe luogo nel territorio del villaggio di Mont-Saint-Jean, situato alcuni chilometri a sud della cittadina di Waterloo, nella quale si trovava il quartier generale del Duca di Wellington.

Allora si era in Olanda. Oggi in Belgio.

 

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Due giorni prima di Waterloo i Francesi avevano sconfitto i Prussiani nella battaglia di Ligny, ma Wellington, informato che Blücher era riuscito a riorganizzare il suo esercito e sembrava intenzionato a marciare in suo aiuto, prese la decisione di rischiare una battaglia contro le forze di Napoleone. Il generale britannico schierò i suoi uomini in difesa lungo la scarpata di Mont-Saint-Jean, vicino alla strada per Bruxelles, confidando nell’aiuto dei prussiani. Napoleone sferrò una serie di sanguinosi attacchi contro le linee britanniche a partire dalle ore 11.30 e nel tardo pomeriggio sembrò vicino alla vittoria, ma l’ostinata resistenza del nemico e l’arrivo in massa dei Prussiani, decise alla fine la battaglia a favore dei coalizzati.

Di fronte alle mosse minacciose dei coalizzati, Napoleone, aveva organizzato l’esercito lasciato dai Borbone, che era costituito da 200.000 uomini, in gran parte veterani delle guerre napoleoniche, richiamando dei soldati in congedo. Il che gli permise di incorporare altri 76.000 militari esperti; ma non attese altro. Concentrò gran parte delle truppe già disponibili nell’Armata del nord (Armee du Nord) 124.000 soldati, e mosse verso il Belgio, sperando in una sollevazione della popolazione, che non ci fu.

La strategia alleata prevedeva un’offensiva combinata degli eserciti del Duca di Wellington, del Feldmaresciallo Blücher e del principe Schwarzenberg, rafforzati alle spalle dell’armata russa del maresciallo Michael Andreas Barclay de Tolly.

Il 15 giugno, alla vigilia dell’attacco francese, il Duca di Wellington in una lettera allo zar manifestava una tranquilla sicurezza e prevedeva di prendere l’iniziativa alla fine del mese di giugno; mentre Blücher scrisse alla moglie che «Bonaparte non ci attaccherà» e che gli eserciti coalizzati «sarebbero entrati presto in Francia».

Invece Napoleone, non aveva del resto altra possibilità, scompaginò i piani di tutti attaccando subito gli Inglesi che più volte stettero per cedere.

Quando verso il pomeriggio tardi, Napoleone e le vedette si accorsero dell’ approssimarsi di un grosso contingente, credettero di aver vinto, pensando….ma a Waterloo ci furono anche tradimenti e quella nuvola di polvere erano i Prussiani di Blucher che fecero pendere l’ago della storia verso sant’Elena!

Un enorme tumulo di oltre 70 metri domina la piana della battaglia sulla quale rimasero per sempre quasi 50.000 morti.

I Prussiani avrebbero inseguito i Francesi, facendone scempio, fino a Parigi.

Vi sarebbero entrati, già come “Tedeschi”, di nuovo nel 1870.

Invano avrebbero mirato alla Ville Lumiere nel 1914. Le trincee avrebbero ucciso Tedeschi ed Europei in una strage di fango e mitragliatrici. Anzi in un vagone ferroviario nei pressi di Parigi avrebbero dovuto firmare un’umiliante ed infamante resa!

Di nuovo vi sarebbero arrivati nel 1942. Con la guerra di movimento imparata per evitare la Linea Maginot che invece i Francesi ritenevano inespugnabile! E, alla resa, questa volta dei Francesi, Hitler aveva preteso lo stesso vagone della “pace” precedente!

I Francesi avranno tutto per loro un’ala ….di Berlino sino al 1989! Poi, di colpo! ecco l’Europa unita che forse non ha mai studiato a fondo Waterloo!!!

 

Ernest Crofts Evening at waterloo 1879

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